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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
FI. Io provedero ben al tutto: lasciane
A me la cura pur. NEB. Si per Dio, lasciane
La cura a lui: non ti potevi abbattere
Meglio. FI. O sei qui? Ti volea appunto Nebbio.
NEB. Tu vorresti piu tosto un'altro simile
A quel, che costà la su in casa; ch'utile
Puoco haver puoi da me, FI. Vorrei de simili
Piu presto haver si, che meco fuor escono:
Ve che non t'apponesti. NEB. Come Diavolo
Hai fatto. FI. Vo per comprar il pentaculo
Doppieri; e gumi per li suffumiggij.
NEB. Vo che tu compri. FI. Andiamo a torre al fondaco
La tela e il drappo, c'ho havuta la poliza.
Fin'in casa il Vitel vo, che mi portino.
NEB. I duo fiaschi d'argento; che piu montano
Vorrei c'havessi. FI. Questa sera aspettoli.
Credo verra con scritte, e testimonij,
Si come huomo ben cauto, a consegnarmeli.
NEB. Vuoi tu far a mio senno? Come havutoli
Havrai; piglia la volta di Vinegia.
FI. Con si poco bontin' tu voi, ch'io sgomberi?
Credi tu ch'io non habbi piu d'un traffico
In questa terra piena di sucagine
Piu che Roma d'inganni, & di malizie?
[pag. 27] Che s'io mi parto; posso dir di perdermi
Cosi cento Ducati, come a studio
Vada nel mar, dov'ha piu fondo, a spargerli.
NEB. Ch'altra buona vivanda hai senza Massimo
Da pelucarti. FI. Te'l diro. Conosci tu
Camillo poco sale; un certo giovane
Brunetto piccoletto. NEB. Pur conoscerlo
Doverei; cosi spesso teco veggolo.
FI. Camillo è cosi de la sposa di Cynthio
Innamorato, che quasi farnetica:
ben ch'il medesmo se pria che la dessero
A Cynthio; cio che far gli fu possibile
Per averla per moglie, hora notitia
di questa debiltade, & impotentia
Del sposo havendo, che cacciar il vomere
Non puo nel campo; ha di novo pres'animo,
E speranza che a se s'abbi a ricorrere.
Volendo questa possession riducere
Che si lavori; a me è venuto essendoli
Detto, che tolto havea a drizzare il manico
dell'aratro; e due scudi in mano postomi
a prima giunta: indi il suo amor narratomi,
mi supplicò piangendo; che procedere
volessi in modo alla cura di Cynthio;
che più impotente restassi, & più debole,
di quel, ch'egli è: & in guisa che conoscere
mai carnalmente non potesse Emilia.
E di donar trenta fiorin promissemi;
se 'l parentado facevo disciogliere.
NEB. L'offerta è bella, e tu vi debbi attendere:
[pag. 28] Che tosto che tu dica al padre, e al suocero.
FI. Deh insegnami pur altro; che di mungere
Le borse: ch'egli è il mio primo essercitio.
Son' alcuni amimali; de quali utile
Altro non puoi haver, che di mangiarteli:
Come è il Porco. Altri sono, che servendoli
Ti danno ogni di frutti: e quando a l'ultimo
Non te ne ponno dar piu; te gli devori:
Come è la Vacca, come è anchor la Pecora.
Son'alcun'altri; che vivi ti rendono
Spessi guadagni, e morti nulla vagliono:
Come è il Cavallo, come è il Cane, e l'Asino.
Similmente ne gli huomini trovano
Gran differentie. Alcuni; che per transito,
O in nave, o in hostarie, tra pie ti vengono,
Che mai piu a riveder non li hai; tuo debito
E di spogliarli, e di rubbarli subito.
Son'altri come tavernieri, e artefici:
Che qualche Carlin sempre, o qualche Giulio
Hanno in borsa: ma non han mai gran copia.
Tor spesso e poco al tratto a questi; è un ottimo
Consiglio. Se voglio io lor trarro il corio.
Poco guadagno è una sol volta; e perdomi
Quel, che quasi ogni giorno potria chieggere.
Son'altri in le Cittadi; che stan' commodi
Di possession, di case, e di ben mobili;
Li qual dovemo riferir a mordere,
Non ch'a mangiar fin che ci sia da fuggere
Hor tre fiorini, hor cinque, ho dieci, hor dodici;
Ma quando vol mutar paese, in ultimo
[pag. 29] Tosali poi fin sul viso, o lo scortica:
In questa terza schiera pongo Massimo
E Camillo, che con promesse, e favole
Meno, e menero in lungo, fin ch'il Taiero
Non si sechi di latte. Un di poi toltomi
L'agio, ch'io li ritrovi grassi, e morbidi;
Traro la pelle loro, e mangeromeli.
Hora perche Camillo m'habbi a rendere
Piu latte; pascol'herbe, e foglie tenere
Di speme; promettendoli d'accendere
Si del suo amore Emilia, che; non vogliono,
O voglin' pur li suoi parenti; subito
Che lassi Cynthio, non vorra congiungersi
Ad altro huomo, ch'ad esso: E dato intendere
Li ho, che gia in questo fatto si buon'opra,
Che del suo amore ella si strugge; e lettere
Et imbasciate ho da sua parte fintomi.
NEB. Tardato hai tanto a dirmi questa praticha?
FI. E da tua parte anchora certi piccioli
Doni arrecati gli ho, che gli ha gratissimi.
NEB. Fian questi doni all'insalate simili
Che per haver le torte i frati mandano.
FI. Puo ben creder che s'io vo un soldo a spendere;
Un ducato all'incontro penso esigere
Questa matina mi diede un bellissimno
Rubin ch'a lei donassi in contra cambio.
NEB. A lei lo darai tu. FI. Si tu consilio
Me ne dai, lo faro. NEB. Per Dio no. FI. Eccolo.
NEB. L'ho veduto. FI. Fa pur, to il guanto, e mostrati
Di non haver le campan'. NEB. Staro mutulo
[pag. 30]