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| Carlo Goldoni La conversazione IntraText CT - Lettura del testo |
SCENA QUARTA
Madama, poi Giacinto
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MAD. |
Poveri innamorati! Li compatisco affé. Farò per lor quel che vorrei per me. |
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GIAC. |
Ah Madama, ah Madama! |
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MAD. |
Che c'è, signor Giacinto? |
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GIAC. |
Oh, che vin di Borgogna! In Borgogna medesima Meglio non ne ho trovato, Meglio non ne ho bevuto in vita mia. Ei m'ha messo in vigore e in allegria. |
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MAD. |
Ho piacer che sia buono. |
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GIAC. |
È perfettissimo. (traballando un poco) |
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MAD. |
Forti, forti, signore. |
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GIAC. |
Io? Son fortissimo. Ah Madama, Madama, Quivi che cosa fate? Perché ci abbandonate? |
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MAD. |
Son venuta Per un picciolo affare. |
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GIAC. |
Eh, vi ho capito. Sia detto in confidenza, (traballando) Alterata col vin la luminaria, Siete fuori venuta a prender aria. |
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MAD. |
Bravo, così va detto. Io sono un po' alterata; Voi siete sincerissimo. |
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GIAC. |
Io? cospetto di Bacco! io son sanissimo. Sono stato capace a' giorni miei, Io solo contro sei, Fare a chi beve più. Ciascun di loro Cadde dal vino oppresso, Ed io forte restai qual sono adesso. (traballando) |
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MAD. |
È una gran maraviglia! |
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GIAC. |
In Inghilterra Ho bevuto in un giorno Due fiaschi d'acquavite; e in Alemagna Quattordici bottiglie di sciampagna. In Parigi ad un pranzo Questo stomaco mio si trangugiò Un barile di vino di Bordò. E a Vienna tracannai Tanto vin di Tokai, Che poteva bastar per un congresso; E pur sano restai qual sono adesso. (traballando) |
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MAD. |
Saldi, signor, non mi cascate addosso. |
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GIAC. |
So quel che io faccio e traballar non posso.
Viva Bacco, il dio del vino, Che consola il nostro cor. Oh, che caldo malandrino! Io mi sento un fiero ardor. Presto, presto, mi abbisogna Del buon vino di Borgogna, Che mi renda il mio vigor. Ah, Madama, ho tanta sete. Ma son forte, lo vedete: Quattro salti posso far, E mi sembra di volar. (parte) |