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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCE. III.

Fisico, Nebbio.

 

FI. Io provedero ben al tutto: lasciane

  A me la cura pur. NEB. Si per Dio, lasciane

  La cura a lui: non ti potevi abbattere

  Meglio. FI. O sei qui? Ti volea appunto Nebbio.

NEB. Tu vorresti piu tosto un'altro simile

  A quel, che costà la su in casa; ch'utile

  Puoco haver puoi da me, FI. Vorrei de simili

  Piu presto haver si, che meco fuor escono:

  Ve che non t'apponesti. NEB. Come Diavolo

  Hai fatto. FI. Vo per comprar il pentaculo

  Doppieri; e gumi per li suffumiggij.

NEB. Vo che tu compri. FI. Andiamo a torre al fondaco

  La tela e il drappo, c'ho havuta la poliza.

  Fin'in casa il Vitel vo, che mi portino.

NEB. I duo fiaschi d'argento; che piu montano

  Vorrei c'havessi. FI. Questa sera aspettoli.

  Credo verra con scritte, e testimonij,

  Si come huomo ben cauto, a consegnarmeli.

NEB. Vuoi tu far a mio senno? Come havutoli

  Havrai; piglia la volta di Vinegia.

FI. Con si poco bontin' tu voi, ch'io sgomberi?

  Credi tu ch'io non habbi piu d'un traffico

  In questa terra piena di sucagine

  Piu che Roma d'inganni, & di malizie?

[pag. 27]   Che s'io mi parto; posso dir di perdermi

  Cosi cento Ducati, come a studio

  Vada nel mar, dov'ha piu fondo, a spargerli.

NEB. Ch'altra buona vivanda hai senza Massimo

  Da pelucarti. FI. Te'l diro. Conosci tu

  Camillo poco sale; un certo giovane

  Brunetto piccoletto. NEB. Pur conoscerlo

  Doverei; cosi spesso teco veggolo.

FI. Camillo è cosi de la sposa di Cynthio

  Innamorato, che quasi farnetica:

  ben ch'il medesmo se pria che la dessero

  A Cynthio; cio che far gli fu possibile

  Per averla per moglie, hora notitia

  di questa debiltade, & impotentia

  Del sposo havendo, che cacciar il vomere

  Non puo nel campo; ha di novo pres'animo,

  E speranza che a se s'abbi a ricorrere.

  Volendo questa possession  riducere

  Che si lavori; a me è venuto essendoli

  Detto, che tolto havea a drizzare il manico

  dell'aratro; e due scudi in mano postomi

  a prima giunta: indi il suo amor narratomi,

  mi supplicò piangendo; che procedere

  volessi in modo alla cura di Cynthio;

  che più impotente restassi, & più debole,

  di quel, ch'egli è: & in guisa che conoscere

  mai carnalmente non potesse Emilia.

  E di donar trenta fiorin promissemi;

  se 'l parentado facevo disciogliere.

NEB. L'offerta è bella, e tu vi debbi attendere:

[pag. 28]   Che tosto che tu dica al padre, e al suocero.

FI. Deh insegnami pur altro; che di mungere

  Le borse: ch'egli è il mio primo essercitio.

  Son' alcuni amimali; de quali utile

  Altro non puoi haver, che di mangiarteli:

  Come è il Porco. Altri sono, che servendoli

  Ti danno ogni di frutti: e quando a l'ultimo

  Non te ne ponno dar piu; te gli devori:

  Come è la Vacca, come è anchor la Pecora.

  Son'alcun'altri; che vivi ti rendono

  Spessi guadagni, e morti nulla vagliono:

  Come è il Cavallo, come è il Cane, e l'Asino.

  Similmente ne gli huomini trovano

  Gran differentie. Alcuni; che per transito,

  O in nave, o in hostarie, tra pie ti vengono,

  Che mai piu a riveder non li hai; tuo debito

  E di spogliarli, e di rubbarli subito.

  Son'altri come tavernieri, e artefici:

  Che qualche Carlin sempre, o qualche Giulio

  Hanno in borsa: ma non han mai gran copia.

  Tor spesso e poco al tratto a questi; è un ottimo

  Consiglio. Se voglio io lor trarro il corio.

  Poco guadagno è una sol volta; e perdomi

  Quel, che quasi ogni giorno potria chieggere.

  Son'altri in le Cittadi; che stan' commodi

  Di possession, di case, e di ben mobili;

  Li qual dovemo riferir a mordere,

  Non ch'a mangiar fin che ci sia da fuggere

  Hor tre fiorini, hor cinque, ho dieci, hor dodici;

  Ma quando vol mutar paese, in ultimo

[pag. 29]   Tosali poi fin sul viso, o lo scortica:

  In questa terza schiera pongo Massimo

  E Camillo, che con promesse, e favole

  Meno, e menero in lungo, fin ch'il Taiero

  Non si sechi di latte. Un di poi toltomi

  L'agio, ch'io li ritrovi grassi, e morbidi;

  Traro la pelle loro, e mangeromeli.

  Hora perche Camillo m'habbi a rendere

  Piu latte; pascol'herbe, e foglie tenere

  Di speme; promettendoli d'accendere

  Si del suo amore Emilia, che; non vogliono,

  O voglin' pur li suoi parenti; subito

  Che lassi Cynthio, non vorra congiungersi

  Ad altro huomo, ch'ad esso: E dato intendere

  Li ho, che gia in questo fatto si buon'opra,

  Che del suo amore ella si strugge; e lettere

  Et imbasciate ho da sua parte fintomi.

NEB. Tardato hai tanto a dirmi questa praticha?

FI. E da tua parte anchora certi piccioli

  Doni arrecati gli ho, che gli ha gratissimi.

NEB. Fian questi doni all'insalate simili

  Che per haver le torte i frati mandano.

FI. Puo ben creder che s'io vo un soldo a spendere;

  Un ducato all'incontro penso esigere

  Questa matina mi diede un bellissimno

  Rubin ch'a lei donassi in contra cambio.

NEB. A lei lo darai tu.  FI. Si tu consilio

  Me ne dai, lo faro. NEB. Per Dio no. FI. Eccolo.

NEB. L'ho veduto. FI. Fa pur, to il guanto, e mostrati

  Di non haver le campan'. NEB. Staro mutulo

 

 

[pag. 30]




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