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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • LETTURE ED APPUNTI
    • I
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LETTURE ED APPUNTI


I121

 

Il avait.... l'air pensif, sérieux, plutôt que souffrant. Il avait pourtant bien souffert.

Victor Hugo, Claude Gueux.

 

Il y a par le monde beaucoup de ces petites fatalités têtues, qui se croient des providences.

Id. ibid.

 

Malheur à qui du fond de l'exil de la vie

Entendit ces concerts d'un monde qu'il envie.

Lamartine, Méditations.

 

D'ailleurs ces angoisses, le seul moyen d'en moins souffrir, c'est de les observer, et les peindre m'en distraira.

V. Hugo, Le dernier jour d'un condamné.

 

E se questo fu vero che.... delle due cose, fu l'una, ovvero che... o eglino ebbero...

Fatti di Enea, Cap. II.

 

Qual contrada, o qual regione è nel mondo, che non sia piena delle nostre fatiche.

Id. Cap. XII.

 

Come egli stava tutto stupefatto, e tutto intento a guardare, ed ecco la reina Didone con grandissima pompa e gloria venire.... stipata d'intorno di gran compagni.

Id. ibid.

 

Anzi si brigavano di saettar loro fuoco.

Id. ibid.

 

Terra antica, potente d'armi, e grassa di buon terreno....

A renderti degne grazie, e degni meriti non siam possibili.

Id. Cap. XV.

 

Non ti potrebbero ringraziare quanto sei degna... —

Poichè Enea in questa forma ebbe parlato...

Infortunati casi...

Tutto fatto ad oro... tutto fatto a fiori...

Tieni il modo ch'io ti pongo in mano... per ch'io ti consiglio...

Questa trasformazione... non importa (per: non significa)

Le guerre fatte e ricevute...

Tenne silenzio...

Dalle lacrime temperare si potesse...

E mostrarono che questo cavallo aveano fatto a riverenza di Pallade...

Prosperosi venti...

E si posero in agguato di poi un'isoletta...

Ovvero ad inganno, ovvero che cosí i fati volessero...

A me pare che di questo cavallo noi tegnamo una di queste tre vie, ovvero... ovvero... ovvero ...

Id. ibid.

 

En temps de révolution, prenez garde à la première tête qui tombe. Elle met le peuple en appetit.

Hugo, Fragment sur la peine...

 

Mais, reprend-on , il faut que la société se venge, que la société punisse. Ni l'un, ni l'autre. Se venger est de l'individu, punir est de Dieu.

Id. ibid.

 

Questo avea comandato Enea, che per niuna...

Fatti di Enea, Cap. XXXVIII.

 

Chiusero le porte, levarono i ponti, e montarono sulle bertesche...

Pose fuoco al navilio, acciocchè per acqua i Troiani non potessero escire...

Intornò tutto il campo, avvisando se da nessun lato potessero entrare a combattere...

Id. ibid.

 

E questo era il piú bello giovane che mai fosse veduto in Troia... e non aveva ancora raso barba.

Id. XXXIX.

 

La maggior parte di loro di sonno e di vino è sotterrata.

Id. ibid.

 

E la parola m'imperversa procellosa per le labbra quasi un vento di bufera.

Guerrazzi, Isabella Orsini, Cap. I.

 

Se io non valgo a rompere, voglio mordere almeno questo fato di ferro.

Id. ibid.

 

Anche la colpa conosce una specie di dignità; osiamo averla.

Id. ibid.

 

Oh, si vous saviez encore combien cela est cruel, de n'avoir, pour se défendre; qu'une vérité... mais si sainte, si vénérée, qu'on n'ose la profaner en la disant à des indifferents ou à des incrédules...

E. Sue, Arthur, Chap. Marguerite.

 

Ella levossi io mi levai ... Quel volto,

Che non doveva riveder piú mai,

Lungamente io mirava. Ed ella strinse

Colla destra il mio braccio; onde quel tocco

Si diffuse per tutta la persona,

Ed ogni fibra s'agitò convulsa.

M.122.

 

O giovinetta, il roseo

Nastro, che l'auree chiome....

Da Byron123.

 

Ne te maudis pas toi-même. Des milliers d'hommes le font déjà.

