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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCENA VI.

Abondio, Cambio, Camillo.

 

AB. M'incresce piu, ch'io veggo in bocca al popolo

  Questa cosa; che d'alcun' altro incommodo,

  Che ci possa accader: e ho da dolermene

  Con Massimo, il quale è stato potissima

  Cagion, che se ne fanno i cerchi in publico.

  E certo il sciocho trovera herbolatichi,

  E incantatori: e fa una solennissima

  Pazzia, ch'appena i fanciulli farebbono.

CAM. T'havessi pur in prigion, che sei milia.

[pag. 56]   Fiorini harei da te prima, che fussero.

  Ma che rumor è questo; o Dio che strepito

  Io sento. Rovinato m'hara Themolo;

  Il qual la casa m'ha piena di spiriti.

  Chi è questo fante, che un farsetto sgombera

  Con tanta fretta: e Camillo. Che batticha

  Egli qui. Dio m'aiuti. Quando Domine

  Entrò qua dentro. CAM. O caso spaventevole,

  O pericolo grande, o gran pericolo

  A che son stato qua su. Di chi debbomi

  Fidar mai piu, se quei; che beneficio

  Hanno da me ricevuto, e ricevono

  Tutta via. CAM. Che grida egli. CAM. Mi tradiscono.

  Bonta divina: che tanta ignominia,

  Che tanto mal non hai lasciato incorrere.

  O giustitia di Dio, che fatto intendere

  Tal cosa m'hai, che non mi rincrescere:

  Per saper ch'io sia stato a gran pericolo

  Di lasciarci hoggi la vita. CAMB. M'imagino,

  Ch'alcuna gran novita n'ha da opprimere,

CAM. Ma da chi potro haver hor hora imprestito,

  Da pormi almen in sul farsetto, un piccolo

  Mantellino, per ire a trovar subito

  Abondio. AB. Chi è quel, che mi nomina.

CAM. E farli intender di lui il preterito

  Scorno, e de la figliuola ad ignominia

  Di casa sua, AB. Dio mi aiuti. CAM. Cercavano

  Di far questi ribaldi. AB. Mi par essere

  Camillo poco sale. E d'esso. CAM. Abondio,

  Non volea altro, che te. CAM. Non puo nascere

[pag. 57]   Altro, che qualche danno & infortunio.

AB. Io ti veggio cosi in farsetto in ordine

  Per giuocar forsi alla palla. Provedite

  Pur d'un'altro che sia a questo essercitio

  Meglior di me: ch'io non ci son molt'agile.

CAM. Non per giuocur teco alla palla Abondio

  Vengo a te, ma si ben per farti intendere,

  Che sei balzato piu che palla: E giuocano

  Del tuo honor a gran poste, e di tua figlia.

  Sappi, ch'in quella casa il tuo buon genero

  Ha un'altra moglie. Ma per Dio trahemoci

  In una casa di queste piu prossime

  Ch'io mi vergogno d'apparir in publico

  Cosi spogliato. AB. Andiam qui in ca di Massimo.

CAM. Piu presto in casa vo, ch'andiam di Massimo,

  Che d'alcun'altro, e ch'egli m'oda. CAMB. Themolo

  Themolo, hor presto va lor' drieto: e sforzati

  D'udir di che Camillo si ramarica.

TH. Aspetta aspetta: che fuor esce Cynthio;

 

 




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