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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • SAGGI DRAMMATICI
    • PAOLO DA NOVI
      • ATTO IV.   In casa di Paolo.
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ATTO IV.

 

In casa di Paolo.

 

SCENA I.

 

Teresa sola, entrando.

 

Teresa.

Come la via lunga mi parve! Ad ogni

Passo parea gli occhi di tutti fissi

Mi si arrestasser sulla faccia. In ogni

Volto io leggea misto il disprezzo e l'ira.

Mi accennavan, dicendo: ecco la donna

Di quel tristo. Ed è ver: ho rinnegata

Per un Francese la mia patria. Paolo

Rinnegai per un vil... Certo, egli è un vile

Pansa e Verrina pur quest'oggi stesso

Egli tradiva a prezzo. Oh, perchè mai

Fatal sorte guidollo a questi lidi?

Oh, perché allor che primamente il vidi,

Questo Gaston, cedere a sue lusinghe?

Oh, perché allor non affogarmi il core

Nell'amore d'un grande? Perché Dio

L'animo invitto e la fermezza diede

Proprio retaggio all'uomo, ed alla donna

Tenero cuore, e vaga indole? L'uomo,

La quercia immota al flagellar dei venti;

Noi siam la rosa, che ad ogni aura piega,

E i molli effluvii, e sé medesma affida.

Gaston, purtroppo, io lo conosco un vile,

E n'ho dolor, ma l'amo ancora!

 

SCENA II.

 

Gastone e Detta.

 

Teresa.

Alfine

Giungi, o Gastone! In tutto il giorno ancora

Non ci siam visti (guarda all'oriuolo) ed è già l'ora quarta;

E dal mattino all'ora quarta è lungo,

Per il disío, e per l'amore il tempo.

Gastone.

Escii prima dell'alba; avea un convegno....

Teresa.

Per affari di Stato?

Gastone.

. All'incontro

Del nostro Sire poscia andai. Teresa,

Tu non vi fosti... Giuro a Dio che un bello

Spettacolo perdesti. Lunga fila

Di donzelle vestite in bianchi veli

E con in mano ramoscêi d'ulivo,

Accolse il vincitor presso alle porte.

Cinto dai primi cavalier di Francia

E d'Italia, arrivò re Luigi: in segno

Di sua giusta vendetta avea tra mani

Nudo lo stocco; ma placato alfine

Dall'umile pregar del popolo tutto,

Nella guaína lo ripose, e al Duomo

Andò, per render grazie a Dio, che avea

Sterminati i ribelli.

Teresa.

Oh, io non amo

Simili feste.

Gastone.

Ebben, stasera un'altra

Piú gradita ne avrai. Splendida danza

Nel suo palagio Luigi Fieschi al Sire

Prepara.

Teresa.

Oh, io non amo, ti ripeto,

Simili feste.

Gastone.

Oh, vi verrai, lo spero:

L'ultima sera passeremo insieme,

Pria che sempre ci sgiunga la partenza...

Teresa.

La partenza! di chi?

Gastone.

Di me.

Teresa.

Tu parti?

Gastone.

, certamente.

Teresa.

E quando?

Gastone.

Alla primiera

Aurora.

Teresa.

Che di' tu? domani?... Ah, scherzi!

Gastone.

Potrei forse scherzare, allor ch'io parlo

Di separarmi da una bella, e tanto

Amata?

Teresa.

Ma un'amata non si lascia!

È impossibil, ti dico. Ah, tu non parti.

È un crudel giuoco che mi festi. E puoi

Forse partire?

Gastone.

E perché no? Già molte

Donne che amava, abbandonai. D'amore

Tosto rísanan le ferite. Un breve

Eppur dolce dolore in sulle prime

T'occupa il core... e poscia un altro oggetto

Ti fa il primo scordar. Cosí tra poco

A te avverrà. Per me scordasti Paolo;

Me scorderai per altri. Noi Francesi

Molto le donne amiam, perché simili

Molto d'indole a noi....

Teresa.

Le vostre donne;

Non per Dio le Italiane... Oh, Paolo!... Paolo,

Io... t'ho tradito... per costui!

Gastone.

Perdona,

S'io fui costretto il crudo annunzio darti.

Credi, men dolse molto. Io ben sapea

Che avresti pianto, e dolorato assai...

Molte ne vidi piangere.

Teresa.

Non io.

Ben comprendo... d'amore i fiori presto

Avvizziscono; e allor convien gittarli.

E come d'altri tu per altri amori

Presto Teresa oblierai, Teresa

Te presto oblierà per altri amori.

Gastone.

Per Dio, carina, che mi sai d'acerbo!...

Quando non si può vincere la sorte,

Convien vincer sé stessi.

Teresa.

Io non mi vinco.

Tu stesso lo dicesti; il cor di donna

È come il core d'un Francese; presto

Ama, e presto dimentica. Gastone,

Ve' s'io son buona!l Ad ingannarti il duolo

Della trista partenza, io vo' cantarti

Una lieta canzone.