Byron, Sardanapale.

 

Vous êtes puni par vous avez péché, et votre souffrance n'a rien de noble, votre martyre rien d'utile pour vous-même, parce que vous sacrifiez les forces de votre entendement à des idées fausses, ou étroites.

Sand, Spiridion, ch. I.

 

Vous ne savez pas vivre seul, souffrir seul, aimer seul.

Id. ibid. ibid.

 

La vie de l'esprit est une vie sublime, mais elle est difficile et douloureuse.

Id. ibid. ibid.

 

Si on coupe nos deux bras, saisissons le navire avec les dents, car l'esprit est avec nous.

Id. ibid. ibid.

 

Et si nous sommes d'inutiles martyrs, ne soyons pas du moins de lâches déserteurs.

Id. ibid. ibid.

 

Credere significa creder vera un'idea.

La parola in tanto ha un senso, che rappresenta un concetto della nostra mente. Quale parola non corrisponda a un concetto della nostra mente, non ha altro valore che quello d'un suono, o d'una cifra.

Quando si dice credere, s'intende creder vera un'idea; giacchè non credo avrebbe alcun senso il dire: io credo in B, quando a B non corrispondesse un'idea, ed anzi chi lo dicesse direbbe una falsità.

Ma il dire: la tal cosa è uno e tre ad un tempo, è frase a cui non corrisponde un'idea, almeno nella mente dell'uomo.

Dunque tal frase non rappresenta un'idea (almeno per noi).

Ma credere significa creder vera un'idea.

Dunque molti possono aver ripetuta divotamente questa frase, possono averla adorata, come i Maghi adoravano le loro figure cabalistiche; ma nessuno può mai aver creduta un'Idea che non è.

Certo, ammettendo che una cosa sia detta da Dio, l'uomo è tenuto a crederla ancor che non ne comprenda la genesi.

Ma non solo non è tenuto, ma non è possibile che egli creda ad una cosa che egli non comprende in sé124.

Quant à moi, je te déclare que si je ne me tue pas, c'est absolument parce que je suis lâche.

Sand.

Razza a cagion di cui mi dorrebb'anco

Se boja e forche ci venisser manco.

Leopardi.

È fonte adunque il vero, ed alla nostra

Intelligenza, quale scopo, è ascoso

Dall'occhio adunque dei viventi.

Fiorite o fiori, come il giglio, e olenti

E frondeggianti benedite in Dio

L'opra delle sue mani.

e buone

L'opre universe dell'Eterno.

e tutto

Che è dalla terra, tornerà alla terra,

Qual tutte l'acque metteranno al mare.

la sua parola

Simile a face ardeva.

e il riso

Ho reputato errore, e al gaudio dissi:

Perché indarno m'inganni?125

 

Mam.

DA SENECA.

Ippolito.

Fedra, Nutrice126.

E brilli un raggio

Di speme al mio pensier, simile al fiore

Che s'incolora all'apparir del Sole.

Voi

Vi dileguate eternamente, ed io

Che farò sulla terra?

E il mio pensier nel suo dolor tacea.

Cosí forse la vergine Vestale

Viva sepolta fra le man stringea

La face estinta, e con immoto sguardo

Le pendea sopra: avea l'ultima volta

Vista la luce!

e inosservato

Come sul mar la pioggia.

e meglio

Correr volenti al proprio fato in braccio,

Che trepidanti attenderlo.

ed ora l'occhio

Si dilatava ad ammirar, come

Egli innanzi mi stesse; or nel pensiero

L' immaginava.

Il me semble. que la raison voyage à petites journées du Nord au Midi avec ses deux intimes amies, l'expérience et la tolérance... Elle s'est présentée en Italie; mais la Congrégation de l'Indice l'ha repoussée. Tout ce qu'elle a pu faire a été d'envoyer quelques-uns de ses facteurs, qui ne laissent pas de faire du bien. Encore quelques années, et le pays des Scipion ne sera plus celui des Arlequins enfroqués.

Voltaire, L'Homme aux quarante écus.

 

Ignota fu sempre a' nostri reggitori quella sentenza: non doversi perseguitare le Sètte, ma o spegnerle a un tratto sotto la scure, o domarle con l'oro, od avvilirle, fomentando i loro vizii, se potenti, e disprezzarle, se deboli.

