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Ludovico Ariosto
Il negromante

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ATTO QUINTO.

SCENA Prima.

Massimo, Camillo, Abondio.

 

MAS. S'io trovo che sia ver; ne faro (statevi

  Securi) tal demostration, che accorgervi

  Potrete che m'incresce, e ch'io non reputi

  Meno esser fatto a me, ch'a voi l'ingiuria.

CAM. Se trovi, che non sia cosi; mi publica

  Pel piu tristo, pel piu maligno, & invido

  Huom, che sia al mondo. AB. Se non fusse; credimi

[pag. 60]   Piu che vero. Io cognosco costui giovane

  Di sorte, che non sapria imaginarlosi,

  Non che dirlo. La qual cosa delibero

  Che non resti impunita: né passarlami

  Vo cosi leggiermente. MAS. Aspetta Abondio.

  Non voler per tua fe correre a furia

  Informiamoci meglio. CAM. Onde informarcene

  Meglio puo; che da me, che con le proprie

  Orecchie ho udito, & ho con gli occhi proprij

  Veduto, ch'in questa casa ha il tuo Cynthio

  E mogliere, e figliuoli. MAS. Io vo chiarirmene

  Un poco meglio. CAM. Intramo dentro. Menami

  Al paragone: e se truovi, che ci habbia

  Piu della verita giunto una minima

  Parola; io ti consento, e do licentia

  Che mi traggia la lingua, gli occhi, e l'anima.

MAS. Andiamo. AB. Andiamo. MAS. Andiam' tutti, chiarimoci

  Affatto. Deh restate voi. Lasciatemi

  Andarci solo; e non si facci strepito,

  Ne piu di quel, che sia, la cosa publica:

  Non procacciam noi stessi l'ignominia

  Nostra. AB. Tu adunque va prima. Poi chiamaci

  Quando ti par. MAS. Cosi faro. Aspettatemi.

 

 




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