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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
FI. Dove va quest'innamorato giovane
Sopra tutti gli amanti felicissimo?
CAM. Io vengo a riverir il potentissimo
Di tutti i Maghi, & inchinarmi all'idolo;
A chi miei voti offerte & sacrificij
Ho destinati: che tu la mia prospera
Fortuna sei salute, vita, & anima.
FI. Lascia da parte tai parole, & servite
Di me; ch'a modo tuo sempre puoi spendere.
CAM. Io ne son'certo, e te ne ho eterna gratia:
Ma dimmi come fa la mia carissima
E dolcissima mia. FI. Sta. va via: scostati
Da noi. NEB. Ben vince costui tutti gli huomini
De segretezza. O buono aviso. FI. Simili
Cose non sono mai da dir, che v'odano
Li famigli; che tutta via rapportano
Cio che sanno. CAM. Io non vi havea avertentia:
Ma che fa la mia bella, e dolce Emilia?
FI. Arde per amor tuo tanto, ch'io dubito;
Che s'io produco troppo in lungo a poterla
In braccio. CAM. O Dio. FI. Come cera distruggere
La vedero; ch'al fuoco, o al sol? S'approssimi.
CAM. Per me non la lasciar dunque distruggere;
E me morir poi per dolor. Abbrevia
Quel' c'hai da far; che dicendo tu libera-
Mente non esser possibil, che Cynthio
Mai con lei possa; mi rendo certissimo,
Che suo padre di gratia hara di darlami.
[pag. 31] FI. Mi fa ella anchor' questi preghi medesimi:
Ma voi, che amate, e che lasciate reggervi
Dall'appetito; pur che farlo facile-
Mente potessi, perch'altra advertentia
Non havete ch'il vostro desiderio.
S'a Massimo io dicessi ch'incurabile
Fussi l'infirmitade, ne rimedio
L'havessi fatto anchor; non daria inditio
Anzi segno di fraude evidentissimo.
CAM. Io mi vo al tuo parer sempre rimettere:
FI. Almen tu di lei sei piu trattabile
CAM. Ella non fa cosi. FI. Cosi? è si in colera;
Non mi vuole ascoltar: e piange, e dicemi
Ch'io meno in lungo questa cosa a studio.
CAM. Io non diro mai piu; ch'a te possibile
Non sia ogni cosa, quando cosi accendere
Hai potuto di me costei in un subito:
De laqual gia cinque anni è; che continua-
Mente ho amata, & servita, e un segno minimo
Non potè haver giamai d'esserli in gratia.
FI. O se veder ti facessi una lettera,
Ch'ella ti scrive. CAM. Che cessi de darlami.
FI. Voi tu che te la dia hora. CAM. Te ne supplico.
FI. Di quelle mani piu che latte candide;
Piu che di neve, è uscita questa lettera.
Prima da l'Abastro, e da l' Avorio
Del petto viene, ove di suavissimi
Et odorati duo pomi giacevasi.
CAM. Dal bel seno de la mia dolce Emilia
Dunque vien questa carta felicissima.
CAM. Di quelle man, piu che di latte candide,
piu che di nieve, è uscita questa lettera?
NIB. (Uscita è pur di man rognose e sucide
del mio padron: tientela cara, e baciala.)
FI. Prima da lo alabastro, o sia ligustico
marmo, del petto viene, ove fra picciole
CAM. Dal bel seno de la mia dolce Emilia
dunque vien questa carta felicissima?
[pag. 32] FI. Sua bella man quindi la trasse, e dielami.
CAM. O bene aventurosa carta: o lettera
Beata, quant'è la tua sorte prospera:
Quanto d'haver n'ha quelle carte invidia;
De le quali si fan libelli, e cedule,
In servisioni, citatorie, essamini,
Istrumenti, processi, e mill'altre opere
De rapaci notai; con che i poveri
Licenziosamente in piazza rubbano:
O fortunato lino, e piu in quest'ultimo
Honorato; che tu sei carta fragile,
Che mai non fusti tela, se ben tunica
Fussi stata di qual si voglia Principe;
Poi che degnata s'è la mia dolcissima
Padrona i suo pensier in te descrivere!
Ma che tard'io d'aprirti, & intelligere
Quanto mi rechi di gaudio, & di iubilo,
Di salute, di ben, di vita. FI. Fermati:
Voi tu far al mio senno? CAM. Che? FI. Va, leggila
A casa tua. CAM. Perché non qui? FI. Mi dubbito;
Che tante esclamationi e cerimonie
Fatt'havendo a una carta chiusa, e mutola;
Che tosto che tu l'apra, e le carattere
Vegghi impresse da quella man d'Avorio,
E le parole cosi suavissime:
Che si spiccan dal suo cuore ardentissimo,
Ch'un svenimento per dolcezza t'occupi
Tal, che ti cada in terra; o per letitia
Tu levi un grido si, ch'intorno corrino
Tutti i vicini. CAM. Non faro no; lasciami
[pag. 33] Leggerla pur. FI. Non farai: e va pur leggila
A casa tua: e ti vo dar un consilio:
Che prima tu la legga, ad alcun marmore
Leggar ti facci da non poter scioglierti,
CAM. Temi tu, ch'io impazisca. FI. Pur che 'l gaudio
Ti levi, temo si: che passi l'aria,
E vadi in cielo: e noi t'habbiamo a perdere.
Chiudila: vedi la madre d'Emilia,
Ch'esse di là. Se tu m'ami, va a leggerla
· Altrove. CAM. Infretta a casa vo volarmene:
E quivi ognun non mi dara molestia.
FI. Noi pel drappo, e pel renzo andremo al fondaco.