Foscolo, Oraz. a Nap. VI.

 

Oh, dalle mani Italiane gronda sangue Italiano; e griderà eternamente vendetta; e griderà la vostra infamia eternamente, fino a che non vi siate lavati nel sangue dei vostri tiranni!

Id. ibid. VII.

 

....onde, nel decimoterzo secolo il gran padre Allighieri e quegli esuli magnanimi, vagando ravvolti nella maestà delle loro disavventure, commettevano la patria alla spada degli imperadori germanici, poich'altra via non restava a sottrarla alla tirannide fraudolenta de' papi.

Id. ibid. VII.

 

Ciò che far vedon, contraffar lor giova.

Ditt. L. V, Cap. 18,

 

Che chi meglio lor fan, quei peggio n'hanno.

Id. ibid.

 

«Summe rerum Sator, cuius tot nomina sunt, quot linguas Gentium esse voluisti, quem enim Te ipse dici velis scire non possumus».

Paneg. cit. da Gibbon, T. IV, pag. 14.

 

Si sono insultati i protestanti della Francia, della Germania e dell'Inghilterra, che sostennero coraggiosi ed intrepidi la civile e religiosa lor libertà, con l'odioso paragone fra la condotta de' Cristiani primitivi e quella de' riformati. Forse, invece di censura, si sarebbe dovuto applaudire a' sentimenti e allo spirito superiore de' nostri maggiori, che si eran persuasi che la religione non può abolire gl'inalienabili diritti della natura umana. Può forse attribuirsi la pazienza della primitiva Chiesa alla debolezza ugualmente che alla virtú.

Gibbon, T. IV, pag. I7.

 

L'Univers, pour qui saurait l'embrasser d'un seul point de vue, ne serait, s'il est permis de le dire, qu'un fait unique, qu'une grande vérité.

D'Alembert, Disc. Encycl.

 

Lo sprazzo che sui margini si perde

Nel suo rapido corso.

——

È credibile che l'eccessiva moltitudine, e rilassatezza dei monaci, l'aggravio che recava allo Stato l'oziosa turba di tanti scapoli e contemplanti, la povertà intestina e la debolezza militare che ne provennero, raffreddassero a poco a poco lo zelo, scemassero la fede, stremassero la pazienza dell'universale, e volgessero il credito in infamia, in disprezzo e in odio il favore. Ora, quando in una istituzione umana si è insinuato un vizio capitale, non si può ripararvi, perché l'uso efficace della medicina è impedito dalla stessa corruzione, come il morbo grave toglie ogni speranza di crisi salutare all'infermo.

Gioberti, Del Buono, C. IV, p. 222.

 

È strano che l'autore non abbia osservata una chiarissima analogia, se non identicità.

 

I.

 

«Et vidi coelum novum, et terram novam; primum

enim coelum, et prima terra abiit».

Apocal, C. XXI, v. I.

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Cadea la sera, e presso a lei rapito

Mestamente nel placido tramonto

Lungo il lido del mar, che lene lene

Un inno ignoto mormorar parea,

Errando andava: da piú istanti entrambo

Senza far motto, qual talora il canto

Langue sul labbro del poeta, quando

La parola vien meno al suo pensiero,

Perché un carme nell'anima gli vaga

Quale i Cherúbi negli eterni Elisi

Pensar son usi. Ella mirava il cielo,

Io lei mirava ; e mi parea piú bella

Ch'io l'avessi mai vista. Alfin divelse

L'occhio dal ciel, come colui che è stanco

Da un gran pensiero; ed arrestossi a caso

Sovra d'un fior, che le languía sul petto,

La sua pupilla errante. E il giorno, e il fiore,

Ambo morenti, l'anima gentile

Avean di meste fantasie ripiena.

Ed io, che intesi il suo dolor, le strinsi

Blandamente la mano, e, — Non turbarti,

Dissi, o diletta....127

 

«Vae vobis legis peritis, quia tulistis clavem scientiae, ipsi

non introistis; et eos, qui introibant, prohibuistis.».

Evang. sec. Lucam, C. XI, v. 52.

