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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Epigraphe Partenicae mediolanensis
Luccica d’oro il Pomo nelle foglie,
d’oro tra il verde; un dì l’Esperia subdola
nel giardino serrava i preziosi
Desiderio? Malia! Oh, l’oro splendido
tra le lucide ramore e che incita;
oh, la dolcezza dell’umor dorato,
«Bello,» Joessa dice: «alta è la rama;
io sono piccolina a quest’audacia
di raggiungere il Pomo».
Luccica tentazione, all’anelare
della brezza marina in lo smeraldo;
dondola capzioso, molle e pendulo,
Desiderio? Malia! Oh, il fresco corpo
turgido e seminudo dell’amica;
oh, dolcezza, sorbir da queste membra
«Bella,» risponde Aulete; «io ti sopporto
a raggiungere l’oro imperiale;
le mia mani t’erigon, bionda e ardita alla
Fremito delle mani e guizzar serico
delle gambe squisite e captivate
sotto la stretta; oh, vittoriosa bocca
feminile entusiasmo; va la treccia
come il vento carezza, va e sciogliesi:
oh, tentazione al bacio!
«Il Pomo, il Pomo; io l’ho ghermito e sta
dentro alla mano mia.» Grida Joessa.
«Il bacio!» Il bacio si assicura e dà
una rosa novella all’alabastro.
Aulete regge l’impaziente e bacia,
poi che, al doppio trionfo, malizioso,