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Carlo Goldoni
La conversazione

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SCENA SECONDA

 

Don Filiberto, poi Donna Berenice

 

FIL.

E pur non so partire.

Di gelosia il martire

Sento nell'alma mia...

Ho risolto così; voglio andar via.

BER.

Dove don Filiberto?

FIL.

Perdonate.

Ho un affar di premura.

BER.

Ah no, restate.

Lo so che di mia zia

Lo scherzo vi dispiace.

Ma io colpa non ho, datevi pace.

FIL.

Sandrino in mia presenza

Fa con voi lo sguaiato.

BER.

Ei non può dire

Che da me lusingata

Sia la di lui pazzia.

FIL.

Non dovevate

Sedere a lui vicino. Ah, lo sapete:

Per eccesso d'amor geloso io sono.

BER.

Via, non lo farò più; chiedo perdono.

FIL.

(Resistere non so). (da sé)

BER.

Mi perdonate?

FIL.

Vi perdono, mio ben.

BER.

Dunque restate.

FIL.

Via, resterò, per compiacervi, ancora.

Troppo questo mio cuor v'ama e v'adora.

 

Lo so che il sospetto

Fa torto al mio bene,

Ma soffro nel petto

Gli affanni e le pene

Di un timido amor.

Conosco l'error,

Confesso l'inganno;

Me stesso condanno,

Ma palpito ancor. (parte)

 

 

 




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