 

«Et omnis qui dicit verbum in filium hominis, remittetur; ille qui autem in Spiritum Sancturn blasphemaverit, non remittetur».

Id. C. XII, v. 10.

 

(Segue, nelle ultime pagine di questo quaderno, il primo abbozzo dell'inno ai Fratelli Bandiera; d'un inchiostro fino alla metà della strofa «Stolti, o venduti», di un altro in tutto il rimanente, e dovendo oltrepassare con l'ultima strofa altri appunti anteriori, del primo inchiostro, questi, è certamente dello scorcio del 1845, che qui si trascrivono nell'ordine loro):

 

Anco un sospiro, o poveri

Giorni de' miei verd'anni

——

Ah, ch'io mi volga anco una volta a voi,

Pria di lasciarvi eternamente, o care

Larve dorate dell'età mia verde.

——

Guai sovra te, che barbaro sollevi

Il vel che gli occhi mi copria benigno.

, il giorno apparirà, fra i nem

——

La profanata immagine del Dio

Alza nel pianto la pupilla al padre

Un'altra volta.

——

(E qui, dopo l'ultima strofa dell'inno ai Fratelli Bandiera, si leggono due sonetti, uno all'Italia, l'altro senza titolo. Sono fermati B. B.; ma la mano di scritto è quella di Goffredo. Forse del primo non era contento il Poeta, per esserne riuscita troppo impacciata la forma; né del secondo, per la chiusa disperata, non punto conforme ai propositi suoi. Comunque sia di ciò, riferiamo anche i sonetti, non arbitrandoci a collocarli altrove, ed anche pensando che alle iniziali B. B. potrebbe corrispondere il nome di Bartolomeo Boccardi, compagno di scuola a Goffredo, anch'egli venuto poscia in buona fama come gentile poeta, ma dalle circostanze della vita condotto ad altra ragione di «numeri». Laureatosi in legge, entrò di fatti nella amministrazione della Banca Nazionale. Morí in Genova, il 12 febbraio 1880).

 

all'Italia.

 

Dura, Italia, ne' fati; e sia rugiada

Nelle viscere tue de' figli il sangue.

Onta ai fratelli, se il valor digrada,

E il fatal lauro alla tua fronte langue.

 

Mitra e scettro vociando, alla tua spada

Scemar tenta la punta un volgo esangue

Ma l'inganno crudel non ti süada,

Onde, vecchio, il leon trasmuta in angue.

 

Lascia inani memorie, a cui non crede.

L'avvenir, che di nuove orme si stampi,

Alla spersa Sionne Iddio concede.

 

Noi con libero Marte ardimmo i campi;

E la fede era in noi. Una è la fede,

Perché ne' vili e ne' tiranni avvampi128.

B. B.

 

Prega la Santa Vergine, o diletto; —

Ed io la Santa Vergine pregai.

— La tua mente divaga in altro affetto;

Che tu m'ami, nol pensa, e nol di' mai.—

 

Ed io posi la mente ad altro obbietto,

E non dissi d'amarla; eppur l'amai.

E l'amo sempre, e sempre il mio concetto,

Come luce in favilla, in lei trovai.

 

Povera giovinetta! il mio dolore

Ella comprende; e mi vorría felice;

E forse... che ne costa a quel suo core!

 

Oh, non ditelo a lei; ma la pendice

Che sul lago si diponta in fuore,

Troncherà al mal la sua prima radice.

B. B.

 

II.129

 

Si rialza,

E deride la man della Sventura

Che invan lo calca.

 

Divisa ogni forza in fisica e morale, prevalente è la prima nei paesi settentrionali, in quelli del mezzogiorno la seconda.

Müller, Introduzione.

 

L'uomo precede in eccellenza, come in potere, agli altri animali e a tutte le create cose, che il suo ingegno a sé sottomette. Solo capace d'innalzarsi a riconoscere un autore della natura, egli sta, fra gli enti a lui sottomessi, insigne di prerogative simili a quelle onde pompeggiano nelle monarchie i favoriti del regnante. Quanto al dispotismo, il quale non conosce altra legge che il volere di un solo individuo, monarchia degenerata può unicamente chiamarsi.

