Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Ludovico Ariosto
Il negromante

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

SCE. III.

Fisico, Camillo, Nebbio.

 

FI. Dove va quest'innamorato giovane

  Sopra tutti gli amanti felicissimo?

CAM. Io vengo a riverir il potentissimo

  Di tutti i Maghi, & inchinarmi all'idolo;

  A chi miei voti offerte & sacrificij

  Ho destinati: che tu la mia prospera

  Fortuna sei salute, vita, & anima.

FI. Lascia da parte tai parole, & servite

  Di me; ch'a modo tuo sempre puoi spendere.

CAM. Io ne son'certo, e te ne ho eterna gratia:

  Ma dimmi come fa la mia carissima

  E dolcissima mia. FI. Sta. va via: scostati

  Da noi. NEB. Ben vince costui tutti gli huomini

  De segretezza. O buono aviso. FI. Simili

  Cose non sono mai da dir, che v'odano

  Li famigli; che tutta via rapportano

  Cio che sanno. CAM. Io non vi havea avertentia:

  Ma che fa la mia bella, e dolce Emilia?

FI. Arde per amor tuo tanto, ch'io dubito;

  Che s'io produco troppo in lungo a poterla

  In braccio. CAM. O Dio. FI. Come cera distruggere

  La vedero; ch'al fuoco, o al sol? S'approssimi.

CAM. Per me non la lasciar dunque distruggere;

  E me morir poi per dolor. Abbrevia

  Quel' c'hai da far; che dicendo tu libera-

  Mente non esser possibil, che Cynthio

  Mai con lei possa; mi rendo certissimo,

  Che suo padre di gratia hara di darlami.

[pag. 31] FI. Mi fa ella anchor' questi preghi medesimi:

  Ma voi, che amate, e che lasciate reggervi

  Dall'appetito; pur che farlo facile-

  Mente potessi, perch'altra advertentia

  Non havete ch'il vostro desiderio.

  S'a Massimo io dicessi ch'incurabile

  Fussi l'infirmitade, ne rimedio

  L'havessi fatto anchor; non daria inditio

  Anzi segno di fraude evidentissimo.

CAM. Io mi vo al tuo parer sempre rimettere:

FI. Almen tu di lei sei piu trattabile

CAM. Ella non fa cosi. FI. Cosi? è si in colera;

  Non mi vuole ascoltar: e piange, e dicemi

  Ch'io meno in lungo questa cosa a studio.

CAM. Io non diro mai piu; ch'a te possibile

  Non sia ogni cosa, quando cosi accendere

  Hai potuto di me costei in un subito:

  De laqual gia cinque anni è; che continua-

  Mente ho amata, & servita, e un segno minimo

  Non potè haver giamai d'esserli in gratia.

FI. O se veder ti facessi una lettera,

  Ch'ella ti scrive. CAM. Che cessi de darlami.

FI. Voi tu che te la dia hora. CAM.  Te ne supplico.

FI.  Di quelle mani piu che latte candide;

  Piu che di neve, è uscita questa lettera.

  Prima da l'Abastro, e da l' Avorio

  Del petto viene, ove di suavissimi

  Et odorati duo pomi giacevasi.

CAM.  Dal bel seno de la mia dolce Emilia

  Dunque vien questa carta felicissima.

CAM.  Di quelle man, piu che di latte candide,

  piu che di nieve, è uscita questa lettera?

NIB. (Uscita è pur di man rognose e sucide

  del mio padron: tientela cara, e baciala.)

FI. Prima da lo alabastro, o sia ligustico

  marmo, del petto viene, ove fra picciole

  & odorate due pome giacevasi.

CAM.  Dal bel seno de la mia dolce Emilia

  dunque vien questa carta felicissima?

[pag. 32] FI. Sua bella man quindi la trasse, e dielami.

CAM. O bene aventurosa carta: o lettera

  Beata, quant'è la tua sorte prospera:

  Quanto d'haver n'ha quelle carte invidia;

  De le quali si fan libelli, e cedule,

  In servisioni, citatorie, essamini,

  Istrumenti, processi, e mill'altre opere

  De rapaci notai; con che i poveri

  Licenziosamente in piazza rubbano:

  O fortunato lino, e piu in quest'ultimo

  Honorato; che tu sei carta fragile,

  Che mai non fusti tela, se ben tunica

  Fussi stata di qual si voglia Principe;

  Poi che degnata s'è la mia dolcissima

  Padrona i suo pensier in te descrivere!

  Ma che tard'io d'aprirti, & intelligere

  Quanto mi rechi di gaudio, & di iubilo,

  Di salute, di ben, di vita. FI. Fermati:

  Voi tu far al mio senno? CAM. Che? FI. Va, leggila

  A casa tua. CAM. Perché non qui? FI. Mi dubbito;

  Che tante esclamationi e cerimonie

  Fatt'havendo a una carta chiusa, e mutola;

  Che tosto che tu l'apra, e le carattere

  Vegghi impresse da quella man d'Avorio,

  E le parole cosi suavissime:

  Che si spiccan dal suo cuore ardentissimo,

  Ch'un svenimento per dolcezza t'occupi

  Tal, che ti cada in terra; o per letitia

  Tu levi un grido si, ch'intorno corrino

  Tutti i vicini. CAM.  Non faro no; lasciami

[pag. 33]   Leggerla pur. FI. Non farai: e va pur leggila

  A casa tua: e ti vo dar un consilio:

  Che prima tu la legga, ad alcun marmore

  Leggar ti facci da non poter scioglierti,

CAM. Temi tu, ch'io impazisca. FI. Pur che 'l gaudio

  Ti levi, temo si: che passi l'aria,

  E vadi in cielo: e noi t'habbiamo a perdere.

  Chiudila: vedi la madre d'Emilia,

  Ch'esse di . Se tu m'ami, va a leggerla

· Altrove. CAM. Infretta a casa vo volarmene:

  E quivi ognun non mi dara molestia.

FI. Noi pel drappo, e pel renzo andremo al fondaco.

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License