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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Ad un Adolescente che raggiunge i tre lustri

 

Jeri doveva essere, non oggi,

invio di complimenti estemporanei:

ragion di Poesia è questa sola

di conservarsi sempre inopportuna:

oh, Poesia, anacronismo,

che l’estro è una follia,

assilla buoi, asini e caproni, uomini pure

uomini eccezionali, dico, Poeti.

 

È inopportuna al Mondo ed alla scuola

placida, festeggiante e un poco cinica,

questa che impiega breve parola d’arte

senza mentirla o scialaquarla,

come l’amore e l’entusiasmo detta,

sopra le scabre carte, spesso inurbane;

questa che incita ed eccita

più celere respiro,

maggior sangue pulsante,

dal cuore alle arterie,

più lucide imagini alli occhi,

miracoli e sdegni ed ire rinnovati

disordinatamente sopra il padule che stagna

s’ammala ed avvelena

nell’ordine sovrano;

questa che ammira

sfoggiar sprecato coraggio,

inalberarsi tumida altra divina temerarietà;

vano sermone, fiato vuoto di rezzo sul vento

della improvvisazione,

troppo facile e presta rimunerazione:

insiste, invece, a fantasime,

continua ad amarti.

 

Stendi le penne all’ali del tuo potere ed afferma

te stesso lucido, fedele, costante,

alla promessa ch’io voglio per te fortunata:

sboccia il tuo fiore turgido, mantienilo nel frutto

gagliardo e saporoso della maturità.

 

Facile conservar virtù native

quando all’albero è dato frondeggiare

da pingue ajuola sotto ridente cielo propizio;

questa che riallaccia

con nodi di dolore, di carne e di passione

inclemente poeta alla fraterna solidarietà;

questa pur tutta mia

e rossa e sfolgorante poesia.

 

Pur or divaga, e tu lo accorgi, amico,

alacre e generoso che ti affidi

sul tuo cuore sperando a trapassare

tre lustri, a pena, in giocondo fervore.

 

Ma doni non ti chiede

né ti offre; non può:

non può ricchezza mia che si rifiuta

per munta scarsella, e non vuole inviare

da pazzo calmo di lettere gratuite

facile profezia se tu l’ajuti un poco

volenteroso al fomento geniale:

facile suadere al buon consiglio

dell’amico severo ma intento

se tu gli vieni incontro alacre a tua natura,

mentr’egli addita vasto orizzonte e ti scosta

con gesto rude e schietto

dall’inutile male.

 

Oh, più inutile assai di Poesia,

questa peste che impecia e corrompe

anzi tempo coscienza e la baca

dentro, profonda, egoisticamente;

oh, più inutile assai di questa inopportuna

omelia che ti giunge tra i giuochi

il giorno dopo e assegna

nell’estremo orizzonte

confine all’ultimi vapori cimmeri e li affolta

nella già valicata pubertà.




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