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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCE. II

Lippo, Cambio. vecchi.

 

  Questa è la prima strada: che volgendosi

  A man sinistra, passato San Stefano,

  Si trova: questa la casa debbe essere

  Di Massimo; vicino a la qual abita

  Costui, ch'io cerco. E se ben io considero;

  O in quella habita, o in questa. Dar notitia

  Me ne potrà forse colui: ma veggolo:

  Veggol per Dio: gliè quel, ch'io cerco, proprio

  E d'esso. CAM. Non è questo Lippo. LIP. Cambio.

CAM. Quando a Cremona. LIP. O caro Cambio, veggoti

  Volentiere. CAM. Il credo: & io te simile-

  Mente. Che buone facende ti menano:

[pag. 8]  Mi manda Coppo nostro per exigere

  Alcuni suoi danari, che gli debbono

  Gli heredi di Nengoccio da la Semola

CAM. Quando giugnesti. LIP. Giunsi hieri su'l vespero.

CAM. Or che si fa a Firenze. LIP. Si fa il solito

  Odo, che ti sei fatto in corpo e in anima

  Cremonese: ne più curi la patria;

  Et hai qui preso moglie bella e giovane.

CAM. Mai si. Che te par? e' di quattordeci

  Anni era, quando io la tolsi? e' non passano

  Anchora dua, ch'io l'ho. LIP. Tu ben debbi essere

  Oltra i sessanta. CAM. Non vi credo giugnere.

LIP. So ben che giunto sei al mio segno, e passime.

  Sia con Dio. Indarno la cosa si biasima;

  Che non si puo far che non sia: pur. CAM. Seguita.

  Che pur? che voi tu dir? hor ti par c'habbia

  Mal fatto; havendo in questa bisognevole

  Età di riposar, dunque trovatomi

  Una possessione fertilissima.

LIP. Hai cosi dote. CAM. La dote è ben piccola:

  Ma l'entrata si grande, e a me si utile;

  Che me ne son vissuto fin qui, e vivomi

  Commodamente. LIP. Non t'intendo. CAM. L'essere

  Lei gentil, gratiata e bella giovane

  Mi da d'ogni stagion si buonarendita.

LIP. Ah Cambio, ma l'honor? non son simili

  Cose a vergogna, CAM. Qui quanti ne creditù,

  Che siano in questa terra; che piu tengono

  Per uso  altrui le mogli, ch'e pel proprio;

  E di qui vanno ben vestiti, e pensomi

[pag. 9]   Come affanni, e desagio  alcun non sentono:

  Hor questa si puo ben chiamar Republica.

LIP. Cambio:  per quel: che da fanciullo tenero

  T'ho conosciuto, fin che de la patria

  Ti partesti, ho di te sempre contrario

  A questa opinione havuto il credere.

  Mai non harei creduto, che bastevole

  Fosse stata la contagion dei pessimi

  Costumi qui di si presto corromperti.

  Ma ben son di parere; che per ridere,

  E non per dir da senno mi ti simuli

  Da quel, che solevi esser, diversissimo.

CAM. Lippo mio per adietro mai nasconderti

  Non volli, ne potrei cosa, ch'in animo

  Havessi: & hora la benivolentia

  Mia essendo verso te quella medesima

  Che soleva; non voglio c'havuto habbia

  Tanta forza di dui anni l'absentia;

  Ch'in Cremona minor sia la fiducia

  Mia in te, ch'in Firenze. LIP. Ten' ringratio

  Di cotesto buon'animo: e certissimo

  Renderti puoi che da me n'habbi il cambio:

  E qual si voglia cosa, che deponere

  Nel mio secreto ti paia; deponlaci

  Sicuramente, che depositario

  Ti faro in ogni luogo fidelissimo.

CAM. Hor ascoltami. LIP. Di. CAM. Gliè vero c'habita

  Qui mezo in questa casetta una giovane;

  Che gli vicini essermi moglie credono;

  E non è: ma ben è moglie d'un nobile

[pag. 10]   Giovane Cremonese. Hora; perch'ellino

  Habbino questa opinion: per ordine

  Ti diro. LIP. Di. CAM. Tu cognoscesti Fatio

  Di mia sorella marito. LIP. Conobbillo;

  Quand'habitava a Firenze: e solevamo

  Esser compagni, e una cosa medesima

CAM. Quando partì da Firenze; debbe esserti

  A mente. LIP. Si: non credo, ch'anchor passino

  Cinque anni. CAM. Ben ne son nove. LIP. Puo essere

  O Dio con quanta fretta gli anni volano.

