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| Ludovico Ariosto Il negromante IntraText CT - Lettura del testo |
Themolo, Abondio, Camillo, Massimo.
THE. O ventura mia grande, fortuna ottima;
Come tanta paura, e tanta horribile
Tempesta in si sicura, & in si placida
Quiete hai rivoltata cosi subito.
AB. Perche è costui si allegro. TH. Dove correre,
Dove volar debb'io per trovar Cynthio?
AB. Ch'esser puo questo. CAM. Io non so. TH. Ch'io gl'annuntij
Il maggior gaudio la maggior letitia;
Che possa haver. AB. Che fia. TH. La sua Lavinia
Ritrovando figliuola esser di Massimo.
CAM. Hai tu inteso. AB. Si. Come puo essere?
TH. Ma che cess'io d'andare a trovar Cynthio.
AB. Moglie non hebbe egli mai, ch'io sappia.
CAM. S'hanno de figliuoli ancho d'altre femine;
Che non son moglie: ma ecco lui, ch'ntendere
[pag. 63] Ve fara il tutto. Ritrovato hai Massimo.
Ch'io sia buggiardo. MAS. Non per Dio. Ascoltami.
Tu caro Abondio, io ti priego, io ti supplico
Pel tuo gentil, cortese, e benign'animo,
Per la nostra antiquissima amicitia;
Che tu perdoni à Cynthio mio l'ingiuria,
Che t'ha fatto gravissima, & escusilo
L'etade, e i rei consigli delli pessimi.
AB. Ti sei chiarito insomma, che 'l tuo Cynthio
Si truova un'altra moglie. CAM. Chi ne dubita.
MAS. A la temerita non piu del giovane
Si deve attribuir; ch'all'infallibile
Divina providentia, ch'a principio
Cosi determinò, c'havesse ad essere:
Che senza questo mezzo per cognoscere
Non ero mai mia figliuola; che piccola
Di quattr'anni perduto havea; e gia dodici
Ne sono, che di lei novella intendere
Non ho potuto. Hor dove piu offendermi
Temete Cynthio, senza mia licentia
Togliendo moglie, si trova grandissimo
Piacer havermi fatto; che ne elegermi
Havrei potuto mai piu caro genero
Di lui, ne a lui potuto harei dar femina,
Che gli fusse piu grata di mia figlia.
Hor solamente il tuo interesse o Abondio
Contamina e disturba; che 'l mio gaudio
Non è compiuto: ma se senza ingiuria
Alcuna tua fusse accaduto; renditi
Certo, che mi saria quanta letitia
[pag. 64] Esser in questo mondo sia possibile.
E s'io potro da te impetrar; che toleri
Il mio contento, e non ti vogli opponere
A quel, ch'è a Dio piaciuto che ritogliere
Ti vogli tua figliuola cosi vergine,
Com'è venuta a noi, qual ti sia facile
Rimaritar a giovane honorevole;
Quanto sia il nostro e ricco; Io me ti profero
Sempre con cio c'ho al mondo paratissimo
AB. Se fin da pueritia sempre Massimo
Io t'ho portato amor, e riverentia;
Non voglio, ch'altri mi sin tenimonij
Che tu: se io t'amo al presente el medesimo
Son verso te, ch'io soglio; Dio lo giudichi,
A cui sol non si puo nasconder l'animo:
Ma che non mi rencresca, che dissolvere
Io veggia questo matrimonio; e Emilia
Tornarmi cosi a casa, non puo essere:
Ch'anchor ch'in Cynthio e in lei non puo ignominia
Iustamente accader; pur fia materia
Data al vulgo di far d'essa una favola.
Il che a rimaritarla sia un ostacolo
Maggior che non ti par. MAS. Eccoti il genero
Apparecchiato qui; ch'è bello, e nobile
E ricco, e costumato; e da ben giovane;
Che l'ama piu, che se stesso: e desidera
D'haverla. Hor dove meglio poi tu metterla?
CAM. Cotesta bocca sia da Dio in perpetuo
Benedetta. AB. Dica egli: & io rispondere
Sapro al suo detto. CAM. Io l'haveuo di gratia.
[pag. 65] Cosi con tutto il cor ti prego, e supplico;
Che tu me la conceda con buon animo.
AB. Et io te la prometto. CAM. Io per legittima
Moglie l'accetto. MAS. Dio conduca, e prosperi
Senza mai lite haverci; il matrimonio.
CAM. Siam d'acordo. AB. Dacordo. CAM. D'acordissimo.
AB. Hor se ti piace, fa ch'io intenda Massimo,
Che figlia è questa tua; dove ella e dodici
Anni è stata nascosta; e con che inditio
Venuto hoggi ne sei cosi a notitia.
MAS. Tel diro; se m'ascolti. AB. A questo offitio
Anchor l'orecchie volentier t'accomodo.
MAS. Quando i Venitiani prima tolsero
Cremona al Moro; e a me per bando publico,
Credendo che tenuto havessi pratica
Di dar la rocca a li Tedeschi: posero
Taglia sù la persona di tre milia
Fiorini. Sai ch'io fuggì; e fin che suddita
Fu lor la terra; non si pote intendere,
Che di me fusse. In quel tempo in Calavria
M'ero ridotto in una terra publica:
Dove per piu mia segurtade, in humile
Habito, e solo nominar facendomi
Anastagio; e di patria anchor fingendomi
Alessandrino mi nascosi. Hor standomi,
Domestichezza presi d'una vedova
Di quella terra, a tal; che parte amandola,
Parte, perche star solo è rincrescevole:
Parte, per haver case e masseritie,
Tolsi per moglie, ingravidalla: e nacquemi
[pag. 66] Questa fanciulla. Quivi stetti tacito
Fin che da molte parti nove vennero
Delli Francesi; che si apparechiavano
Pronti, e con la Chiesa, e con l'Imperio
Di torre a Venitiani il suo Dominio.
