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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCENA V.

Madre di Emilia, Fantesca.

 

  Confortati figliuola: che rimedio,

  Fuor ch'al morire, ad ogni cosa trovano

  Le savie donne. Hor sta con Dio. Ah miseria

  Humana, a quanti strani, a quanti insoliti

  Casi è soggetto questo nostro vivere

FAN. In fe di Dio, che tor non si dovriano

  Se non a pruova li mariti. MAD. Ah bestia.

FAN. Che bestia: Io dico il vero. Tu non comperi

  Cosa, che prima to non la consideri

  Dentr'e di fuor' piu volte. Se in un semplice

  Fascio ti metti il tuo danaio a spendere,

  Diece fiate a riguardarlo e vedere

  Per man' ti torni: & abbarlume glihuomini

  Si torrano: che tanto ne bisognano.

MAD. Credo, che sie imbriaca. FAN. Anzi pue ebbria

Giamai non fui, e ne conobbi una savia

[pag. 34]   Gia mia vicina; che si tenne un giovane

  Ogni notte nel letto, piu di tredici

  mesi, e vi fece ogni pruova possibile.

  & poi ch'a tal mestier lo trovò idoneo,

  Per marito lo diede ad una sua filia;

  ch'unica havea. MAD. Taci porca, e vergognati.

FAN. Dunque io mi debbo vergognare a dirtene

  La verità? S'ancora la esperientia

  Ne ha fatto tanti tua figlia; lascialo

  Provar a me, s'io il provo far giudicio

  Sapro, s'accontentar se ne hara Emilia.

MAD. O brutta dishonesta e trista femina

  sera la bocca un tuo mal punto e seguimi.

 

 




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