CAM. Qui venendo egli e la moglie ci trassero

  Una bella bambina; che si havevano

  Tolta per figlia. LIP. E vederla ricordomi;

  E che lor fusse, ho sempre mai credutomi.

CAM. Non era: ma figliuola d'una femina

  Ch'era venuta fin di Calavria:

  Venne, ch'a ricontarlo è lunga historia.

LIP, Sia col buon anno. CAM. Ma continuandoti

  Il proposito mio; qui venne Fatio:

  Donde con quel, che da Firenze haveasi

  Portato: e col star tutta via su'l traffico:

  Che tu sai ben, ch'era huom di grande industria.

LIP. Non ne conobbi un'altro si sollecito

  Al guadagno. CAM. Acquistossi questa povera

  Casetta, e appresso qualche altro peculio.

LIP. Credolo: E forse se piu masseritia

  Di robba, che di vita. CAM. Senza dubbio.

  Hor odi. LIP. Di. CAM. Ne la casa qui prossima

  Un  costumato e nobil giovane habita,

  Nomato Cynthio; il qual da questo Massimo

[pag. 11]   E stato tolto per figliuol, con animo

  (Perche non ha alcun'altro) di lasciarlosi

  Herede. Hor verso lui ha questa giovane

  Quella summission, quella osservantia,

  Ch'imaginar ti dei: che cunvenevole

  Sia a persona, ch'aspetti d'haver simile

  Hereditate, quando ne per vinculo

  Di sangue è indotto a fargli, ne per obligo,

  Ne per rispetto alcun: ma sol per libera

  Volonta propria si gran beneficio.

  Vedendo egli Lavinia (che Lavinia

  Si chiama la fanciulla): e pur parlandone

  Talhor, com'a vicina: accade, accesesi

  Oltra modo di lei. LIP. Fatta debbe essere

  Bella; per quanto di lei far giuditio

  Si potea da piccina. CAM. Ha assai buon'aria.

  Odi pur Cynthio cominciò da principio

  Con prieghi, e con proferte di pecunia

  Tentarla, che di se gli fesse copia.

  Gli rispose sempre ella con prudentia,

  Che sua altrimente non era per essere,

  Che leggitima moglie; e con licentia

  Di Nanna mia sorella: che non nomina

  Se non per madre. E questo havrebbe il giovane

  Fatto: ma 'l raffrenò la riverentia

  E piu il timor, il qual havea di Massimo:

  Che stato non saria per comportarglielo.

  E fino alhora, Se Nanna accordatasi

  Fusse con lui; sarebbe il matrimonio

  Seguito; ma vide ella che poco utile

[pag. 12]   Era darli Lavinia succendendone

  Di Massimo l'offesa e la disgratia.

  Producea in lungo la cosa; ch'al giovane

  Non volea dar repulsa: ne rimoverlo

  In tutto di speranza. In tanto havendomi

  Nanna avvisata esser mancamento Fatio,

  (Che fu tutto in un tempo) e ricercatomi

  Che per star seco, consigliarla, e reggere

  Venissi in questa terra; & io volendone

  Sodisfare, com'e il dovere; essendoci

  Venuto; a pieno mia sorella intendere

  Mi fece questa tramma; & io parlandone

  Piu fiate con Cynthio e cognoscendoio;

  Ch'amava, quanto si puo amor; trascorrere

  L'occasion non lascio: e per rimedio

  Piglio, che sposi in secreto Lavinia

  Presenti dui fideli testimonii;

  E tutto a un tempo ch'io dimostri in publico

  Esser qui da Firenze trasferitomi

  Sol per torla per moglie: e che chiamatoci

  Di mia sorella; che di ben di Fatio,

  (De quali ella e Lavinia heredi restano)

  Volea insieme con essa à me far utile.

  Io terrei il nome del marito, e Cynthio

  Del resto occultamente goderiasi;

  Occultamente fin, che'l vecchio Massimo

  Desse lor luogo, Cosi per venirsene

  A le prese; in secreto sposo Cynthio

  Lavinia; & in secreto accompagnoronsi:

  Et io de i sposi feci gli atti in publico.

[pag. 13] LIP. E se necessitade era di fingere

  Che fusse tua muglier; non potea il giovane

  Senza cotesto di nascosto haverlasi.

