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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
Questa è la prima strada: che volgendosi
A man sinistra, passato San Stefano,
Si trova: questa la casa debbe essere
Di Massimo; vicino a la qual abita
Costui, ch'io cerco. E se ben io considero;
O in quella habita, o in questa. Dar notitia
Me ne potrà forse colui: ma veggolo:
Veggol per Dio: gliè quel, ch'io cerco, proprio
E d'esso. CAM. Non è questo Lippo. LIP. Cambio.
CAM. Quando a Cremona. LIP. O caro Cambio, veggoti
Volentiere. CAM. Il credo: & io te simile-
Mente. Che buone facende ti menano:
[pag. 8] Mi manda Coppo nostro per exigere
Alcuni suoi danari, che gli debbono
Gli heredi di Nengoccio da la Semola
CAM. Quando giugnesti. LIP. Giunsi hieri su'l vespero.
CAM. Or che si fa a Firenze. LIP. Si fa il solito
Odo, che ti sei fatto in corpo e in anima
Cremonese: ne più curi la patria;
Et hai qui preso moglie bella e giovane.
CAM. Mai si. Che te par? e' di quattordeci
Anni era, quando io la tolsi? e' non passano
Anchora dua, ch'io l'ho. LIP. Tu ben debbi essere
Oltra i sessanta. CAM. Non vi credo giugnere.
LIP. So ben che giunto sei al mio segno, e passime.
Sia con Dio. Indarno la cosa si biasima;
Che non si puo far che non sia: pur. CAM. Seguita.
Che pur? che voi tu dir? hor ti par c'habbia
Mal fatto; havendo in questa bisognevole
Età di riposar, dunque trovatomi
Una possessione fertilissima.
LIP. Hai cosi dote. CAM. La dote è ben piccola:
Ma l'entrata si grande, e a me si utile;
Che me ne son vissuto fin qui, e vivomi
Commodamente. LIP. Non t'intendo. CAM. L'essere
Lei gentil, gratiata e bella giovane
Mi da d'ogni stagion si buonarendita.
LIP. Ah Cambio, ma l'honor? Là non son simili
Cose a vergogna, CAM. Qui quanti ne creditù,
Che siano in questa terra; che piu tengono
Per uso altrui le mogli, ch'e pel proprio;
E di qui vanno ben vestiti, e pensomi
[pag. 9] Come affanni, e desagio alcun non sentono:
Hor questa si puo ben chiamar Republica.
LIP. Cambio: per quel: che da fanciullo tenero
T'ho conosciuto, fin che de la patria
Ti partesti, ho di te sempre contrario
A questa opinione havuto il credere.
Mai non harei creduto, che bastevole
Fosse stata la contagion dei pessimi
Costumi qui di si presto corromperti.
Ma ben son di parere; che per ridere,
E non per dir da senno mi ti simuli
Da quel, che solevi esser, diversissimo.
CAM. Lippo mio per adietro mai nasconderti
Non volli, ne potrei cosa, ch'in animo
Havessi: & hora la benivolentia
Mia essendo verso te quella medesima
Che soleva; non voglio c'havuto habbia
Tanta forza di dui anni l'absentia;
Ch'in Cremona minor sia la fiducia
Mia in te, ch'in Firenze. LIP. Ten' ringratio
Di cotesto buon'animo: e certissimo
Renderti puoi che da me n'habbi il cambio:
E qual si voglia cosa, che deponere
Nel mio secreto ti paia; deponlaci
Sicuramente, che depositario
Ti faro in ogni luogo fidelissimo.
CAM. Hor ascoltami. LIP. Di. CAM. Gliè vero c'habita
Qui mezo in questa casetta una giovane;
Che gli vicini essermi moglie credono;
E non è: ma ben è moglie d'un nobile
[pag. 10] Giovane Cremonese. Hora; perch'ellino
Habbino questa opinion: per ordine
Ti diro. LIP. Di. CAM. Tu cognoscesti Fatio
Di mia sorella marito. LIP. Conobbillo;
Quand'habitava a Firenze: e solevamo
Esser compagni, e una cosa medesima
CAM. Quando partì da Firenze; debbe esserti
A mente. LIP. Si: non credo, ch'anchor passino
Cinque anni. CAM. Ben ne son nove. LIP. Puo essere
O Dio con quanta fretta gli anni volano.
