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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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La danza del ventre

 

«Les colliers de sequins

Sur les seins

Frissonnent et brillent comme du beau

sole il dans l’eau

MARIE KRYSINSKA, Danse d’Orient

 

Contro ai zecchini

cozzano l’orecchini.

Questa collana d’oro inanellata

a squisito lavoro

è tutto il tesoro

ricolto nelle lotte barbaresche,

tra le bombarde e le balestre,

sulle Galee di Cristo.

 

Ma rauca al suono la derbouka finge,

sui crotali scroscianti, aspri all’impulso,

questa danza lasciva e stimolante al sangue e alle carezze.

Vento fresco e leggiero:

un arabesco tracciano i veli dentro al severo

portico illuminato, i veli dell’Almea.

Vento, per l’ansia s’apre, calice sanguinoso

troppo acceso di rose, la bocca dell’Almea.

E la bocca si schiude a un pallido sorriso;

Vento fresco e leggiero,

sotto al severo sguardo del Padiscià.

 

Ma sui crotali aspri e gracidanti

indica la derbouka il passo cadenzato

e il tornear dei fianchi.

 

Ventre, promessa:

la testa aderta è una protesta

contro al Signore. Nelle pallide ore,

trama la notte secreta paura dentro l’alcove;

Ventre, promessa.

Questa sacerdotessa bruna in volto

fugge la genitura.

Ventre, significazione:

una passione durano i fianchi di sotto a i bianchi

lini che ondeggiano, vele sul mare delle lascivie tese,

velo, serpente candido,

sopra al suggello della generazione.

Ventre:

un anello d’oro incastona l’ombelico:

torna e ritorna, gira e rigira,

ruota sui fianchi,

ambrati e stanchi,

freme e poi spira;

Ventre infecondo,

nel martirio giocondo.

 

L’Oriente fatidico tramonta

nel torneare, Almea consacrata;

questa Danza del Ventre è una pena

sulle tue carni ambrate, sulle tue carni molli,

pasciute d’acque profumate e pallide

e di zuccari rosei nel serraglio.

Ventre: il fermaglio lucido staccasi nell’ondeggiare

e tutto il Ventre è nudo: orbe lucente,

i fianchi incurvansi

e freme il clipeo

occhiuto, umano e martoriato.

Ventre; il desiderato

peso di carne viva s’è fuso,

come vuol l’uso

nell’ondeggiar della danza feroce,

dentro alla tua matrice;

Ventre infecondo

d’Almea danzatrice.

 

Se un simbolo scarlatto e floreale

pompeggia tatuato di tra l’anche,

sotto le coscie bianche

il sesso glabro appare.

Doppio piacere e doppio irritamento.

Giovanetta o garzone?

Gazzella o montone?

Il dubio spinge a riprovare,

se i modi subdoli sono i più cari.

 

Berremo il vin violetto di Casbin,

un’ametista liquida;

odorerem la carne di Fathmé,

rosa probatica!

La fontana singhiozza

sulla conchiglia d’alabastro;

simula la fontana

il sospir dell’Almea nella strozza.

Fra poco ahimé! dopo il sacro festino,

cadrà la bella nel molle trialino

dentro a una rossa pozza.

 

Gracchiano i crotali

battonsi come i ciottoli

in un torrente in piena.

Questa notte serena

si piace a un sacrificio.

Salomé, Salomé!

sono vaghi i perché del precursore.

Un fior di Genio, o fiore di Bellezza?

Salomé, Salomé!

doppio è il perché tra il Verbo e la carezza.

La Danzatrice o il Mago?

 

Fra tanto nei Caffè, le giovani Circasse

recano i narghilé sui piattelli d’argento,

offrono i seni e le coscie grasse

ai giovani Cady.

Dietro alle tende s’ascondono i turbanti

per le dolci promesse.

Son risa e grida,

dietro le tende compiacenti a velar le coppie estasianti.

Contro ai zecchini

cozzano l’orecchini.

Andrem per mar a Genova e a Venezia

e fonderemo i vasellami sacri.

La mezza luna, ai patri minareti,

scintilla nella notte contro la luna.

Nell’ora bruna, sotto al severo portico,

un moresco giro di passi finge la derbouka:

vento leggiero e fresco: il Padiscià sonnecchia

sull’ambra del chibouck

e la testa superba dell’Almea

chinasi sulle spalle;

iridi violacee e languenti,

dopo i contorcimenti

della persona, sotto le ciglia lunghe e piangenti.




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