Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

III Episodio

 

La Passante

 

...e siamo giunti qui, donde partimmo.

 

Il Passante

 

Non mi pare. Cometa gemella v’ho tracciato un’orbita

miracolosa e vaga che non si acconcia né si inanella

col torneo delli astri. Vi ho segnato, sorella, a punti d’oro

una elissi curiosa. Abbiam sfiorato i limpidi alabastri

dell’altre stelle lucide, e i tremolii inquieti

delle piccole rose celesti: viaggiatori poeti

abbiam raccolto le luci differenti e ce ne siam vestiti

come di ricche e preziose cose: pur non sapremo or mai

se fu vero il viaggio, se furon vere le stelle, se partimmo di qui,

in fine se noi non siamo tutto il mondo o dentro al mondo

atomi minerali d’istinto, a sopportare, non a volere –

Non importa: siam ritornati ancora

come in quella aurora

alle porte di una città. Ora è vespero.

Anzi siamo rientrati nelle porte

con un passo più fresco e più forte.

Attendendo, riposiam nei giardini comunali.

Attendiamo con cura e con diletto a strajarci sull’erbe pettinate

a riposarci all’ombra dei bei pini

a cui già l’ars topiaria fece l’acconciatura.

Non abbiamo paura di riguardare in volto ai cittadini

e fermiamo i bambini per accarezzarli.

È certo invece che il nostro costume lascia alquanto a pensare.

Non trovate?

 

La Passante

 

Ho lasciato le maniche di seta sopra alla spina

ho lasciato la gonna tutta lacera sopra allo sterpo della collina.

Ho un semplice guarnello come una pastora

ed il bruno mantello non lo trovo più.

 

Il Passante

 

Tutto questo vi onora: è una buona virtù, una fragrante umiliazione.

Rimarrete più nuda ma più casta. Velo non è pudore:

se voi velate il viso tutta nuda, sarete assai più oscena:

e se il volto scoperto fa l’attucci della civetteria

avrete il corpo fasciato dalla veste prolissa ed ermetica,

sarete la Lussuria.

Una volta ai festini eravate coperta assai di più,

ma meno virtuosa. –

Ritorniamo bambini.

Odoriamo una rosa senza sfogliarla,

non chiediamo i perché delle cose odorose:

saremo più saggi se fuggiremo i profumi.

L’umanità ha bisogno di svestirsi per ritrovarsi.

Un Cinico di Megara guardiano di porci, se mi vedesse

mi presterebbe bisaccia e bordone, anche il pileo ombroso,

e mi saluterebbe: ma se incontriamo (e vi ammonisco prima)

un cittadino pezzente, non ci vorrebbe porgere la mano,

e fra il dubio e il timore chiamerebbe il tutore del buon ordine

per farci rivestire.

 

La Passante

 

Io non ho freddo.

 

Il Passante

 

La coscienza libera e compresa è un tepidario morale

assai utile. Poi che s’accorse di molte inanità e le lasciò disperse

lungo la via senza la ipocrisia delle lagrime rettificò

la scienza della vita. Ogni atto si comporta sicuro e senza eccesso

e non spreca il calorico del corpo disordinatamente.

Il cuore batte per il sangue, sentite come ritma nel battito.

 

La Passante

 

Tutti li altri chiamano questo freddezza. Poco fa batteva.

 

Il Passante

 

Perché la mente ricordava.

 

La Passante

 

Lo so: i ricordi l’inanità lasciati colli orpelli, le sete

le frangie dell’abiti ed il resto. Vi pare?

 

Il Passante

 

Vi ribellate contro alla dottrina. L’ironia non vi serve.

Abbiam gettati li abiti perché erano pratici e servivano

a farci accogliere come non siamo. Ne provate rimorso?

E il vostro desiderio di volere ancora e sempre quanto

vi avrebbe fatto sofrire? Vi ricredete?

 

La Passante

 

Ma lasciando la pratica, dite, come l’invocate qui?

 

Il Passante

 

La nostra pratica è di farne a meno.

 

Passa un Mercante nel viale,

Il Passantee La Passante

l’odono a parlare, mascherato

dalle piante e dalla sera che scende

 

Due e due fanno quattro; quattro e quattro otto.

Studiai la tavola pitagorica e mi trovo meglio quando moltiplico.

La moltiplica ingrassa sopra al quoziente delle pancie vuote,

come v’ha molta gente che mi profitta a stomaco leggero.

Ho in pensiero

di ridur l’appetito al minimo esponente.

