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| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Il Poeta seduto le mani appoggiate alla fronte, lagrimante quasi, ma i singulti rattenendo nell’impetuoso sgorgar delle parole, si lamenta.
Il Poeta declama:
Forse ella piange: (Stagion di pianto oscura
sopra la terra al Sole). Lagrime feminili; lagrime pazze!
Un segno in ciel dichiara a noi Destino. - Quale Destino?
Furo i veggenti un dì ch’oltre salirono dalle nebbie terrene
a perscrutare i segni
ricamati in argento ed oro sopra la mobile apparenza
dell’empireo. Io non salgo per tali aeree scale:
io temo un’illusione più triste di quella che porgemi
il fiore. Ora profuma:
domani si corrompe e giace e ammorba sul letamajo.
Queste lagrime sanno di viole: domani? -
A salir ... dove? ... Sorella mia a che ti giova il pianto?
Se fu lunga stagion d’angoscie ed ire,
e nulla pace s’ebbe
l’occhio stanco e velato,
se pervicaci in cor fremettero li sdegni,
perché piangere ancor, piangere sempre?
Le lagrime ti dan profumo di viole: -
Viole di dolor, espresse in questi caldi umori
o Viole funerarie! –
Sorella, bacia: erran secreti fascini pel mondo
che in vece alterna invitano al piacere.
Quale piacer?... Amor porge la tazza...
Questa è una pazza isteria...
Amor chiama ed invita: - una gradita
giocondità ci aspetta? E dove, e quando?...
Oh il liquor della Morte e della Vita.
Oh la goccia brillante del buon Vino,
come il Rubino
mistico della Carità! La Carità rifuggesi
umile e mesta e sola,
nella soffitta: faremo noi duecento gradini
per bussare alla porta ch’indica una croce? –
Fole, la Carità ti siede in sulle labra.
La bocca, dolce sorella, appresta; il calice fatato:
io ti protenderò la mia assetata,
e bruciata di febri e di bestemie:
e bevi, bevi il bacio. - In fondo il bacio sa
un cotal poco d’assenzio: pure l’assenzio inebria.
Ridiamo! Altri compagni vanno per le strade,
sorella e sposa, come noi, cui l’assenzio brucia lo stomaco;
e pure veggon il mondo tutto quanto in loro e gridano...
e gridano di gioja e di rabbia... il mondo gira! Via!
Ma l’assenzio ideal non ha rivali davanti all’occhio
dell’umanità, e trasforma l’Inferno in Paradiso,
questo ideal assenzio dei baci. Bacia.
O calice foggiato da due labra, calice di corolle,
vivente significazione del labro mistico,
labro infecondo moderno, labro sororale,
labro che ghigna nel sorriso e piange mentre si bacia.
Briachi! L’Ebrietà del nettare dischiude
il Regno amato delle fantasie. Viaggiamo dunque,
in alto per le nubi, belle di gloria recinta ed assicurata
in questa gloria verde dell’assenzio.
Viaggiam dove nessuno ci possa mai sorprendere,
l’uomini urlano a basso, grufolano quest’uomini,
i furtivi uomini, l’onesti uomini, i belli uomini,
l’uomini signori. Via! - Viaggiam, viaggiam compagna
per l’Imperio infinito dell’infinita sterilità,
viaggiam per le Chimere. Ma le Chimere
ci aprono un novello orizzonte, ma le Chimere
insegnano e non insegnano
scienza di baci già mai assaporati. -
Queste Chimere stanno nella mente e il novello orizzonte
è sotto al nostro cranio, ma non c’è.
Dove trovarlo. Basta: o nausea di baci,
o nausea d’assenzio. Taci. - Piangi. - Ridi.
No! No! Oltre al mondo su nelli Infiniti
atomi erranti e trepidi e frementi
atomi belli e santi.
Noi ci siamo soffusi arcanamente,
ebri osannanti atomi d’amore.
Bevi, bevi al bacio
il vino delle imagini impossibili!