ATTO IV.
In casa di Paolo.
SCENA I.
Teresa sola, entrando.
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Teresa.
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Come la via lunga mi parve! Ad
ogni
Passo parea gli occhi di tutti
fissi
Mi si arrestasser sulla faccia.
In ogni
Volto io leggea misto il
disprezzo e l'ira.
Mi accennavan, dicendo: ecco la
donna
Di quel tristo. Ed è ver: ho
rinnegata
Per un Francese la mia patria.
Paolo
Rinnegai per un vil... Certo,
egli è un vile
Pansa e Verrina pur quest'oggi
stesso
Egli tradiva a prezzo. Oh,
perchè mai
Fatal sorte guidollo a questi
lidi?
Oh, perché allor che primamente
il vidi,
Questo Gaston, cedere a sue
lusinghe?
Oh, perché allor non affogarmi
il core
Nell'amore d'un grande? Perché
Dio
L'animo invitto e la fermezza
diede
Proprio retaggio all'uomo, ed
alla donna
Tenero cuore, e vaga indole?
L'uomo,
La quercia immota al flagellar
dei venti;
Noi siam la rosa, che ad ogni
aura piega,
E i molli effluvii, e sé
medesma affida.
Gaston, purtroppo, io lo
conosco un vile,
E n'ho dolor, ma l'amo ancora!
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SCENA II.
Gastone e Detta.
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Teresa.
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Alfine
Giungi, o Gastone! In tutto il
giorno ancora
Non ci siam visti (guarda
all'oriuolo) ed è già l'ora quarta;
E dal mattino all'ora quarta è
lungo,
Per il disío, e per l'amore il
tempo.
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Gastone.
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Escii prima dell'alba; avea un
convegno....
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Teresa.
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Per affari di Stato?
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Gastone.
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Sí.
All'incontro
Del nostro Sire poscia andai.
Teresa,
Tu non vi fosti... Giuro a Dio
che un bello
Spettacolo perdesti. Lunga fila
Di donzelle vestite in bianchi
veli
E con in mano ramoscêi d'ulivo,
Accolse il vincitor presso alle
porte.
Cinto dai primi cavalier di
Francia
E d'Italia, arrivò re Luigi: in
segno
Di sua giusta vendetta avea tra
mani
Nudo lo stocco; ma placato
alfine
Dall'umile pregar del popolo
tutto,
Nella guaína lo ripose, e al
Duomo
Andò, per render grazie a Dio,
che avea
Sterminati i ribelli.
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Teresa.
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Oh, io non
amo
Simili feste.
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Gastone.
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Ebben,
stasera un'altra
Piú gradita ne avrai. Splendida
danza
Nel suo palagio Luigi Fieschi
al Sire
Prepara.
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Teresa.
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Oh, io non
amo, ti ripeto,
Simili feste.
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Gastone.
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Oh, vi
verrai, lo spero:
L'ultima sera passeremo
insieme,
Pria che sempre ci sgiunga la
partenza...
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Teresa.
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La partenza! di chi?
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Gastone.
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Di me.
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Teresa.
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Tu parti?
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Gastone.
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Sí, certamente.
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Teresa.
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E quando?
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Gastone.
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Alla
primiera
Aurora.
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Teresa.
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Che di' tu?
domani?... Ah, scherzi!
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Gastone.
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Potrei forse scherzare, allor
ch'io parlo
Di separarmi da una bella, e
tanto
Amata?
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Teresa.
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Ma un'amata
non si lascia!
È impossibil, ti dico. Ah, tu
non parti.
È un crudel giuoco che mi
festi. E puoi
Forse partire?
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Gastone.
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E perché no?
Già molte
Donne che amava, abbandonai.
D'amore
Tosto rísanan le ferite. Un
breve
Eppur dolce dolore in sulle
prime
T'occupa il core... e poscia un
altro oggetto
Ti fa il primo scordar. Cosí
tra poco
A te avverrà. Per me scordasti
Paolo;
Me scorderai per altri. Noi
Francesi
Molto le donne amiam, perché
simili
Molto d'indole a noi....
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Teresa.
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Le vostre
donne;
Non per Dio le Italiane... Oh,
Paolo!... Paolo,
Io... t'ho tradito... per
costui!
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Gastone.
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Perdona,
S'io fui costretto il crudo
annunzio darti.
Credi, men dolse molto. Io ben
sapea
Che avresti pianto, e dolorato
assai...
Molte ne vidi piangere.
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Teresa.
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Non io.
Ben comprendo... d'amore i
fiori presto
Avvizziscono; e allor convien
gittarli.
E come d'altri tu per altri
amori
Presto Teresa oblierai, Teresa
Te presto oblierà per altri
amori.
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Gastone.
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Per Dio, carina, che mi sai
d'acerbo!...
Quando non si può vincere la
sorte,
Convien vincer sé stessi.
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Teresa.
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Io non mi
vinco.
Tu stesso lo dicesti; il cor di
donna
È come il core d'un Francese;
presto
Ama, e presto dimentica.
