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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
Io non ho mai da quel di, ch'andò Emilia
A marito ch'un Mese homai debbe essere
Potuto hauere; se non hoggi commodo
Pur di venir a visitarla: E pensomi,
Che doler se ne dè; che pe sua gratia
Non haveva vicina, che piu tenera-
Mente amasse di me: Ma la sua a Balia
Vien fuor di casa ; Dove si va Aurelia.
AUR. In nessun luogo. Io venia; che pareami
D'hauer sentito un di questi, che vendono
L'herbe. E tu dove Margherita. MAR. Vengomi
A star un pezzo con la nostra Emilia.
AUR. Deh; se tu l'ami, non le dar molestia
Hora, che riserata ne la camera
E con la Madre tutta malenconica.
MAR. Che l'è accaduto. AUR. Quel, c'havea la misera
D'aspettar meno, che nasca una fistola
A chi mai fece questo sponsalitio.
MAR. Ogn'uno si lodava da principio
Per un partito de i miglior, che fossino
In questa terra. AUR. Dar non la poteano,
Margarita mia peggio. MAR. È pur bel giovane.
[pag. 6] AUR. Altro ci vuole. MAR. Intendo ch'è richissimo.
AUR. Ci vuole anch'altro. MAR. Deve esser spiacevole:
Ma non stia in punta, e giostri di superbia
Con esso lui. MAR. Deh, non temer, giostrino:
Che la lancia è spuntata e molto debole.
MAR. Dunque non le fa il debito egli. AUR. Il debito?
MAR. Che non puo. AUR. La infelice è così vergine,
Com'era innanti a questo sponsalitio.
MAR. Gran disgratia per Dio. AUR. Si ben disgratia
De le maggior, ch'incontrar possi a femina.
MAR. Lasci andar: ne pero si dia molestia:
Potra ben. AUR. Quando potrà ben: se in quindici
E venti e trenta di non può. MAR. Ritrovansi
E sono alcuni, che son stati deboli
Glianni, e poi son tornati si, che possono.
MAR. Glianni Domine aspettar deve a pascersi
Dunque ella a bocca aperta fin, che caschino
Le biade: meglio era seder in otio
In casa di suo padre: che venirsene
A marito, se non devea haver utile.
Mangiar, bere, e dormir, e vestire, e cose simili
Ben a casa sua havea. MAR. Qualche rea femina,
Con laqual havea prima avuto pratica,
L'averà cosi concio per invidia:
Ma pur sonno à tai cose dei remedij.
MAR. Provati se ne sonno, e se ne provano
Tutta via: e tutti vani ne riescono.
Un che ci vien (che lo chiamano il Fisico)
N'ha promesso di far cose mirabili:
Ma non se n'havuto ancho se non favole.
[pag. 7] A tal: che peggio che malia mi dubito,
E che li manchi: ben puommi tu intendere.
MAR. Ben fora meglio: che data l'avessino
A Camillo: che tante volte chiedere
La fece lor. E perche gli negorono:
Perche Cynthio è più ricco. AUR. Differentia
Di robba è poca tra lor: anzi il fecero;
Perché infin da i prim'anni fra i duoi soceri
Fu sempre una strettissima amicitia.
Ben se ne son pentiti; e se potessino
Le cose, che sono ite, adietro volgersi;
A far di novo la seconda meglio,
Che la prima fiata si farebbono.
MAR. Poi che ti par, non le daro molestia.
A'Dio. AUR. Va a la buon'hora. Poi Domenica
Torna, che la vedrai con suo piu commodo.