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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Innerba la speranza al tuo ritorno,
rivolgi la prora. alla Patria e s’incastri
fermo e per sempre lo sprone alla spiaggia,
perché traluca a noi più chiaro il giorno
annubilato dalla tua partenza.
Ecco il romito e verde porto per l’angoscia,
per l’anima che sofre e pel corpo ferito:
bianca la casa ti appaja tra i cipressi ed i pini
bianca come una culla, come una tomba, serena.
Alla tua grazia bionda, che già seppe la vita
ma non accolse sulle labra rosse
invece del sorriso il bieco sarcasmo,
eccola: è tua sinceramente amica
per qualsiasi oltraggio di fortuna,
per la terribile e buona ventura
eccola a te, sempre e comunque
bianca come la culla per la pace e tranquilla
come una tomba di marmo per la morte.
Innerba la speranza al tuo ritorno:
la preveggenza ch’ora ti sostiene
accomanda e predice per certo il futuro:
sarai ancora e tra breve con noi.
Inradicata la prora virente alle arene
fresche sapide e gaje della Patria;
l’albero disvelato, ricoperto di fiori,
esprimi dal legno rinverdito e giocondo,
novella pianta riuscirà dal mare
a frondeggiar sui monti in libertà.