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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Nero sopra argento. Dalle lingue di fiamma a cavalletto. Il manto di nuvole lascia sgusciare delle stelle. Un’Angiola passa a volo.
Il Passante
Questa è l’unica ora della vita...
La Passante
Io sofro tanto che non ho mai provata
una così intensa ed acre voluttà.
Il Passante
Vi fa piacere il morire? È come il sogno.
La Passante
Sogno che non ha fine. Anche il cuore si ferma.
Il Passante
Il mio cuore si arresta.
La Passante
E le mie mani si stringono alle vostre. - Oh come sono pallide
le nostre mani. Come sentiamo bene gelarci le mani.
Il Passante
E li occhi.
La Passante
Dei veli violacei alli occhi
Il Passante
E stringerci, e penare.
La Passante
Per sempre, per amare.
Il Passante
Amare la Morte.
La Passante
Sono la santità, carità
come una gravità profonda e stabile.
Il Passante
Amare la tomba. Tutto vi si confonde.
La Passante
Tutto vi si concilia.
Il Passante
Non vedo più. Vivo intensamente.
La Passante
Ed avremo bisogno di parlarci e di baciarci ancora
per manifestare il nostro desiderio? Silenzio!
Il Passante
Silenzio! Essa giunge.
La Passante
Ed è il nostro piacere?
Il Passante
Silenzio!
La Passante
Sofriamo tanto che viviamo d’amore morendo.
Il Passante
Amore della morte ...E tutto è Il passato.
La Passante
Silenzio! Ogni cosa è scomparsa.
L'Ubriaco passa
Gira a tondo
come vuole il tuo padrone
vecchio stanco bagascione,
sullo sfondo
assai profondo
d’un bel cielo d’inchiostro
di una nera coscienza;
gira sempre, a penitenza.
Gira ad ostro ed all’occaso:
sarà un limpido caso,
se girando all’impazzata, ti scardinerai
sopra al naso di Domineiddio. –
Terra verde,
terra gialla
come l’invidia itterica,
terra pazza che gavazza
in un mare di vino e di sangue,
gira; gira tra là là là -
Un gran caso - sopra al naso - io sono persuaso
in un Domineiddio anarchico.
Alcune Voci intonate a Coro,
lontane e dall’alto interrompono
Ogni cosa ritorna alle viole.
Oh! sole le viole!
Delle viole piangono dal cielo,
in un velo violaceo che si fonde:
tutto il cielo è una immensa viola!
Tutte le Stelle sono giacinti oscuri.
In quest’ora ogni parola
ha una voce di pianto,
In quest’ora d’incanto...
Le viole incontro ai gelsomini…
per codesti giardini...
le viole e i giacinti,
e i fiori d’oro e rossi,
tutti i fiori precinti
dalla sacra grandezza della Morte.
Ma sopra a tutto e sempre
le viole, le viole, le viole
quando sia morto il sole, per terminar di piangere!
L’Ubriaco
Tre e Due:
Tre per Cristo, Due pel Dimonio,
Cinque pel patrimonio dei Pezzenti;
le cinque dita.
La Trinità si regge sulle corna,
come l’amor sull’odio:
ed il doppio appannaggio vuol, che adorna tutte le teste dei mariti becchi,
la santità della mogliera
e la divinità al bastardo. -
Gira a torno, Due e Tre. -
Tre è Re come comunque:
Due è dunque il Messaggero
dispettoso e severo.
Due dice al Tre: Oh Sire
ho finito d’ubbidire!
Ed il Principe padrone
fa impiccare il mascalzone. -
Due!
Due sono quest’occhi, queste mani, queste orecchie;
la bocca, una e trina inforna tutto quanto
e in breve sparito ahimé! la bocca
dove tocca divora e abrucia.
Delle altre Voci, intonate a Coro,
lontano e dall’alto interrompono
Tutte le cose bianche si spandono sul cielo
languide e stanche.
E tutte le corolle delle rose, delle rose candide, tutti i petali bianchi
delle vesti d’argento delle spose,
sul cielo, nel cielo, pel cielo.
Tutti i picchi di neve,
tutte le stelle dei gelsomini,
tutte le coscienze dei bambini,
tutti li agnelli a pena nati,
sul cielo, sul cielo.
L’Oriente è una coppa di cristallo
piena di latte puro:
un Fantolin regale si è rizzato
risplendente e sicuro agitando una spada di metallo, forbito e duro,
una spada, una fiamma
candida e trasparente,
sul cielo, sul cielo.
Tutte le cose bianche rinascono da morte.
La bianca apparizione, intuona la canzone.
Teoria che va per li stellati campi notturni,
Fate brune e bianchi Frati.
Teoria e processione.
Gelan le bianche cose:
sul cielo, sul cielo!
Han gelato le rose sui seni delle spose.
Passan le lunghe schiere, l’una di contro all’altra,
piangon d’elevazione,
la canzone è un singhiozzo...
Anche le stelle sono a fatto bianche...
Una Voce isolata e assai distinta
Non vedete la luce...
L’Ubriaco
Terra rossa in un mare di vino e di sangue!
No; tutto il sangue delle Trecche innamorate
e le borse inzaccherate delle Mammane,
tutte le Mammane alle sottane delle Trecche,
eh! ma perché?… -
Già l’amore è gran cosa, una foglia di rosa sopra di un letamajo:
fanno il pajo. Due! e danno fuori il Messaggero,
Messaggero della Morte, gira!
bussa e sta sopra alle porte, gira! -
Aprirete, non aprirete le porte? Ma perché?
Gira ancora. Chi troppo adora perde la fame
e la sete ed il resto. Bacia.
Sì, no; come si può; come si fa?
Con questa grande celebrità delle cose sconcie e disonorate
vi divinizzate: chi?
Due! Due morti sulla strada.
Per codesta contrada si va al ballo del carnajo. Due!
Ehi, buona congiunzione.
Senza essere importuno non vi voglio sturbare
v’insegnerei a baciare;
ma la trinità, questa perversità che in un sol corpo gode...
Via, gira! e tre teste, e una testa e un corpo,
ed un corpo e tre anime, come il fenomeno della fiera;
la Trimurti severa, Dio, il Dimonio, il Vino. –
Terra gialla come l’itterizia,
Due, due morti, e Tre.
(Cade sui morti vomitando)
Un Cenciajuolo grida
Chi riconosce questi due cadaveri insanguinati ed infangati
che cava dal suo vino codesto malandrino d’Ubriaco?
Chi riconosce questi due cadaveri, dentro al rigagnolo della via
tra i frusti della giornata? Chi riconosce mai queste persone,
poc’anzi vive?