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Ludovico Ariosto
Il negromante

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SCENA III.

Themolo, Abondio, Camillo, Massimo.

 

THE. O ventura mia grande, fortuna ottima;

  Come tanta paura, e tanta horribile

  Tempesta in si sicura, & in si placida

  Quiete hai rivoltata cosi subito.

AB. Perche è costui si allegro. TH. Dove correre,

  Dove volar debb'io per trovar Cynthio?

AB. Ch'esser puo questo. CAM. Io non so. TH. Ch'io gl'annuntij

  Il maggior gaudio la maggior letitia;

  Che possa haver. AB. Che fia. TH. La sua Lavinia

  Ritrovando figliuola esser di Massimo.

CAM. Hai tu inteso. AB. Si. Come puo essere?

TH. Ma che cess'io d'andare a trovar Cynthio.

AB. Moglie non hebbe egli mai, ch'io sappia.

CAM. S'hanno de figliuoli ancho d'altre femine;

  Che non son moglie: ma ecco lui, ch'ntendere

[pag. 63]   Ve fara il tutto. Ritrovato hai Massimo.

  Ch'io sia buggiardo. MAS. Non per Dio. Ascoltami.

  Tu caro Abondio, io ti priego, io ti supplico

  Pel tuo gentil, cortese, e benign'animo,

  Per la nostra antiquissima amicitia;

  Che tu perdoni à Cynthio mio l'ingiuria,

  Che t'ha fatto gravissima, & escusilo

  L'etade, e i rei consigli delli pessimi.

AB. Ti sei chiarito insomma, che 'l tuo Cynthio

  Si truova un'altra moglie. CAM. Chi ne dubita.

MAS. A la temerita non piu del giovane

  Si deve attribuir; ch'all'infallibile

  Divina providentia, ch'a principio

  Cosi determinò, c'havesse ad essere:

  Che senza questo mezzo per cognoscere

  Non ero mai mia figliuola; che piccola

  Di quattr'anni perduto havea; e gia dodici

  Ne sono, che di lei novella intendere

  Non ho potuto. Hor dove piu offendermi

  Temete Cynthio, senza mia licentia

  Togliendo moglie, si trova grandissimo

  Piacer havermi fatto; che ne elegermi

  Havrei potuto mai piu caro genero

  Di lui, ne a lui potuto harei dar femina,

  Che gli fusse piu grata di mia figlia.

  Hor solamente il tuo interesse o Abondio

  Contamina e disturba; che 'l mio gaudio

  Non è compiuto: ma se senza ingiuria

  Alcuna tua fusse accaduto; renditi

  Certo, che mi saria quanta letitia

[pag. 64]   Esser in questo mondo sia possibile.

  E s'io potro da te impetrar; che toleri

  Il mio contento, e non ti vogli opponere

  A quel, ch'è a Dio piaciuto che ritogliere

  Ti vogli tua figliuola cosi vergine,

  Com'è venuta a noi, qual ti sia facile

  Rimaritar a giovane honorevole;

  Quanto sia il nostro e ricco; Io me ti profero

  Sempre con cio c'ho al mondo paratissimo

AB. Se fin da pueritia sempre Massimo

  Io t'ho portato amor, e riverentia;

  Non voglio, ch'altri mi sin tenimonij

  Che tu: se io t'amo al presente el medesimo

  Son verso te, ch'io soglio; Dio lo giudichi,

  A cui sol non si puo nasconder l'animo:

  Ma che non mi rencresca, che dissolvere

  Io veggia questo matrimonio; e Emilia

  Tornarmi cosi a casa, non puo essere:

  Ch'anchor ch'in Cynthio e in lei non puo ignominia

  Iustamente accader; pur fia materia

  Data al vulgo di far d'essa una favola.

  Il che a rimaritarla sia un ostacolo

  Maggior che non ti par. MAS. Eccoti il genero

  Apparecchiato qui; ch'è bello, e nobile

  E ricco, e costumato; e da ben giovane;

  Che l'ama piu, che se stesso: e desidera

  D'haverla. Hor dove meglio poi tu metterla?

CAM. Cotesta bocca sia da Dio in perpetuo

  Benedetta. AB. Dica egli: & io rispondere

  Sapro al suo detto. CAM. Io l'haveuo di gratia.

[pag. 65]   Cosi con tutto il cor ti prego, e supplico;

  Che tu me la conceda con buon animo.

AB. Et io te la prometto. CAM. Io per legittima

  Moglie l'accetto. MAS. Dio conduca, e prosperi

  Senza mai lite haverci; il matrimonio.

CAM. Siam d'acordo. AB. Dacordo. CAM. D'acordissimo.

AB. Hor se ti piace, fa ch'io intenda Massimo,

  Che figlia è questa tua; dove ella e dodici

  Anni è stata nascosta; e con che inditio

  Venuto hoggi ne sei cosi a notitia.

MAS. Tel diro; se m'ascolti. AB. A questo offitio

  Anchor l'orecchie volentier t'accomodo.

MAS. Quando i Venitiani prima tolsero

  Cremona al Moro; e a me per bando publico,

  Credendo che tenuto havessi pratica

  Di dar la rocca a li Tedeschi: posero

  Taglia la persona di tre milia

  Fiorini. Sai ch'io fuggì; e fin che suddita

  Fu lor la terra; non si pote intendere,

  Che di me fusse. In quel tempo in Calavria

  M'ero ridotto in una terra publica:

  Dove per piu mia segurtade, in humile

  Habito, e solo nominar facendomi

  Anastagio; e di patria anchor fingendomi

  Alessandrino mi nascosi. Hor standomi,

  Domestichezza presi d'una vedova

  Di quella terra, a tal; che parte amandola,

  Parte, perche star solo è rincrescevole:

  Parte, per haver case e masseritie,

  Tolsi per moglie, ingravidalla: e nacquemi

[pag. 66]   Questa fanciulla. Quivi stetti tacito

  Fin che da molte parti nove vennero

  Delli Francesi; che si apparechiavano

  Pronti, e con la Chiesa, e con l'Imperio

  Di torre a Venitiani il suo Dominio.