CAM. Qui venendo egli e la moglie ci trassero
Una bella bambina; che si havevano
Tolta per figlia. LIP. E vederla ricordomi;
E che lor fusse, ho sempre mai credutomi.
CAM. Non era: ma figliuola d'una femina
Ch'era venuta là fin di Calavria:
Venne, ch'a ricontarlo è lunga historia.
LIP, Sia col buon anno. CAM. Ma continuandoti
Il proposito mio; qui venne Fatio:
Donde con quel, che da Firenze haveasi
Portato: e col star tutta via su'l traffico:
Che tu sai ben, ch'era huom di grande industria.
LIP. Non ne conobbi un'altro si sollecito
Al guadagno. CAM. Acquistossi questa povera
Casetta, e appresso qualche altro peculio.
LIP. Credolo: E forse se piu masseritia
Di robba, che di vita. CAM. Senza dubbio.
Hor odi. LIP. Di. CAM. Ne la casa qui prossima
Un costumato e nobil giovane habita,
Nomato Cynthio; il qual da questo Massimo
[pag. 11] E stato tolto per figliuol, con animo
(Perche non ha alcun'altro) di lasciarlosi
Herede. Hor verso lui ha questa giovane
Quella summission, quella osservantia,
Ch'imaginar ti dei: che cunvenevole
Sia a persona, ch'aspetti d'haver simile
Hereditate, quando ne per vinculo
Di sangue è indotto a fargli, ne per obligo,
Ne per rispetto alcun: ma sol per libera
Volonta propria si gran beneficio.
Vedendo egli Lavinia (che Lavinia
Si chiama la fanciulla): e pur parlandone
Talhor, com'a vicina: accade, accesesi
Oltra modo di lei. LIP. Fatta debbe essere
Bella; per quanto di lei far giuditio
Si potea da piccina. CAM. Ha assai buon'aria.
Odi pur Cynthio cominciò da principio
Con prieghi, e con proferte di pecunia
Tentarla, che di se gli fesse copia.
Gli rispose sempre ella con prudentia,
Che sua altrimente non era per essere,
Che leggitima moglie; e con licentia
Di Nanna mia sorella: che non nomina
Se non per madre. E questo havrebbe il giovane
Fatto: ma 'l raffrenò la riverentia
E piu il timor, il qual havea di Massimo:
Che stato non saria per comportarglielo.
E fino alhora, Se Nanna accordatasi
Fusse con lui; sarebbe il matrimonio
Seguito; ma vide ella che poco utile
[pag. 12] Era darli Lavinia succendendone
Di Massimo l'offesa e la disgratia.
Producea in lungo la cosa; ch'al giovane
Non volea dar repulsa: ne rimoverlo
In tutto di speranza. In tanto havendomi
Nanna avvisata esser mancamento Fatio,
(Che fu tutto in un tempo) e ricercatomi
Che per star seco, consigliarla, e reggere
Venissi in questa terra; & io volendone
Sodisfare, com'e il dovere; essendoci
Venuto; a pieno mia sorella intendere
Mi fece questa tramma; & io parlandone
Piu fiate con Cynthio e cognoscendoio;
Ch'amava, quanto si puo amor; trascorrere
L'occasion non lascio: e per rimedio
Piglio, che sposi in secreto Lavinia
Presenti dui fideli testimonii;
E tutto a un tempo ch'io dimostri in publico
Esser qui da Firenze trasferitomi
Sol per torla per moglie: e che chiamatoci
Di mia sorella; che di ben di Fatio,
(De quali ella e Lavinia heredi restano)
Volea insieme con essa à me far utile.
Io terrei il nome del marito, e Cynthio
Del resto occultamente goderiasi;
Occultamente fin, che'l vecchio Massimo
Desse lor luogo, Cosi per venirsene
A le prese; in secreto sposo Cynthio
Lavinia; & in secreto accompagnoronsi:
Et io de i sposi feci gli atti in publico.
[pag. 13] LIP. E se necessitade era di fingere
Che fusse tua muglier; non potea il giovane
Senza cotesto di nascosto haverlasi.
