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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Sade

Per Rachilde

 

Non puoi dimenticare il tuo passato,

donde venisti o per quale ventura;

se anche una notte eterna, orribilmente oscura

scendesse, (oh carità!) sulla tua memoria

se per sempre i tuoi occhi s’acciecassero

e la tua bocca rimanesse muta

codesta enorme istoria è suggellata nella tua carne.

 

Volgiti. Un’acuta disperazione è la tua vita.

Tu l’hai voluto: chi l’ha ferita?

Chi? Non dire, non parlare: taci, in silenzio convien sofrire,

 

Non puoi dimenticare il tuo passato.

La tua carne si è fatta al tuo peccato

e il vino avvelenato che hai bevuto

scorre dentro al tuo sangue,

Non parlare, non puoi.

Il tuo orgoglio al delitto fu sì enorme

perché fu mostruoso il tuo piacere,

Tu hai sorbito follemente, amando, quasi in un sogno

come una belva notturna e circospetta

tutto il piacere, tutta la gioja.

Così le labra tue alla ferita, ventose oscene e tumide,

succhiando, ti s’empirono di vita, (moria) non della tua;

ora sì è tua, in te per non dimenticare, Il tuo delitto sta nella tua carne.

 

Passan delle creature davanti all’usciuolo della tua tana, additano,

Resta nel bujo, solo: senti i passi a morire,

Dei volti gravi e freddi stanno in fondo alle speranze tue:

ma i passi s’allontanano al quadrivio.

 

Pensi: «L’alba mi parve assai pallida ieri.

Ho avuto la speranza che fosse morto il sole!» -

Non è morto: tu non puoi morire con lui, se fosse morto.

Pensi: «Occhieggian fiori: o fiori dolorosi e severi,

religiosi. intenti.

Anime vicino all’agonia accolgono la morte.

Ella era pur così!

Oh! l’aurora rossa; vigilò innamorata innanzi al dì;

del sangue sulle nuvole: avran sacrificato la più bella,

la più lucida stella al suo apparire.

Anche qui sulla terra aveano sparso sangue:

certo una gola bianca ancora calda, aperta nelle vene,

gorgogliava un rigagnolo d’amore: la bocca alle ferite si slabbrava:

...Ahi! ...No!» -

Pensi: «Il sole fu assai pallido jeri! Morirà!» -

Non morirà.

Passi, fruscii, un sorriso di pace, fuori, all’aperto.

Ma s’allontanano. Certo la porta tua dà sulla via;

non la voglion conoscere, e ciascuno s’affretta alla sua sera;

ciascuno ha sulla bocca un’armonia

di speranza ed i passi vanno lungi,

passi di pace, sorrisi di fiori, passi di speranza.

Nessuno ha avuto l’ardire di battere forte alle quercie della porta tua.

Ogni passo lontano è una speranza morta.

 

Sempre, nel fondo dell’inesplorato

cuore fumiga il lievito fatale;

sempre, nel fondo del tuo bel peccato;

sempre, alla soglia della tana tua

sempre, dei fiori troppo profumati;

sempre nell’Ombra pallida pel sangue

tutto versato, pallido di lagrime;

sempre, nell’ora di cenere grigia,

sempre, nella tua carne,

sempre. entro a’ tuoi occhi!

 

«Per la sacra e infernale voluttà,

del momento supremo

(ultimo sguardo fisso alle pupille

alle lunghe scintille d’amore;

ultimo grido alle labra straziate

ebbe il mio nome e tacque,)

pel fremito divino della morte,

schiudetemi le porte,

fate ch’io venga di nuovo al sereno, nella casa di vita.

Sarò sempre con lei,

sarò dunque costretto a seguir chi partiva

araldo d’un amore scellerato,

 colei che porto dentro, e che mi mangia il cuore?

Per la superba e atroce voluttà,

non un riposo, non la carità?

Un’Ombra grigia ha la mia faccia di sogno

dentro alle tenebre.

Ha tra le mani candide come un raggio di luna?» -

 

«Guarda di sotto alle unghie il sangue raggrumato!

L’Ombra oscura non ha lembo di luce,

le mani non si muovono, son floscie e non sono più;

il tuo cuore traduce la vendetta suprema,

batte, s’impazza, trema.

Va esci fuori al giorno: nessuno ti conduca? Vieni con me;

io sarò la tua guida: va esci, che fai?» -

 

«Taci! Questa guida perché?

Ah! Ah! sulla gola … . … dalla gola, l’Ombra, le tenebre:

queste tenebre viscide di vita poc’anzi sparsa,

ed un riso; ed un riso a cantare,

dalla bocca a spirare in torno a me!» -

 

Non puoi dimenticare il tuo passato, carne della tua carne.

Se hai goduto in un attimo l’eccesso misterioso e grande

fermo nelle tue mani e le tue mani plastiche

l’han foggiato a tua guisa, che domandi di più?

Hai piantato la croce in sul calvario della tua coscienza

e vi ti sei confitto:

vivi, dentro al sudario della voluttà, atroce e sospettoso, derelitto.




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