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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Per «Una vecchia Cortigiana»

 

Datti per oggi pace, se le rose sciupate del labro

segnano l’ore molte trascorse a baciare, ridendo:

il tempo alacre corre e incalza il secolo.

 

Seso, così, rattieni la tua vana eloquenza all’invito:

scivolan le parole sul lubrico verso d’amore,

la tua voce si affioca e s’arrochisce.

 

E cessa colla mano, fallofora esimia all’ufficio,

blandizie inefficaci: pigro, a capriccio, ricuso

anima al nervo combattente e nobile.

 

Amor mi si rifiuta; spuntasi il dardo e cede

su vecchie cuoja, o, basso, si inguaina al turcasso pacifico;

ché l’arme non dà aiuto alla vecchiaja.

 

Mal si acconcia a sorreggerti i passi, leggiadra un giorno, Seso;

sempre è pei giovani antagonista: per trecche sfatte si sface al punto;

il tempo alacre corre, t’incalza con il secolo.




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