(prende l'arpa e canta la stessa canzone

dell'Atto III.)

 

SCENA III.

 

Un Servo, e Detti.

 

Servo.

Giunse un Frate.

Dice venir di Francia, e aver per voi

Gravi novelle.

Gastone.

Venga.

(Il servo parte)

 

SCENA IV.

 

Frate, Detti

 

Gastone.

Salve, o Padre.

Seder vogliate.

Frate.

No.

(s'avanza verso Teresa: quando le è in faccia,

ella trasalisce).

Teresa.

Dio mio, che sguardo!

Oh, ma è morto!

Gastone.

(guardandolo a sua volta) Se è morto!...

Frate.

Il vostro canto

Proseguite, madonna. In altri tempi...

Nella mia giovinezza amai, di donne

Che cantavano, simili canzoni.

Teresa.

(porgendogli una sedia)

Ma sedetevi, Padre.

Frate.

No.

Gastone.

Che nove

M'arrecate di Francia? Certo, buone.

I ministri di Dio portano sempre

Benedizione e gioia.

Frate.

Ed io dolore.

Gastone.

Che Dio n'aiuti! ma cattive nuove

Voi recate?

Frate.

Cattive.

Gastone.

È forse morto

Mio padre? dite...

Frate.

Peggio.

Gastone.

Allor... mia madre?

Frate.

Peggio.

Gastone.

Che, dunque?

Frate.

Vel dirò fra poco

Vi parrà troppo presto. Ma novelle

Voi datemi di qui. Molto rumore

Levò la fama di un cotal da Novi.

Lo conosceste voi? (a Teresa)

Teresa.

, lo conobbi.

Frate.

E voi? (a Gastone)

Gastone.

Davver, che lo conobbi! In questa

Casa abitava; e mi lasciò morendo

Una gentile eredità... (accennando Teresa) Non parvi?

Ma alfin, se avete da parlarmi, dite,

O Padre. L'ora si fa tarda, e debbo

Abbigliarmi.

Frate.

Per che?

Gastone.

Per una danza.

Frate.

È vero... È fama che talvolta i morti

Danzino al camposanto. Ed è per questo

Che voi vi date briga? Oh, non temete;

Non s'usa molta eleganza.

Gastone.

Padre

Non è discorso qui di morti; è un ballo

Dai Fieschi, questa sera.

Frate.

Ah, qui si danza?

Gastone.

Certo; vi pare, questo, strano?

Frate.

Molto.

Ma voi vi siete confessato? Avete

L'alma in grazia di Dio?

Gastone.

E perché, o Padre,

Questa dimanda?

Frate.

Perché sempre a tergo

Come l'Angiol custode, abbiam la Morte.

Nei sacri libri ci ripete Iddio:

Siate parati. Ma sei sordo? il suono

Dell'agonia non senti?

Gastone.

Suona a festa

Per la nostra vittoria il sacro bronzo.

Frate.

Erri; il suono che ascolti, è l'agonia

Di Genova... e la tua.

Gastone.

Ma alfin, chi siete?

Dite, di grazia, il vostro nome.

Frate.

Il mio

Nome? Gli è un nome, che v'è noto, a entrambi.

Egli è un nome che a te suona la morte.

Io son Paolo da Novi. (si svela)

Teresa.

Egli! Gran Dio! (sviene)

Paolo.

(a Gast.) Ora il mio aspetto ti fa certo, spero,

Che per te il bronzo non sonava a festa.

Credermi morto vi giovava. Darvi

Una mala novella io vi promisi,

E davver tengo fede... Prega Dio!

La tua vita precipita al suo fine.

Gastone.

(s'inginocchia)

Ascolta, o Paolo! Io t'ho tradito, è vero....

Ma pietà!... Vedi, a tue ginocchia io cado....

Se mi lasci la vita, io giuro in Francia

Tornar, né mai piú riveder d'Italia

Il suolo; il giuro!

Paolo.

Il giuri! E questo è il primo

Tuo giuramento che non mente, omai.

Non rivedrai mai piú d'Italia il suolo,

Perché morrai. Ma prega! indarno sprechi

Il poco tempo che ti resta.

Gastone.

Ancora

M'odi! La morte è cosa orrenda... Cristo,

Nel suo pensiero, sudò sangue ei stesso.

Paolo.

Volgiti a lui, che ti conforti in questa

Ora di morte!

(gli pianta lo stile in seno)

Oh, quanto è vil costui!

Sentiva schifo di toccarlo pure,

Per porgli in core il mio pugnal. Vorrei

Ardermi, come Scevola, la mano

Che qual la mano d'un fratello strinse

La mano d'un Francese. Ma la è sacra

Alla mia patria; e non indarno, spero.

(si traveste di nuovo)

 




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