Id. pag. 10.

 

La miglior forma di governo sarebbe quella che, evitati i vizii delle diverse da noi passate in rassegna, all'efficacia del potere monarchico collegasse la prudente lentezza di un Senato, e l'entusiasmo energico della Democrazia.

Id. pag. 11.

 

La maggior parte degli uomini non hanno sortito assai di fermezza e perseveranza, né per le buone, né per le male imprese.

Id. pag. 10.

 

La prevalenza dei sacerdoti (in Egitto), cui ben tornava la popolar codardia...

Id. pag. 43.

 

En regard de l'échafaud monte le grand coupable, est-il un pavois monte le grand homme de bien?

Sue.

 

Cette lutte du courage intelligent et de la destruction aveugle, ce combat de l'homme et de la nature grandit démesurément le vaincu; et Ajax se cramponnant à son rocher et criant à la tempête: «J'échapperai malgré les Dieux» est plus magnifique qu'Achille, trainant sept fois Hector autour des murailles de Troie.

Dumas, Voyage.

 

Il y a de ces choses, et de ces lieux, dont on se fait d'avance, sur leur nom plus ou moins sonore, une idée arrêtée.

Id. ibid.

 

La Lacedemonia... attesta quanta nell'animo umano sia la forza di sottomettere i naturali affetti all'impero di una sola idea.

Müller, pag. 44.

 

«Unde ergo sapientia venit, et quis locus,est intelligentiae?»

»Abscondita est ab oculis omnium viventium».

Job., Cap. XXVIII, v. 20, 21.

 

Grande argomento che l'uom sappia una cosa, è il saperla insegnare.

Castiglione, Cortigiano, p. 40.

 

Gran desiderio universalmente tengon tutte le donne di essere, e quando esser non possono, almeno di parer belle.

Castiglione, ibid. pag, 41.

 

Ma chi non sente la dolcezza delle lettere, saper anco non può quanta sia la grandezza della gloria.

Id. Ibid. Pag. 44.

 

Che chi non è assueto a scrivere, per erudito ch'egli sia, non potrà mai conoscere perfettamente le fatiche, et industrie de' scrittori, né gustar le dolcezze et excellentie degli stili, et quelle intrinseche avertentie che spesso si trovano negli antichi.

Id. Ibid. Pag. 44.

 

Molti anzi infiniti son quelli che manifestamente comprendono essere adulati, e pur amano chi li adula.

Id. Ibid. Pag. 45.

 

Molte altre cose spesso infiammano gli animi nostri, oltre alla bellezza, come i costumi, il sapere, il parlare, i gesti, et mill'altre cose, le quali però a qualche modo forse esse ancor si poriano chiamar bellezza.

Id. Ibid. Pag. 51.

 

Perché niun male è tanto malo, quanto quello che nasce dal seme corrotto del bene.

Id. L. II, pag. 56.

 

Allora (ai tempi del duce Borso e del Piccinino) piacea l'andar in giornéa, colle calze aperte, e per esser galante portar tutto un sparviere in pugno, ballar senza toccar la mano della donna, ed usar molti altri modi, i quali, come or sarieno goffissimi, allor erano prezzati assai.

Id. Ibid. Pag. 56.

 

Cessino adunque di biasimar i tempi nostri come pieni di vitii, perché levando questi leveriano ancor le virtú.

Id. Ibid. Pag. 57.

 

«A tristitia enim festinat mors, et cooperit virtutem, et tristitia cordis flectit cervicem».

Ecclesiastico, C. XXXVIII, v. 19.

 

«Sapientia scribae in tempore vacuitatis, et qui minoratur actu sapientiam percipiet; qua sapientia replebitur».

Id. Ibid. V. 25.

 

«Sapientiam omnium antiquorum exquiret sapiens, et in prophetis vacabit».

Id. C. XXXIX, V. I.

 

«Florete flores, sicut lilium, et date odorem, et frondete in gratiam, et collaudate canticum, et benedicite Dominum in operibus suis».

«Opera Domini universa, bona valde».

Id. Ibid. V. 19-21.

 

«Sunt spiritus qui ad vindictam creati sunt, et in furore suo confirmaverunt tormenta sua».