Le cambiali strazieran meno, così ci rifaremo nelle budella

floscie. Ho visto delle dita che tremano sull’ago e dell’occhi

che piangono ad ingranare il filo. Ma passo in alto vago

vicino a queste inezie e scaccio i fumi della poesia

con un bicchiere di malvasia. Ammalo d’anemia nelli ergasteri

le giovanette e irrito i giovanotti colla mia pancia.

Or dunque tutto quanto sdegno non vien reso e lucro anche

sul peso della mercanzia perché la probità è un’utopia.

Ho un debole lo so per le bacioccie tenere,

ma chi comanda al cuore? Il cuore è sempre giovane,

e tolgo alla miseria antiestetica qualche soave fiore

che vi si può sciupare. È vero che col tempo il fior ritorna

al letamajo se non profitta coll’istruzione paterna al figliuolo.

Sono assai perverso: dono delle camicie ricamate

a chi rubai il salario;

dopo tutto il mio bacio è una fortuna

se dà vesti di seta a chi portò li zoccoli.

 

Il Passante

 

Udite, questa è vera morale; si riceve e si spende:

etica dicevano li antichi, una cosa assai pratica.

È una buona avventura se il mercante monologa credendosi

solo. È l’unica volta, credo, che vedete un mercante senza maschera.

 

La Passante

 

Perché non l’ho mai udito prima?

 

Il Passante

 

Non avevate viaggiato con me. Il Mercante è prolisso:

lasciamogli il piacere di raccontarsi le glorie sue.

È l’unico momento nella sua giornata che recita a se stesso

il suo atto d’orgoglio. Ei vuole assicurarsi di non essere sciocco.

 

La Passante

 

Ma come è orribile!

 

Il Passante

 

Ma la bellezza è tale amica che ripugna dai libri di cassa.

 

Il Mercante continua

 

...ma sono molto rigido in famiglia e sermoneggio

la moglie e la figlia. Castigo assai mio figlio

ch’ha delle idee matte sopra la luna, il cuore, l’a venire

e le ciabatte del Padre Eterno. Io sono ateo: Domineiddio

è caro e non mi rende nulla, paga né meno al sabato.Con tutto ciò è buona regola

comandare il viatico all’agonia

perché fa pur così la compagnia.

È ancora buona regola prestarsi all’elemosina gradassa

quando tutti lo sappiano, e fare il patriota dietro ai cannoni.

Ho bisogno che trovin nuove vie al commercio,

che s’aprano de’ porti sconosciuti

per i pasciuti a cui la fame non si placa dopo il pranzo;

e che i coscritti a colpi di fucile

portino la gentile urbanità al di là dell’oceano.

È necessario che le Banche rubino

e che in galera meditino i pazzi della rivoluzione:

sacrifico a Jehova ed a Giove in un dolce eclettismo.

È conveniente che mi vesta alla moda e che porti un nastrino all’occhiello;

pure ottima ditta è una corona

sullo sportello della carrozza.

Mia figlia attenderà a farmi conte.

Per ora passo e ripasso il libro della cassa

e in ogni caso cerco di buggerare il creditore

perché non tutte l’ore stanno al sereno.

(Il Mercante è lontano)

 

La Passante

 

Triste figura.

 

Il Passante

 

No, è la Pratica, è lo Stato attuale,

è questa ipocrisia che ha dato forma ai contemporanei.

Nei momenti di calma e di silenzio, sa di mentire anche a se stesso;

e oscura pitonessa di guaj futuri, dice le disgraziate proprietà

dell’anima perversa. Non dite mai d’aver udite ascosa

codeste confessioni della gente per bene.

Costoro odiano il bello che è il vero

e odiano la vita che è quest’arte squisita di morire.

Meglio l’occhio sbarrato del bambino fantasioso fiso al nostro

aperto, indagatore; o il miracolo espresso dall’alto contadino

alla nostra veduta; meglio la sacra e completa ignoranza

che l’infame jattanza di volere ben vivere

ignorando la Morte. E pure...

la vita è per costoro che non la sanno vivere!

 

La Passante

 

E noi?

 

Il Passante

 

Siamo dei pazzi, è cosa risaputa.

Abbiamo rifiutato: il gesto pratico, non dice nulla e vuole tutto:

costruisce palazzi di mota.

Il Borghese vuole una tana, come una rana dentro al pantano.

Stia.

Vogliamo il gesto di bellezza pura. Non spaventatevi:

è un gesto che distrugge, è il più grande delitto,

perché insulta a chiunque.

