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Gian Pietro Lucini
Le antitesi e le perversità

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Libro sesto

 

PAROLE POVERE

Ad una giovane Amica, che va lontano

 

Innerba la speranza al tuo ritorno,

rivolgi la prora. alla Patria e s’incastri

fermo e per sempre lo sprone alla spiaggia,

perché traluca a noi più chiaro il giorno

annubilato dalla tua partenza.

 

Ecco il romito e verde porto per l’angoscia,

per l’anima che sofre e pel corpo ferito:

bianca la casa ti appaja tra i cipressi ed i pini

bianca come una culla, come una tomba, serena.

 

Alla tua grazia bionda, che già seppe la vita

ma non accolse sulle labra rosse

invece del sorriso il bieco sarcasmo,

eccola: è tua sinceramente amica

per qualsiasi oltraggio di fortuna,

per la terribile e buona ventura

dell’amare e del piangere:

eccola a te, sempre e comunque

spalancata ad accoglierti

bianca come la culla per la pace e tranquilla

come una tomba di marmo per la morte.

 

Innerba la speranza al tuo ritorno:

la preveggenza ch’ora ti sostiene

accomanda e predice per certo il futuro:

sarai ancora e tra breve con noi.

Inradicata la prora virente alle arene

fresche sapide e gaje della Patria;

l’albero disvelato, ricoperto di fiori,

esprimi dal legno rinverdito e giocondo,

novella pianta riuscirà dal mare

a frondeggiar sui monti in libertà.




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