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(volgendosi
al crocifisso)
Cristo, tu pur da chi chiamavi
a vita
Fosti tradito, abbandonato, a
prezzo
Venduto, e sul patibolo la
grande
Alma spirasti. Ma la tua
parola,
Benché nudrita col dolor, col
sangue,
Tu sapevi nei secoli feconda:
Tu non provasti nel supremo
istante
D'ogni piú cara fede esser
deluso.
Pur dell'amaro calice torcesti
Tremante il labbro, al Genitor
gridando:
«Se puoi, fa ch'io nol beva». E
a tanta guerra,
Che a te, Dio, parve troppa, io
bastar debbo,
Fragile figlio della terra!...
Vedi?
Un mondo, in cui d'ogni piú
cara idea
Vagheggiava la speme, or m'è
svanito
D'innanzi; e s' io pur col
pensier ritorno
Come a un asilo in lui, crudel
n'é il riso,
Qual d'una amata infida. Io son
l'infermo
Che sognava vagar di primavera,
In un campo di fiori, e si
risveglia
Sovra il letto di morte. Io
strinsi al seno
Una diletta, e m'ha tradito. Io
dissi
Alla mia patria: «Vieni, sul
cammino
Della gloria t'avvio; l'ultima
stilla
Per te del sangue io verserò;
sul fronte
Ti porrò un serto glorïoso
tanto
Che al suo splendor scolorirà
l'antico
Serto di Roma», e m'ha tradito
anch'essa.
Essa pur mi tradí!... Dio
santo, è troppo.
O ingannevoli, ma dorate larve
Della mia giovinezza, anco un
istante
Sorridete al morente! Oh, ch'io
non muoia
Disperato! che l'ultima parola
Non imprechi all'Eterno.
(momento
di silenzio)
Eppur, è
vero;
Le mie speranze giovanili, i
giorni
Di mia vita, trascorsi
affaticati
Vagheggiando un'Idea, ch'io
credea grande,
Non fûr che un lungo vaneggiar!
Allora
Che incontrai prima le Francesi
squadre,
Oh, perché un ferro non trovai,
che il core
Mi trafiggesse? Ne trafisser
tanti!...
Alla morte vicina avrei sorriso
Come a una cara; avrei meco la
speme
Portata allor, che questa
patria mia,
Che m'ha tradito, e ch'amo
ancora, un giorno,
Per me libera, avría sparso il
mio avello,
Frutto del sangue mio, colle
sue palme;
Che una diletta, un'adorata,
avría
Confortato di pianto il cener
mio....
Sogni! sogni! Ed ancora a Paolo
lice...
Lice a Paolo sognar? Proprio
elemento,
L'Eterno ai figli della luce il
cielo
Diede, ed ai figli della terra
il fango.
Nati dal fango, noi dobbiam nel
fango
Vivere, trascinarci, ed
affogarvi.
Troppo tardi il compresi.
(Corso120 che in
questo tempo sarà rimasto seduto,
colla testa fra le mani, si
leva repiente, come
percosso da un pensiero, e
s'avviene in Paolo).
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