Gastone,
Ve' s'io son buona!l Ad
ingannarti il duolo
Della trista partenza, io vo'
cantarti
Una lieta canzone.
(prende
l'arpa e canta la stessa canzone
dell'Atto III.)
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SCENA III.
Un Servo, e Detti.
SCENA IV.
Frate, Detti
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Gastone.
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Salve, o
Padre.
Seder vogliate.
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Frate.
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No.
(s'avanza verso Teresa:
quando le è in faccia,
ella
trasalisce).
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Teresa.
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Dio mio,
che sguardo!
Oh, ma è morto!
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Gastone.
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(guardandolo a sua volta)
Se è morto!...
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Frate.
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Il vostro
canto
Proseguite, madonna. In altri
tempi...
Nella mia giovinezza amai, di
donne
Che cantavano, simili canzoni.
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Teresa.
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(porgendogli una sedia)
Ma sedetevi, Padre.
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Frate.
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No.
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Gastone.
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Che nove
M'arrecate di Francia? Certo,
buone.
I ministri di Dio portano
sempre
Benedizione e gioia.
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Frate.
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Ed io
dolore.
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Gastone.
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Che Dio n'aiuti! ma cattive
nuove
Voi recate?
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Frate.
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Cattive.
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Gastone.
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È forse
morto
Mio padre? dite...
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Frate.
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Peggio.
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Gastone.
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Allor...
mia madre?
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Frate.
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Peggio.
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Gastone.
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Che,
dunque?
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Frate.
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Vel dirò
fra poco
Vi parrà troppo presto. Ma
novelle
Voi datemi di qui. Molto rumore
Levò la fama di un cotal da
Novi.
Lo conosceste voi? (a
Teresa)
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Teresa.
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Sí, lo
conobbi.
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Frate.
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E voi? (a Gastone)
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Gastone.
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Davver, che
lo conobbi! In questa
Casa abitava; e mi lasciò
morendo
Una gentile eredità... (accennando
Teresa) Non parvi?
Ma alfin, se avete da parlarmi,
dite,
O Padre. L'ora si fa tarda, e
debbo
Abbigliarmi.
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Frate.
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Per che?
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Gastone.
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Per una
danza.
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|
Frate.
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È vero... È fama che talvolta i
morti
Danzino al camposanto. Ed è per
questo
Che voi vi date briga? Oh, non
temete;
Non s'usa là molta eleganza.
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Gastone.
|
Padre
Non è discorso qui di morti; è
un ballo
Dai Fieschi, questa sera.
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Frate.
|
Ah, qui si
danza?
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Gastone.
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Certo; vi pare, questo, strano?
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Frate.
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Molto.
Ma voi vi siete confessato?
Avete
L'alma in grazia di Dio?
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Gastone.
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E perché,
o Padre,
Questa dimanda?
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Frate.
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Perché
sempre a tergo
Come l'Angiol custode, abbiam la Morte.
Nei sacri libri ci ripete
Iddio:
Siate parati. Ma sei sordo? il
suono
Dell'agonia non senti?
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Gastone.
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Suona a
festa
Per la nostra vittoria il sacro
bronzo.
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Frate.
|
Erri; il suono che ascolti, è
l'agonia
Di Genova... e la tua.
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Gastone.
|
Ma alfin,
chi siete?
Dite, di grazia, il vostro
nome.
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|
Frate.
|
Il mio
Nome? Gli è un nome, che v'è
noto, a entrambi.
Egli è un nome che a te suona la
morte.
Io son Paolo da Novi. (si
svela)
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Teresa.
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Egli! Gran
Dio! (sviene)
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Paolo.
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(a Gast.) Ora il mio
aspetto ti fa certo, spero,
Che per te il bronzo non sonava
a festa.
Credermi morto vi giovava.
Darvi
Una mala novella io vi promisi,
E davver tengo fede... Prega
Dio!
La tua vita precipita al suo
fine.
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Gastone.
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(s'inginocchia)
Ascolta, o Paolo! Io t'ho
tradito, è vero....
Ma pietà!... Vedi, a tue
ginocchia io cado....
Se mi lasci la vita, io giuro
in Francia
Tornar, né mai piú riveder
d'Italia
Il suolo; il giuro!
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Paolo.
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Il giuri! E
questo è il primo
Tuo giuramento che non mente,
omai.
Non rivedrai mai piú d'Italia
il suolo,
Perché morrai. Ma prega!
indarno sprechi
Il poco tempo che ti resta.
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Gastone.
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Ancora
M'odi! La morte è cosa
orrenda... Cristo,
Nel suo pensiero, sudò sangue
ei stesso.
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Paolo.
|
Volgiti a lui, che ti conforti
in questa
Ora di morte!
(gli
pianta lo stile in seno)
Oh, quanto è
vil costui!
Sentiva schifo di toccarlo
pure,
Per porgli in core il mio
pugnal. Vorrei
Ardermi, come Scevola, la mano
Che qual la mano d'un fratello
strinse
La mano d'un Francese. Ma la è
sacra
Alla mia patria; e non indarno,
spero.
(si
traveste di nuovo)
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