  CAM. Non; perche ingravidandosi (ch'in termine

  Di pochi di le avenne) mal nascondere

  L'haria potuto: & io non potea essere

  Senza suo e de la madre biasmo, e infamia.

LIP. Mi taccio. CAM. Ben sucessa era la pratica.

LIP. Cotesto era mi spiace. Ci debbe essere

  Qualche cosa accaduta dispiacevole.

CAM. Tu ti apponesti. LIP. Che si è questo giovane

  Finalmente mutato di proposito?

CAM. Cotesto no. Lavinia ama egli al solito.

  LIP. Che ci è adunque: CAM. Diroloti. Non passano

  Tre mesi, che nulla sapendo Massimo

  Di questa tramma, e certi amici pratiche

  Fenno; ch'Abondio, cittadin richissimo

  Di questa terra, gli promise, e dieronsi

  La fede, ch'una sua figliuola; ch'unica

  Si truova haver, saria moglie di Cynthio:

  E condussero i vecchi il sponsalitio

  Prima che noi n'havessimo notitia;

  Et a la improveduta si lui colsero;

  Che prometter sposar, e il di medesimo

  Menar a case gli ne fer: ne il msero

  Una parola dir seppe in contrario.

  LIP. Cosi Lavinia era lasciata, e vedova

  Sara vivendo il marito. CAM. Non, odime:

  Preso habbiam una via; che se contraria

  Non c'è in tutto Fortuna; in securissimo

[pag. 14]   Porto traremo un di questo navigio.

LIP. Dio il voglia. E come. CAMB. Non ha fin qui Cynthio

  Assaggiato di che la sposa sappia:

  Et è gia presso un mese, che continua

  Di giacer seco: & impotente ha fintosi

  E cosi tutta via sara per fingere.

LIP. Cotesto non cred'io, che glie impossibile

  Ma che vi dia la ciancia vo ben credere.

CAM. Non mi da ciancia, no: siene certissimo:

  Ne ti sarebbe a crederlo difficile:

  Se tu n'avessi cognoscenza e pratica.

  Ti diro piu; che la sposa a la baila

  L'ha detto. Indi la balia refferitolo

  A la madre; indi la madre ad Abondio;

  Et Abondio se n'è dipoi con Massimo

  Duluto molto: & egli; che dissolvere

  Non vorria il parentado; ne che Cynthio

  Si buona hereditade havesse a perdere;

  E andato a ritrovar non so che Astrologo,

  O Negromante: o debb'io dirti un pratico

  Circa a tal cose molto: & ha promessoli

  Donar venti fiorini; se lo libera.

  Hor vedi se ne so io, o no. LIP Che speri tu

  Che questa fittion'habbi à concedere?

CAM. Che? poi che tre, sei mesi, nove, o dodici

  Cynthio sia stato in questa continentia

  Stimand'Abondio al fine, che perpetua

  L'infirmita esser debbia & incurabile;

  Si tolga a casa la figliuola, & diala

  Ad altri, & se possiam' quinci dissolversi

[pag. 15]   Non habbiamo di poi, di ch'haver dubbio

  Ben saria pazzo, e ben harrebbe in odio

  La cosa sua, chi piu di darla à Cynthio;

  Parlasse; che piu d'impotente & debole

  Ha nome. LIP. E' bel disegno e puo succedere:

  Pur che Cynthio stia saldo in un proposito.

  CAM. Non temo che si muti. LIP. S'egli seguita;

  Per piu fedel lo lodo e da ben giovane

  Di chi sentissi mai parlare. Hor piacemi

  D'haverti visto. Dio sia favorevole

  A tutti vostri desiderij; possoti

  Far cosa, che ti piaccia. CAM. Che domestica-

  Mente alloggi qui meco. LIP. Io te ringratio:

  Son con questi alloggiato da la Semola;

  Et ho da far con essi, che spacciarmene

  Posso male: & a pena ho havuto spatio

  Di venir a vederti; & hor mi aspettano.

CAM. Fin vo venir teco. LIP. Non essendoti

  Disconcio, vien. CAM. Veggo; che v'è Massimo:

  Et seco ha il Negromante: che vuol Cynthio

  Ogni modo guarrir. LIP. Succeda l'opera;

  Secondo che l'infermo ha desiderio.

  Ma andiamo: ch'io non ho tempo da perdere.

 

 




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