| Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText |
| Gian Pietro Lucini Le antitesi e le perversità IntraText CT - Lettura del testo |
Frammento di una «Genealogia»
secondo il sistema del Conte di Gobineau.
Or l’Uomo agricoltore, spargendo sementa sul campo,
propizia a sé la Terra e il Dio autoctono.
Egli, pei quattro punti del grande orizzonte,
col pugno teso e gonfio di muscoli e di germini,
benedice alla Luna ed al Sole, all’Acque lucide ed ai Venti sonori.
E pensa:
«Il grembo della Madre si feconda e produce al mio gesto:
e questo è il Sacrificio.
Sacrifico ai Geni nascosti, se inalzo la calda dimora;
se il focolare splende di rutili fiamme all’aurora;
se la mandria, al presepe, rumina sdrajata,
sognando pascoli verdi ed acque pure, al guado che l’abbevera;
sacrifico all’Iddio della Famiglia,
se la Donna prescelta dà figli miei e di mia schiatta,
bianchi, come le nevi del Caucaso gigante,
biondi, come l’orzo che fluttua, all’estate, sui solchi maturati.
Così abbondi una lunga genitura d’Uomini liberi a mia simiglianza.
Essi avranno in retaggio, colla vita, il comando
e le gioje errabonde dello spazio domato;
Pastori e Cavalieri e Marinai,
col pungolo, col remo e colla scure,
dai peripli del mare, ai deserti di arena,
da un Polo all’altro Polo, vittoriosi:
oggi, dall’altipiano, da cui scoscende sdrucciolando il Fiume,
che rispecchia le stelle, o le intorbida di schiuma,
nell’acqua calma od infuriata; oggi,
dall’altipiano iranico,
su cui splendono i fiori e ciarlano li uccelli.
Bigio e verde, tra il granito ed i pini crociferi odoranti,
scala d’un ultimo passo la cupola del cielo:
e domani deserto;
quando per il settentrione e l’oriente,
per l’occaso ed il sud, dilagante,
valanga umana, bionda e rosea, urlando,
rovineranno le falangi d’Aria, infaticate,
dell’Aria, i ben securi, advocati e promessi al dominio del Mondo.
Codesta è Buona Legge, o Figliuoli...”.
Ode la Terra Madre:
persuade coll’alito denso delle nebbie;
annuisce inchinando la nera testa ai cipressi,
col murmure del cedro lato alla brezza:
e val la Buona Legge sopra il campo arato.
La Madre corrisponde:
«O Tu, che mi lavori, dall’albe chiare alle equivoche notti,
col tuo braccio sinistro e col tuo destro,
fratelli sull’asta di bronzo che mi squarcia,
a Te confiderò, con lena alterna,
suolo che ti ha prodotto e che ti porta,
Uomo,
l’enorme Ventre mio flavo e ferace,
l’enorme parto flavo del frumento.
Il Cielo immenso è la Tenda perenne,
pronuba alle nostre Nozze divine:
Tu hai labbra d’acciajo per baciarmi,
e tutta la Terra è la tua Patria,
tutta la Patria Tu porti nel cuore, ardente d’imperio.
Domani, in ogni luogo della decliva amante
vedrai sementa bionda, come i tuoi figli di carne,
sparsa e feconda,
vedrai rutilar biade ricciute e fragranti,
come sopra alle spalle delle belle fanciulle guerriere
svolgersi bionde trecce serpentando,
cariche ed ornate
di mirti per l’amore, di quercia per la gloria,
di pallidi ulivi oleosi per le secrete fiamme familiari.
Per Te sarò sempre fedele:
prodiga ed inesausta t’offrirò vigne, granai e pomerii:
ma sarà necessario che Tu mi sia fedele,
sposo possente ed infaticato,
munifico del tuo sesso al mio sesso,
benedicendo all’amore coll’amore.
Odio l’accidioso e chi si niega.
Or, Tu, inquieto, che incroci le braccia,
il sinistro sul destro, flacide e glabre,
davanti al tuo lavoro, culto e religione,
Tu, miserabile accosciato alla porta d’altrui, o senza casa,
vedrai passare il tempo,
l’ore d’oro, d’argento ed oscure,
tornando, dall’abisso nell’abisso,
pigri crepuscoli d’anima, di sole e di speranze.
Vane, Tu, sporgerai le mani scarne chiedendo
pane alla fame ed acqua alla tua sete;
baci all’amore, in vano.
Ché l’Uomo imperiale ti schiverà torcendo l’occhi dall’abbiezione,
gittandoti da lungi il tozzo fermentato delli animali immondi.
Ti porteranno i frusti acidi e l’acqua sciapa,
che si ammuffa nei truogoli ai majali,
o steso in l’angolo bujo della casa che non sarà mai tua,
ma fuggirà dalla tua bocca siziente
donna nostra che vigila il fuoco e contempla le stelle
ne mai ti porgerà labra sincere,
o divorato d’amore e d’invidia,
Uomo accidioso.
Sta, non cercare, non volgerti a chieder di più.
Questo bel cane rosso, come un lioncello,
che protegge i bambini e le pecore, ti addenterà alle gambe,
perché la carità profusa all’ozioso è nefanda,
e Tu vivi come il corvo, gracchiando, pasciuto di carogne.
Tale è la buona legge».
La Terra Madre si ammuta, gaudiosa se il solco è profondo.