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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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La maschera ebrea

 

La bella maschera

ride e folleggia;

inver,

non ha pensier

la bella maschera.

 

Garçon da ber;

champagne! Colma il bicchier,

o bella maschera;

e vuotalo:

canta la danza

ride il piacer,

lascia le chiome al vento

svolazzare. Ti va?

Senti che waltzer

t’invita.

Oh nel waltzer la vita,

e nella vita l’amore!

Non ti pare? Danziamo

fin che ci regge il cuore.

Procace maschera,

trilla il flauto strambo e la chitarra

stride lagrime.

Che fa? Poi che si suoni il waltzer,

si brindi al piacer,

se fesso sta il bicchier,

e se la corda strida;

forse non vuoi ch’io rida?

Rido se il cuor mi piange.

Ebben se al volto tuo grazioso e sfacciatello

poni la larva nera,

a me sul volto cui scende la sera

pongo il lucente giorno.

Se intorno

van sospiri innamorati

convien piangere i bei giorni passati?

Oh no da vero affé;

giuliva maschera

un bacio, un altro, tre:

su via, l’ultimo a me,

giuliva maschera!




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