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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCENA IIII.

Massimo, Fisico, Nebbio.

 

MAS. O maestro, a tempo ti veggio; Venivote

  Appunto a ritrovar. FI. Et io te simile-

  Mente volevo. MAS. Venia a farte intendere;

  Che quanto a me si spetta, e tutto in ordine.

FI. Et io per sfogar teco un po di colera;

  Che poco inanzi mi havea fatto in animo

  Dio non mi voler piu in casa intromettere

  De le tue. Poi mi è passata. MAS. Ove ingiuria

  Hai da me ricevuta. FI. Per Dio Massimo

  Comportar non potresti, che dicessino

  Di me li tuoi di casa quel, che dicono;

  Che dimandato ho il Vitel per mangiarlomi.

MAS. Chi ha cosi detto. FI. E i fiaschi per rubarteli.

MAS. Chi ha detto cotesto. FI. Ho havuto in guardia

  La credenza, e il thesor del Re Catholico

  Cento volte cosi, com'una; e temono,

  Che dei fiaschi, che sei libbre non pesano,

  Debbia far ch'io sia quel; che centomilia

  Fiorini cento volte di farm'essere

  Non hebbon forza mai. MAS. Dimmi di gratia

  Chi ha parlato di te men c'honorevole-

  Mente: ch'io mostraro. FI. Non fu mio offitio

  Mai d'accusar alcuno. MAS. Che l'ingiuria

  Tua piu mi spiace, che la mia medesima.

FI. Non piu lasciamo andar. Non voglio, c'habbino

  Pero possanza le lingue malediche;

  C'havendoti promesso, mi retraghino

  Dal' attenerte. MAS. Fai maestro il debito:

[pag. 45]   De gli huomini da bene: e ten' ringratio.

  Il vitel, che tu voi pel facrificio;

  L'ho mandato a tor fora: e maravigliomi

  Che non sia qui. Li fiaschi son' in ordine

  Netti, belli, polliti. Tolli, e portali

  Ove ti pare: s'altra cosa c'habbia

  In casa, o che danar dar mi potessino

  Voi da me per quest'opera; domandala:

  E vedrai, se di te mi fido. FI. Ascoltani.

  Ti vo ogni modo servir: ma servendoti:

  Ben faro in guisa, ch'io non dia materia

  A quelle lingue ribalde, che grachino

  Ch'io ti cerco giuntare: e perche vegghino,

  Ch'io non dimando il Vitel per mangiarlomi?

  Voglio in casa tua far il sacrificio.

  Cose vorro (Che molte ci bisognano)

  Oltra queste c'ho detto: e non levandole

  Di casa tua; non diran quel, che dicono.

  M'incresce sol, che la cura di Cynthio

  Vada piu in lungo: che, se i fiaschi fussino

  Gia in casa mia: non saria oscura l'aria.

  Ch'io gli harei consecrati in questa prossima

  Mattina: e ti haverei mostrata l'opera.

  MAS. Deh che non te li porti. Vien, e pigliali.

  FIS. Anzi tu me li manda: ne il famiglio

  Si parta fin che sacrati non siano.

MAS. Li mandaro. Tu poi tienli, e rimandali

  Come ti par; e cosi il sacrificio

  Fa in casa tua, o in la mia; ove piu acconcio

  Ti vien. FIS. In casa tua farlo delibero:

[pag. 46]   Sì per quel, che t'ho detto, ch'è superfluo

  A ridir piu: si anchora perche voglioti

  Far con tue proprie orechie udir un spirito

  Con favella chiarissima rispondermi;

  Che cosa ti parrà bella, e mirabile.

MAS. Io ne havero piacer. FIS. Fra un'hora voglioti

  Mandar altar; il qual farai riponere

  Accanto al letto, ove li sposi dormeno,

  Pero ch'egli ha virtu cosi mirabile

  Stando quivi, di far ch'insieme s'amino;

  Se ben fosse hor fra lor capital odio.

  Verrò poi domattina, che sia il camicie

  Fornito, a far in tua presentia l'opera.

MAS. A tuo piacer. FIS. Ma vo ch'abbi advertentia,

  E ch'avvertischi tutti i tuoi domestici;

  Che questo altar, che sia a similitudine

  D'una cassa; per quanto la vita amano

  Non ardiscan d'aprir, over di movere.

  Un pazzo gia, che non mi volle credere;

  Ardì toccar una mia cosa simile.

  Dimanda a questo, che gli avvenne. MAS. Dìcalo.

NEB. Immantinente si vide tutto ardere.

FIS. Et arse in guisa, che non pur la cenere

  Ne rimase. MAS. Hai ben fatto ad avvertirmene,

  Chi la toccassi a caso non sapendolo.

FIS. Pur che non l'apra, il toccar non puo nocere.

MAS. Chi la volesse aprir; ben temerario

  Saria. Dunque farò noto il pericolo

  Alli mei tutti; accio che se ne guardino.

FIS. Io tornero a l'albergo, e mandaroloti

[pag. 47]   Per costui. Falla por con diligentia.

MAS. Io non mi partiro di casa: mandala

  Pure serrarla faro nella camera

  Di Cynthio: io stesso li faro la guardia.

 

 




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