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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
MAS. O maestro, a tempo ti veggio; Venivote
Appunto a ritrovar. FI. Et io te simile-
Mente volevo. MAS. Venia a farte intendere;
Che quanto a me si spetta, e tutto in ordine.
FI. Et io per sfogar teco un po di colera;
Che poco inanzi mi havea fatto in animo
Dio non mi voler piu in casa intromettere
De le tue. Poi mi è passata. MAS. Ove ingiuria
Hai da me ricevuta. FI. Per Dio Massimo
Comportar non potresti, che dicessino
Di me li tuoi di casa quel, che dicono;
Che dimandato ho il Vitel per mangiarlomi.
MAS. Chi ha cosi detto. FI. E i fiaschi per rubarteli.
MAS. Chi ha detto cotesto. FI. Ho havuto in guardia
La credenza, e il thesor del Re Catholico
Cento volte cosi, com'una; e temono,
Che dei fiaschi, che sei libbre non pesano,
Debbia far ch'io sia quel; che centomilia
Fiorini cento volte di farm'essere
Non hebbon forza mai. MAS. Dimmi di gratia
Chi ha parlato di te men c'honorevole-
Mente: ch'io mostraro. FI. Non fu mio offitio
Mai d'accusar alcuno. MAS. Che l'ingiuria
Tua piu mi spiace, che la mia medesima.
FI. Non piu lasciamo andar. Non voglio, c'habbino
Pero possanza le lingue malediche;
C'havendoti promesso, mi retraghino
Dal' attenerte. MAS. Fai maestro il debito:
[pag. 45] De gli huomini da bene: e ten' ringratio.
Il vitel, che tu voi pel facrificio;
L'ho mandato a tor fora: e maravigliomi
Che non sia qui. Li fiaschi son' in ordine
Netti, belli, polliti. Tolli, e portali
Ove ti pare: s'altra cosa c'habbia
In casa, o che danar dar mi potessino
Voi da me per quest'opera; domandala:
E vedrai, se di te mi fido. FI. Ascoltani.
Ti vo ogni modo servir: ma servendoti:
Ben faro in guisa, ch'io non dia materia
A quelle lingue ribalde, che grachino
Ch'io ti cerco giuntare: e perche vegghino,
Ch'io non dimando il Vitel per mangiarlomi?
Voglio in casa tua far il sacrificio.
Cose vorro (Che molte ci bisognano)
Oltra queste c'ho detto: e non levandole
Di casa tua; non diran quel, che dicono.
M'incresce sol, che la cura di Cynthio
Vada piu in lungo: che, se i fiaschi fussino
Gia in casa mia: non saria oscura l'aria.
Ch'io gli harei consecrati in questa prossima
Mattina: e ti haverei mostrata l'opera.
MAS. Deh che non te li porti. Vien, e pigliali.
FIS. Anzi tu me li manda: ne il famiglio
Si parta fin che sacrati non siano.
MAS. Li mandaro. Tu poi tienli, e rimandali
Come ti par; e cosi il sacrificio
Fa in casa tua, o in la mia; ove piu acconcio
Ti vien. FIS. In casa tua farlo delibero:
[pag. 46] Sì per quel, che t'ho detto, ch'è superfluo
A ridir piu: si anchora perche voglioti
Far con tue proprie orechie udir un spirito
Con favella chiarissima rispondermi;
Che cosa ti parrà bella, e mirabile.
MAS. Io ne havero piacer. FIS. Fra un'hora voglioti
Mandar altar; il qual farai riponere
Accanto al letto, ove li sposi dormeno,
Pero ch'egli ha virtu cosi mirabile
Stando quivi, di far ch'insieme s'amino;
Se ben fosse hor fra lor capital odio.
Verrò poi domattina, che sia il camicie
Fornito, a far in tua presentia l'opera.
MAS. A tuo piacer. FIS. Ma vo ch'abbi advertentia,
E ch'avvertischi tutti i tuoi domestici;
Che questo altar, che sia a similitudine
D'una cassa; per quanto la vita amano
Non ardiscan d'aprir, over di movere.
Un pazzo gia, che non mi volle credere;
Ardì toccar una mia cosa simile.
Dimanda a questo, che gli avvenne. MAS. Dìcalo.
NEB. Immantinente si vide tutto ardere.
FIS. Et arse in guisa, che non pur la cenere
Ne rimase. MAS. Hai ben fatto ad avvertirmene,
Chi la toccassi a caso non sapendolo.
FIS. Pur che non l'apra, il toccar non puo nocere.
MAS. Chi la volesse aprir; ben temerario
Saria. Dunque farò noto il pericolo
Alli mei tutti; accio che se ne guardino.
FIS. Io tornero a l'albergo, e mandaroloti
[pag. 47] Per costui. Falla por con diligentia.
MAS. Io non mi partiro di casa: mandala
Pure serrarla faro nella camera
Di Cynthio: io stesso li faro la guardia.