Io per trovarmi a racquistar la patria
Ne volendo per cio (quando venisseno
Le cose avverse) havermi chiuso l'andito
Di tornar a nascondermi; a Ginevera
Che Ginevra, mia moglie nominavassi
Dissi, che ritornavo in Alessandria
Per certe hereditati mie ripetere?
Ch'alcuni mei parenti mi occupavano:
E che quando i disegni miei sortissero
L'effetto, ch'io speravo; havevo in animo
Che piu mia stanza non fussi in Calavria:
O che lei verrei a torre, o fidatissime
Persone mandarei; che la menassero:
Ma quando havesse con altro a venirsene
Che me; in contrasegno un anel divido
In doi parte, & a lei la metà lascione,
La metà meco là porto; e commettole:
Che non venendo il contrasegno; a muovere
Non s'habbia. Io venni in qua; ma piu allungandosi
Ch'io non pensai le cose; piu di quindici
Mesi passaro prima, che prendessero
Forma i miei fatti. Poi, ch'al fin la presero;
Mandar non volsi alcun'altro; ma io proprio
Per menarla in qua meco andai in Calavria:
Et ritrovai; c'havendo ella oltra il termine
[pag. 67] Aspettato sei mesi, ne vedendomi,
Ne di me havendo nuova; come femina
Che piu che ragion, segue un desiderio;
S'era posta a seguirmi, fatto vendere
Prima la casa; e quel, che mal agevol-
Mente potea condurre, e l'altro mobile
Su tre Somieri, o quattro havendo carico,
Udendo questo; in fretta, & a grandissime
Giornate mi condussi in Alessandria:
E quivi ritrovai, che con la piccola
Figlia era stata; e che d'un Anastagio
Havea molto cercato; ne notitia
Alcuna, ne alcun'orme havendo havutone,
Ne cognoscendovi persona; postasi
Era in fretta a tornar verso Calavria.
Io ritornai di nuovo: e messi, e lettere
Mandai, e rimandai fenza alcun numero
Credo per tutta Italia: ne mai in dodici
Anni ho potuto haverne alcun vestigio.
Hor essendo qua dentro per intendere
Questa pratica andato con gran collera
Et mal viso, e parole minaccievole,
La vecchia a i pie gittomisi. Habbi Massimo
(Disse) di lei pietà; che non d'ignobile
Gente, come ti dai forsi ad intendere;
Ma di madre, e di padre gentil'huomini
E nata. Io ricordando la sua origine
Intendo, che 'l suo padre fu Anastagio
Nomato; il qual venuto d'Alessandria
Havea habitato alcun tempo in Calavria;
[pag. 68] Et quivi tolto moglie. AB. Tu sei Massimo
Prudente. Pur ti vo ricordar; ch'essere
Qui potria inganno: che costei da Cynthio
Havendo intesa questa historia, fingere
Si volesse tua figlia. MAS. E come Cynthio
Il puo saper: che piu mai una minima
Parola, se non hor, lasciato ho uscirmene
Di bocca. Non fu mai con piu silentio
Altra cosa celata; che gran carico
Riputace haver moglie, e non intendere
Ove ella fusse. Altri parecchi inditij
V'ho senza questi, Una corona di Hebbano
Ricognosciuta le ho al collo: e mostratomi
Ella poi, collanuzze, anella e simili
Cose, che for di sua madre, & donatole
Io le haveva. Ma che voi meglio; ecco datomi
Ha il contrasegno. Questo mi è bastevole,
Quando non ci fusse altro. Ma l'effigie,
C'ha dalla madre, ancho me ne certifica,
AB. Ch'è della madre. Te ne fa ella rendere
Conto. MAS. Si ben. Ma piu quell'altri dicono,
Che tornando la madre di Calavria,
S'era infermata a Firenze, ove Fatio
(Il qual marito fu di questa vedova)
L'havea albergata, e v'era giunta al termine
Delli suoi affanni: e lasciò lor la piccola
Fanciulla: e cosi poi se l'allevarono,
Come lor figlia: ch'altra non havevano.
E le leuorno il nome, ch'era Candida:
Et la chiamaron Lavinia, a memoria
[pag. 69] D'una lor (credo m'habiano detto) Avola.
AB. D'ogni contento tuo son contentissimo.
CAM. Et io similmente. MAS. Io ve ringratio.
CAM. Noi che faremo. AB. A tuo piacer Emilia
Potrai sposar. CAM. E perche non concludere
Presto quel, che s'ha a far. MAS. Ben dice, sposila
Hora. AB. Sposila, andiamo. CAM. Andiam di gratia.
MAS. Non apettate ò la: che torni Cynthio,
Che per l'uscio di drieto è intrato tacito
In casa. E chi del Negromante intender
Vuole; gli corra drieto: ma spediscasi:
Che va, che par, che se lo porti il Diavolo.
A Dio benigni guardatori. Fatene
Con alcun segno d'allegrezza intendere,
Che piaciuta vi sia la nostra fabula.
In Vinegia per Nicola d' Aristotile detto Zoppino.