Per codesta Bellezza la vita è negativa, perché non vuole nulla

e possiede ogni cosa.

Noi dobbiamo negare la vita presente torbida, limacciosa e fremente

come un torrente estuante alla foce dentro ad un mare restio a riceverlo.

Vergine Vita: essa è ignota a se stessa: inconscia e liliale

sacerdotessa a lampi ispiratori s’indovina come una bambina

nel dolce tempo della pubertà e sente che avverrà:

or rimane la pura sopra a tutte.

Contemplazione.

Una eterna orazione rivolgon le pupille

in dorate scintille

verso l’empireo; udite in tanto gracidar le rane,

nei lividi pantani della pratica: oh ma il Borghese vuole

una tana come una rana dentro al pantano. Stia.

Sorridiamo. - Rimanere difesi dalli insulti poiché nessuno

può giungere a noi, e crede di schernirci colle risa:

avere nella mente tutto il mondo, e nella mente costruire

in modo come a noi piace ...poi ...Sia la morte una fiaccola

e abruci il mondo; essere noi confuse e prime vittime

nell’enorme olocausto.

 

La Passante

 

Come vi brillano li occhi! Dov’è la vostra grave e disdegnosa

impassibilità? Come vi turbate, come mi volete turbare!

Ah ...Zitto! Siamo seguiti: un’Ombra ci ascolta!

 

Il Passante

 

Un’Ombra. Ombra non è spirito. È l’attestazione della materialità:

un corpo figlia l’ombra, lo spirito la luce. Ombra? Un parassita.

Io non faccio proseliti

se per avventura ne conoscessimo o se il mondo

volgesse al mio pensiero, ucciderei l’uomo e distruggerei il mondo.

 

La Passante

 

Ed io?

 

Il Passante

 

Voi siete la compagna, la mendica regina sopra al brago inquinato.

Sapete quanto basti per averlo provato

per non volerlo più: sentite la virtù della miseria.

 

La Passante

 

L’Ombra! Ed io l’ombra vostra...

 

Il Passante

 

...che vive, non quella. Comprenderete. La fiaccola d’amore

deve distruggere se stessa, donde la libertà.

La vera libertà consiste nel sapersi dar morte

come se si vivesse. Per questa nostra morte,

pel gesto di bellezza della Morte

fummo noi tutti. Perché il Delitto è l’atto

più libero e fecondo.

Il Cristo comunista non è l’umanitario,

è il Cristo utilitario: uscì dai limbi alla paganità

per dar valore all’oro ed al sudore.

Ed ha prostituito il sogno enorme in faccia al paradiso

perché anche il sogno serva a qualche cosa.

- Applaudano a quel Cristo: lo Stato che lo beffa e lo condanna

l’accoglie sottovia e dai codici tenta la religione.

Così acconcian la nave che fa acqua e che non tiene al mare;

si fanno carpentieri e non comprendono che la nave va bruciata.

- Cercano l’amore pel possesso non per l’idea, mai:

sono delli animali per la fecondazione a cui regalano

l’archetipa lue.

Io sopprimo e risano, scelgo, eligo: tutto che è corrotto

volgo in cenere bianca. Così l’amore da se stesso s’immola

colla sterilità, ed usiamo la migliore carità ai posteri tutti

per non marchiarli de’ nostri vizii, perché le nostre labra

non si sono incontrate.

 

La Passante

 

L’Ombra è tra noi, ascolta.

 

Quella Persona bruna e immantellata

che alLa Passantesembra un’Ombra,

mormora

 

La Primavera è rigida, costoro son succinti e quasi nudi.

Parlan di vaghi studi, di strane intenzioni, ch’io non conosco:

vanno per il giardino quando la sera è scesa;

io sono persuaso tramano un delitto.

Parlano dell’amore al derelitto, e confondon Cristo collo Stato.

Io sono pagato per far tacere le lingue maligne.

Rappresento lo Stato: ho nel pugno il bastone

contro il caprone della petulanza anarchica: ma ho un certo rispetto

per l’occhi scintillanti del figuro,

e per le spalle nude della sgualdrinella.

Costei certo non ha i lascia passare

controfirmati dall’autorità: ed ho un certo timore

delle parole alte ed imperiose che non conosco ancora

ma che mi fanno passare per questa oscurità.

 

Fra tanto Il Passante continua

 

Non comprende. L’amore è il desiderio, il desiderio insoddisfatto.

