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Sotterraneo: due finestre in alto.
SCENA I.
Gastone solo.
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Gastone.
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Ecco che il seme ch'io gittai,
con lunga
Fatica coltivai, fiorisce. Il
Pansa
Ed il Verrina, abbandonato il
campo,
Aprir l'adito ai nostri. Eppur
costoro
Eran di quei che prodi il volgo
appella
Ed ecco cosa è un prode: un uom
che tutto
Al proprio onor sacrifica sé
stesso;
E se un astuto al suo cammin
s'avviene,
Questo onor gliel rapisce, come
il ladro
In un momento facilmente l'oro
Rapisce al viandante, e Dio sa
quanto
Avrà stentato a accumular
quell'oro!
Allora, è un vile, come gli
altri figli
D'Adamo, e per sovrappiú un
misero.
Ecco Cos'è costui che adora il
volgo. E a dritto
Gli antichi coronavano di fiori
La vittima, e seguivanla in
gran pompa:
Ma di quei che seguianla, forse
alcuno
Esser la vittima, egli, avría
voluto?
Oh no, perdio!
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SCENA II.
Pansa e Detto.
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Pansa.
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Ecco,
compiuta omai
Ho l'opra infame. O mio destin,
sei pago?
Morte mi grida il popolo,
siccome
A un traditor; morte mi grida
il Franco,
Siccome a demagogo. Ed io non
posso
Erger la fronte impavida,
gridando:
Perché la mia coscienza non mi
garra,
Alla fortuna, come vuol, son
presto!
La prima volta ora lo imprendo
appieno,
Essere infame che vuol dire. Il
core,
A generosi palpiti sol uso,
Ora mi batte di timor.
Fuggiamo,
Ah sí, fuggiamo, fuggiam lungi
molto;
Una terra cerchiam, u' non si
parli
Di patria, u' non si parli di
Francesi!
Oh, questo nome prima mi facea
Fremere d'ira, ed ora di
vergogna.
Ma che vaneggio? Dalla nostra
testa
Forse l'infamia scuoterem
fuggendo?
Parmi aver scritto sulla
fronte: «È questi
Che tradí la sua patria»; il
mio delitto
Ardermi in fronte io sento,
qual Caino
L'anàtema di Dio.
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Gastone.
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Ma perché
tanto
Disperato timore? La tua fuga
Forse potría gradire il Sir,
siccome
Riverenza alla sua sacra
persona?
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Pansa.
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Forse tu ignori che ci sgiunge
l'Alpe
Dal tuo suolo, o Francese? E tu
vorresti
Ch'io ponessi la mia vergogna a
prezzo,
E le catene della patria? A
tanto
Giunto non son sinor; andrò
ramingo,
Maledetto da' miei, mangiando
il pane
Del mio sudor, ma non il pan
Francese.
Tanto orgoglio, tra noi, resta
persino
Ai traditor. Ma a te,
straniero, io parlo
Parole che non puoi comprender.
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Gastone.
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(tra sé)
Poco
Da insultarmi ti avanza.
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Pansa.
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Ancor non
giunge
Verrina! Eppure, quasi albeggia
il cielo...
E tu la fuga hai preparata,
come
Fummo d'accordo?
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Gastone.
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Alla vicina
spiaggia
Fuor delle mura già un battei
ci attende:
Anderemo in Romagna.
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SCENA III.
Verrina e Detti.
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Verrina.
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Forse tardi
Venni al convegno: ma son
giunto or ora,
Per obliqui sentier tenendo
via,
Onde evitar l'armi Francesi.
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Gastone.
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E come
Andar le cose in Ventimiglia?
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Verrina.
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In nome
Di Dio, deh non parlarne! Il
cor mi scoppia
D'ira anche adesso, nel pensar
ch'io vidi
Approssimarsi il re Francese,
senza
Poter di nuovo ravvivar
l'antica
Tra nostre spade conoscenza, i
miei
Soldati io stesso trascinar
dovendo
Negli amari, e per me nuovi, di
fuga
Passi. Ma pur lo fèi: m'era piú
grato
Ciò, che far dono a Genova d'un
nuovo
Medici. Oh, infausto veramente
il giorno
Che sui campi Pisani credei
pria
Poter pugnar per la mia patria,
e venni
A perdervi l'onor, che col mio
sangue
In Toscana comprai?... Tra
strada intesi
Però, che qui si menâr ben le
mani.
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Pansa.
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Sui terrapieni presso al mar,
tre volte
Della intera Francese oste
l'assalto
Paolo sostenne.
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Verrina.
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E che ne
accadde poscia?
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Pansa.
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Morí nel campo, l'armi in mano.
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Verrina.
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È morto?
Paolo da Novi ? Ma il sai
certo?
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Pansa.
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Certo.
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Verrina.
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Ma non è giusto, Iddio. Egli si
pose
Nel cammino dei vili, ed alla
meta
Riescí dei generosi. E io mi
posi
Nel cammino dei prodi, ed alla
meta
Riescii dei vili.
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Gastone.
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(guarda alla finestra)
Ma le vie son piene
Di drappelli francesi; non v'è
tempo
Da perdere. Di poco io vi
precedo
Voi tra mezz'ora fuori delle
porte
Raggiungetemi. Il nostro escire
insieme
Potria notarsi ed eccitar
sospetti.
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Verrina.
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Addio; fuor delle porte, tra
mezz'ora,
Ci rivedrem. (Gastone parte)
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SCENA V.
Verrina, Pansa.
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Verrina
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(alla finestra). Per
Dio, le vie son piene
Di drappelli nemici.
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Pansa
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(seduto).
Opera nostra!
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Verrina.
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A implorar grazia al vincitor,
tremante
Corre il popolo in folla.
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Pansa.
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Opera
nostra!
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Verrina.
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Sul palazzo Ducale ondeggia al
vento
Il vessillo francese.
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Pansa.
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Opera
nostra!
Maledizion, maledizion tre
volte
Sul nostro capo, e sul capo dei
figli
Nostri, e su quei che nasceran
da loro!
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Verrina.
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Maledizione eternamente,
inferno
All'anima, onta, obbrobrio alla
memoria
Di quel Paolo, che a scegliere
ci diede
In fra due strade, che mettevan
ambo
A servitú e ad infamia!
(guarda di nuovo alla
finestra)
Ma Gastone
S'avvenne in un drappel
francese.
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Pansa.
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È preso?
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Verrina.
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Ei lor favella amicamente. Deve
Cercar d'illuderli.
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Pansa.
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Oppur di
tradirci.
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Verrina.
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Ma è ben poi certo ch'ei
cominci adesso
A tradirci? Un crudel dubbio mi
assale.....
È impossibile! Io stesso... io
stesso vidi
La lettera del Papa... Ei loro
accenna
Questa casa... Per Dio! Torna
fra loro.
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Pansa.
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Doveva esser cosí! Fuggiamo!
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Verrina.
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Indarno!
L'unica porta è circondata.
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Pansa.
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Allora
Restiamo; prepariamci a córre
il frutto
Che porta l'arbor dell'infamia.
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Verrina.
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E. quale?
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Pansa.
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Il patibolo.
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SCENA VI.
(Il sotterraneo si
empie di guardie).
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