CAM. Non; perche ingravidandosi (ch'in termine
Di pochi di le avenne) mal nascondere
L'haria potuto: & io non potea essere
Senza suo e de la madre biasmo, e infamia.
LIP. Mi taccio. CAM. Ben sucessa era la pratica.
LIP. Cotesto era mi spiace. Ci debbe essere
Qualche cosa accaduta dispiacevole.
CAM. Tu ti apponesti. LIP. Che si è questo giovane
Finalmente mutato di proposito?
CAM. Cotesto no. Lavinia ama egli al solito.
LIP. Che ci è adunque: CAM. Diroloti. Non passano
Tre mesi, che nulla sapendo Massimo
Di questa tramma, e certi amici pratiche
Fenno; ch'Abondio, cittadin richissimo
Di questa terra, gli promise, e dieronsi
La fede, ch'una sua figliuola; ch'unica
Si truova haver, saria moglie di Cynthio:
E condussero i vecchi il sponsalitio
Prima che noi n'havessimo notitia;
Et a la improveduta si lui colsero;
Che prometter sposar, e il di medesimo
Menar a case gli ne fer: ne il msero
Una parola dir seppe in contrario.
LIP. Cosi Lavinia era lasciata, e vedova
Sara vivendo il marito. CAM. Non, odime:
Preso habbiam una via; che se contraria
Non c'è in tutto Fortuna; in securissimo
[pag. 14] Porto traremo un di questo navigio.
LIP. Dio il voglia. E come. CAMB. Non ha fin qui Cynthio
Assaggiato di che la sposa sappia:
Et è gia presso un mese, che continua
Di giacer seco: & impotente ha fintosi
E cosi tutta via sara per fingere.
LIP. Cotesto non cred'io, che glie impossibile
Ma che vi dia la ciancia vo ben credere.
CAM. Non mi da ciancia, no: siene certissimo:
Ne ti sarebbe a crederlo difficile:
Se tu n'avessi cognoscenza e pratica.
Ti diro piu; che la sposa a la baila
L'ha detto. Indi la balia refferitolo
A la madre; indi la madre ad Abondio;
Et Abondio se n'è dipoi con Massimo
Duluto molto: & egli; che dissolvere
Non vorria il parentado; ne che Cynthio
Si buona hereditade havesse a perdere;
E andato a ritrovar non so che Astrologo,
O Negromante: o debb'io dirti un pratico
Circa a tal cose molto: & ha promessoli
Donar venti fiorini; se lo libera.
Hor vedi se ne so io, o no. LIP Che speri tu
Che questa fittion'habbi à concedere?
CAM. Che? poi che tre, sei mesi, nove, o dodici
Cynthio sia stato in questa continentia
Stimand'Abondio al fine, che perpetua
L'infirmita esser debbia & incurabile;
Si tolga a casa la figliuola, & diala
Ad altri, & se possiam' quinci dissolversi
[pag. 15] Non habbiamo di poi, di ch'haver dubbio
Ben saria pazzo, e ben harrebbe in odio
La cosa sua, chi piu di darla à Cynthio;
Parlasse; che piu d'impotente & debole
Ha nome. LIP. E' bel disegno e puo succedere:
Pur che Cynthio stia saldo in un proposito.
CAM. Non temo che si muti. LIP. S'egli seguita;
Per piu fedel lo lodo e da ben giovane
Di chi sentissi mai parlare. Hor piacemi
D'haverti visto. Dio sia favorevole
A tutti vostri desiderij; possoti
Far cosa, che ti piaccia. CAM. Che domestica-
Mente alloggi qui meco. LIP. Io te ringratio:
Son con questi alloggiato da la Semola;
Et ho da far con essi, che spacciarmene
Posso male: & a pena ho havuto spatio
Di venir a vederti; & hor mi aspettano.
CAM. Fin là vo venir teco. LIP. Non essendoti
Disconcio, vien. CAM. Veggo; che là v'è Massimo:
Et seco ha il Negromante: che vuol Cynthio
Ogni modo guarrir. LIP. Succeda l'opera;
Secondo che l'infermo ha desiderio.
Ma andiamo: ch'io non ho tempo da perdere.