Domani, se vi avessi posseduta, questo sofrir l’amore non sarebbe più.

La Vita è la rinuncia e l’infecondità.

La Bellezza è intatta, comunque posseduta, non si concede.

La Morte è una suprema Bellezza.

Ma i pagliacci moderni hanno voluto infliggere alla Morte

un lievito di Vita. Portan fiori alle tombe: bruciate i cadaveri.

Adornano i cadaveri: spogliate i cadaveri.

S’io sapessi di ricchi cadaveri sepolti ingiojellati sotto le cripte di monumenti

io li deruberei per dar vita a chi muore di fame.

Il pezzente regalato s’ammalerebbe della dovizia e morirebbe

in un ghigno festuoso, dio divenuto sui resti del banchetto.

Ma tutti questi eredi chiedon d’onorare: il loro onore

è assai più mostruoso del mio onor perverso.

 

L’Ombra gridando

 

Basta, Signore. Non si manomettono i sepolcri. Sacrilego.

 

La Passante

 

L’Ombra ha parlato.

 

Il Passante

 

Chi, l’Ombra? Ha parlato perché non ha compreso.

Siete voi l’Ombra? Un birro!

 

Il Funzionario pubblico

 

Basta Signore. Da lungo tempo vi seguito. Basta ragazza:

mostratemi le carte.

 

Il Passante

 

Non conta. Non ne usiamo.

 

Il Funzionario pubblico

 

Passeggiate per i giardini comunali della nostra città,

senza la sicurtà dei recapiti: siete ignoti allo stato civile:

non avete famiglia: non fate nulla.

 

Il Passante

 

Contempliamo.

 

Il Funzionario pubblico

 

Silenzio: noi vi consideriam pericolosi, sobillatori, facinorosi:

non fa caldo e vestite leggieri: e nel parlare risplendete in volto.

Siete dei malfattori o dei pazzi.

 

Il Passante

 

Vi ringrazio. Dei pazzi...

 

Il Funzionario pubblico

 

Tacete, sono la Legge.

 

Il Passante

 

Non la conosco.

 

Il Funzionario pubblico

 

Condannate l’amore: non volete che baciarvi le labra,

proibite ai sensi d’eccitarsi e di soddisfarsi,

proibite che le donne dello Stato abbiano dei figliuoli:

e l’Esercito domani? Chi difenderà la patria?

 

Il Passante

 

Siete un imbecille.

 

Il Funzionario pubblico

 

La Legge!

 

Il Passante

 

Per l’imbecilli la legge. Stanno in un gregge bambinesco:

hanno bisogno di norme per la fame collettiva

perché ciascuno invidia l’appetito del vicino.

Noi non abbiam più fame: non abbiamo bisogno di leggi.

 

Il Funzionario pubblico

 

La legge vi punisce come il falsario e l’assassino.

 

Il Passante

 

Costoro avean più fame delli altri, l’istinto

suggerì il gesto di bellezza.

Hanno distrutto qualche cosa,

un uomo ed una borsa di denaro.

 

Il Funzionario pubblico

 

Vi farò incatenare!

 

Il Passante

 

Lo Spirito? Incatenate lo Spirito? Dove?

 

La Passante

 

Incatenate l’amore quando si chiama amicizia?

 

Il Funzionario pubblico

 

Sono pazzi! A me...

 

Il Passante e La Passante

 

Non toccateci. Non vedete la luce? Non vedete codesta umana

divinità risplendere? Voi! Voi? Chi siete?

Come potreste mai toccarci?

Siamo delle fiamme vive e radiose che portano la cenere sulla fungaja,

perché abbruciano i funghi: abbiamo fatto bianco, in noi, in torno,

nel cuore delli amici, ed abbiamo distrutto. Voi impallidite!

Perché vi tremano le mani? Prendeteci! Che avete?

Noi siamo tutti vostri! Non lo potete. Lasciateci passare.

 

Il Funzionario pubblico

 

Non ho compreso: la legge non soccorre a tali enigmi.

Il dovere mi obbliga alla legge: alla catena.

Io debbo incatenare. Chi? Costoro?

No! non lo posso. Perché, perché risplendono?

Come mi brucia il cuore! Non guardatemi più!

La legge! ...Sono in un manto di fiamma;

mi hanno stregato...Voi!...

 

Il Passante e La Passante

 

Lasciateci passare. Non curiamoci. Codesta è buona scienza;

voi vedrete, compagni, suscitarsi un incanto...

(Vanno lontano)




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License