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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Per «Un Vecchiardo amator di fanciulli»

 

Gemmati pure il medio con perle di sette colori,

meglio risplenderà aderto al segno:

 

sotto, nel pugno chiuso, stian l’altre dita flesse,

fingendo l’attributo priapesco.

 

Beffi, così facendo, decenza ateniese e molesta;

adorni il catapigio e lo riabiliti.

 

Vengono presto al faro, che splende da lungi ad invito,

le vaghe navicelle emasculate:

 

l’acqua è propizia in vero come nel porto Eunosto e

conviene

cercar buon ancoraggio in la frequenza.

 

Fanne corona, intanto, destinala al tuo capezzale:

     Diodoro, il bianco gilio, alla viola

 

bruna d’Heraclide intessi; poi la rosa incarnata e ridente,

Dione rubicondo, al flavo Areta:

 

Myiskon le verdi olive ti porti tenaci ed acidule;

la spica del serpillo Udiademo.

 

Ecco ghirlanda esimia; deliziati a lungo, o felice;

facile puerizia Eros comanda.

 

Che? Tu sudi ed arrossi? Ti tremano sotto i ginocchi?

Flacido e morto il nerbo si ricusa?

 

Dione, Areta e Myiskon eli altri professi mignoni

non san risuscitare il tuo vigore?

 

Vano scintilla il medio d’anelli preziosi al richiamo,

se l’altro medio basso manca e ciondola.




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