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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
«Des jeunes filles dansaient aussi entre elles la forlane, bras dessus, bras dessus; elles après l’autre, si vivement que nous ne pouvions remarquer lequel elles avaient en l’air. On ne sait plus tourner comme cela aujourd’hui.»
HUGUES REBELL, La Nichina. Histoire d’une
Alvise Vendramin sta sulla Piazza;
qui si gavazza meglio che in chiesa.
La maggior spesa è un bacio ed un abbraccio.
le mani all’anche!
D’in sulle panche riguardano i gaglioffi
le mani a brancicare,
uno scambietto;
le man protese accennano al corsetto
di Caterina
o di Rosina.
sopra al mosaico.
sànno le dita: alla squisita taglia s’adunghiano
e non la lasciano.»
Alvise Vendramin s’acconcia a sciali
sopra la Piazza: or qui s’impazza
il montanaro allocco col pitocco
dei canali.
- Che fanno i Tre? Che fanno i Dieci?
per li annegati di Canal Orfano
e per quei che verranno
assassinati. -
Alvise Vendramin è un gentiluomo.
Colomba va colla tiorba, a spasso
mormora la laguna e non fa chiasso
delle gondole.
I legni, a striscie, dentro all’acque mobili
Gioconda flava è innamorata forse d’uno Uscocco?
han trovato due giovani annegati,
come una rosa
e il giustacuore aveva pezzato
Speranza! Amore! Quale peccato!
L’Avogador ha scritto sulla bara,
ma il Francescano mi andò lontano coll’acqua santa.
singhiozza sul mortorio?
E all’indigenti? –
cosa santa è vedere e non godere.»
Alvise Vendramin sorride a pena:
questa serena giornata d’aprile
se fa risuscitare sopra ai farsetti,
ed ai giubbetti,
qualche vecchio ricamo e qualche medagliuzza.
- Chi singhiozza là giù? –
una gondola nera e sospettosa
va sopra l’acqua d’un color di rosa.
delle castagne,
della polenta!
Le donne son parche di profumi.
I pensieri son fumi delle caminiere
dell’intelletto: meglio è il diletto.»
Alvise Vendramin è gentiluomo,
Zanze affattura baci mentre compone
La scarsella soppesa se si avvii
Zara e Zecchinetta?
Una vendetta
si rifà con un colpo di pugnale
sul funerale
Giuoca!»
Il Doge è molto vecchio ed è Faliero:
qualche nocchiero
s’incarica per lui della donzella moglie,
e gli apparecchia
la genitura
senza paura
e senza doglie.
A questa pesca la gente è troppo lesta
per farsi accalappiare:
la bocca del Leone è molto astuta;
e ognuno fa le sue cose sotto vento.
si ripercuota
sul tamburello.
uno sfacciato
e il resto ai goccioloni.»
Il bel Signore si liscia i baffi:
e inchinano.
certo indovini
delli zecchini
«Un pizzicotto ad una giravolta:
non te la rendo subito.
Hai dunque l’ali?
Ah, ah! Oh, oh!
come si può!
questi divini istanti non torneranno più!
ma se ti avanza
perché non proseguire?
per le donne
quanto sta di sotto ascoso.
A te? A me?
Non vi ha perché
d’aver paura.
«No Signore,
sì Signore;
è per l’amore
è per l’onore;
e il disonore è un crepacuore
in tutte l’ore
per chi s’affanna:
ah! ah! ah!
che la furlana,
e vi ridesta
al disonore
si fa la pelle
se le scarselle impinguansi.
La turba passa; grida la scorta:
la forosetta? -
Ah, ah, ah! L’ilarità!»
tutti in cadenza,
e riverenza.»
Alvise Vendramin sta sulla Piazza.
Questo bel giorno d’aprile innocente
(subdolo pare e ingannatore?)
mille storielle antiche e rare,
sul passo rusticano, in quest’ore di festa e d’amore.