  Io per trovarmi a racquistar la patria

  Ne volendo per cio (quando venisseno

  Le cose avverse) havermi chiuso l'andito

  Di tornar a nascondermi; a Ginevera

  Che Ginevra, mia moglie nominavassi

  Dissi, che ritornavo in Alessandria

  Per certe hereditati mie ripetere?

  Ch'alcuni mei parenti mi occupavano:

  E che quando i disegni miei sortissero

  L'effetto, ch'io speravo; havevo in animo

  Che piu mia stanza non fussi in Calavria:

  O che lei verrei a torre, o fidatissime

  Persone mandarei; che la menassero:

  Ma quando havesse con altro a venirsene

  Che me; in contrasegno un anel divido

  In doi parte, & a lei la metà lascione,

  La metà meco porto; e commettole:

  Che non venendo il contrasegno; a muovere

  Non s'habbia. Io venni in qua; ma piu allungandosi

  Ch'io non pensai le cose; piu di quindici

  Mesi passaro prima, che prendessero

  Forma i miei fatti. Poi, ch'al fin la presero;

  Mandar non volsi alcun'altro; ma io proprio

  Per menarla in qua meco andai in Calavria:

  Et ritrovai; c'havendo ella oltra il termine

[pag. 67]   Aspettato sei mesi, ne vedendomi,

  Ne di me havendo nuova; come femina

  Che piu che ragion, segue un desiderio;

  S'era posta a seguirmi, fatto vendere

  Prima la casa; e quel, che mal agevol-

  Mente potea condurre, e l'altro mobile

  Su tre Somieri, o quattro havendo carico,

  Udendo questo; in fretta, & a grandissime

  Giornate mi condussi in Alessandria:

  E quivi ritrovai, che con la piccola

  Figlia era stata; e che d'un Anastagio

  Havea molto cercato; ne notitia

  Alcuna, ne alcun'orme havendo havutone,

  Ne cognoscendovi persona; postasi

  Era in fretta a tornar verso Calavria.

  Io ritornai di nuovo: e messi, e lettere

  Mandai, e rimandai fenza alcun numero

  Credo per tutta Italia: ne mai in dodici

  Anni ho potuto haverne alcun vestigio.

  Hor essendo qua dentro per intendere

  Questa pratica andato con gran collera

  Et mal viso, e parole minaccievole,

  La vecchia a i pie gittomisi. Habbi Massimo

  (Disse) di lei pietà; che non d'ignobile

  Gente, come ti dai forsi ad intendere;

  Ma di madre, e di padre gentil'huomini

  E nata. Io ricordando la sua origine

  Intendo, che 'l suo padre fu Anastagio

  Nomato; il qual venuto d'Alessandria

  Havea habitato alcun tempo in Calavria;

[pag. 68] Et quivi tolto moglie. AB. Tu sei Massimo

  Prudente. Pur ti vo ricordar; ch'essere

  Qui potria inganno: che costei da Cynthio

  Havendo intesa questa historia, fingere

  Si volesse tua figlia. MAS. E come Cynthio

  Il puo saper: che piu mai una minima

  Parola, se non hor, lasciato ho uscirmene

  Di bocca. Non fu mai con piu silentio

  Altra cosa celata; che gran carico

  Riputace haver moglie, e non intendere

  Ove ella fusse. Altri parecchi inditij

  V'ho senza questi, Una corona di Hebbano

  Ricognosciuta le ho al collo: e mostratomi

  Ella poi, collanuzze, anella e simili

  Cose, che for di sua madre, & donatole

  Io le haveva. Ma che voi meglio; ecco datomi

  Ha il contrasegno. Questo mi è bastevole,

  Quando non ci fusse altro. Ma l'effigie,

  C'ha dalla madre, ancho me ne certifica,

AB. Ch'è della madre. Te ne fa ella rendere

  Conto. MAS. Si ben. Ma piu quell'altri dicono,

  Che tornando la madre di Calavria,

  S'era infermata a Firenze, ove Fatio

  (Il qual marito fu di questa vedova)

  L'havea albergata, e v'era giunta al termine

  Delli suoi affanni: e lasciò lor la piccola

  Fanciulla: e cosi poi se l'allevarono,

  Come lor figlia: ch'altra non havevano.

  E le leuorno il nome, ch'era Candida:

  Et la chiamaron Lavinia, a memoria

[pag. 69]   D'una lor (credo m'habiano detto) Avola.

AB. D'ogni contento tuo son contentissimo.

CAM. Et io similmente. MAS. Io ve ringratio.

  CAM. Noi che faremo. AB. A tuo piacer Emilia

  Potrai sposar. CAM. E perche non concludere

  Presto quel, che s'ha a far. MAS. Ben dice, sposila

  Hora. AB. Sposila, andiamo. CAM. Andiam di gratia.

MAS. Non apettate ò la: che torni Cynthio,

  Che per l'uscio di drieto è intrato tacito

  In casa. E chi del Negromante intender

  Vuole; gli corra drieto: ma spediscasi:

  Che va, che par, che se lo porti il Diavolo.

    A Dio benigni guardatori. Fatene

  Con alcun segno d'allegrezza intendere,

  Che piaciuta vi sia la nostra fabula.

 

FINIS.

 

In Vinegia per Nicola d' Aristotile detto Zoppino.

M. D. XXXV.

 

 




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