Id. Ibid. V. 33

 

«Ignis, grando, fames et mors, omnia haec ad vindictarn creata sunt».

Id. Ibid. V. 35

 

«Omnia opera Domini bona, et omne opus hora sua subministrabit».

Id. Ibid. V. 39

 

«Non est dicere, hoc illo nequius est; omnia enim in tempore suo comprobabuntur».

Id. Ibid. V. 40

 

«Occupatio magna creata est omnibus hominibus, et jugum grave super filios Adam, a die exitus de ventre matris eorum, usque in diem sepulturae in matrem omnium».

Id. C. XL., v. I.

 

«Omnia quae de terra sunt in terram convertentur, et omnes aquae in mare revertentur».

Id. Ibid. V. 11

 

«O mors, quam amara est memoria tua, homini pacem habenti in substantiis suis;

«Viro quieto, et cuius viae directae sunt in omnibus, et adhuc valenti accipere cibum!»

Id. C. XLI., v. 1, 2.

 

«O mors, bonum est judicium tuum homini indigenti, et qui minoratur viribus».

Id. Ibid. V. 3

 

«De vestimentis procedit tinea, et de muliere iniquitas viri».

Id. C. XLII., v. 13.

 

«Quam desiderabilia omnia opera ejus (Domini) et tamquam scintilla quae est considerare».

Id. Ibid.

 

«Multa abscondita sunt majora his (quae videmus); pauca enim vidimus operum ejus».

Id. C. XLIII., v. 36.

 

Sempre il nuovo ch'è grande appar menzogna,

Mio Bicetti, al volgar debile ingegno.

Parini, L'innesto del Vaiuolo.

 

Spregia l'ingiusto soglio

Ove s'arman d'orgoglio

La superstizïon del ver nemica

E l'ostinata folle scuola antica.

Id. Ibid.

 

Nobil plettro...

. . . . . . . . . . .

Né mai con laude bestemmiò nocente

O il falso in trono, o la viltà potente.

Id. Ibid.

 

Ed opra è lor, se all'innocenza antica

Torna pur anco, e bamboleggia il mondo.

Id. Giorno.

 

Al solo sposo è dato

Nutrir nel cor magnanima quïete,

Mostrar nel volto ingenuo riso, e tanta

Docil fidanza nelle innocue luci.

Id. Ibid.

 

Oh tre fïate avventurosi, e quattro,

Voi del nostro buon secolo mariti,

Quanto diversi da' vostr'avi! Un tempo, ecc.

Id. Ibid.

 

Non di cieco amore

Vicendevol desire, alterno impulso,

Non di costume somiglianza or guida

Gl'incauti sposi al talamo bramato;

Ma la prudenza coi canuti padri

Siede, librando il molto oro, o i divini

Antiquissimi sangui: e allor che l'uno

Bene all'altro risponde, ecco Imeneo

Scuoter sua face, e unirsi al freddo sposo,

Di lui non già, ma delle nozze amante,

La freddissima vergine, che in core

Già volge i riti del Bel Mondo, e lieta

L'indifferenza maritale affronta.

Id. Ibid.

 

«Et sanabant contritionem filiae populi mei ad ignominiam dicentes: pax, pax, cum non esset pax».

Geremia, C. VIII, v. 11.

 

«Dolor meus super dolorem, in me cor meum moerens».

Id. Ibid. v. 18

 

«Scio, Domine, quia non est hominis via ejus: nec viri est ut ambulet, et dirigat gressus suos».

Id. C. X, v. 23.

 

«Dic regi, et dominatrici: humiliamini, sedete, quoniam descendit de capite vestro corona gloriae vestrae».

Id. C. XIII, v. 18.

 

«Qui non me interfecit a vulva, ut fieret mihi mater mea sepulcrum, et vulva ejus conceptus aeternus!

«Quare de vulva egressus sum, ut viderem laborem et dolorem, et consumerentur in confusione dies mei?»

Id. C. XX, v. 17, 18.

 

«Dominus patiens, et magnus fortitudine, et mundum non faciet innocentem. Dominus in tempestate, et turbine viae ejus, et nebulae pulvis pedum ejus.

«Increpans mare, et exsiccans illud, et omnia flumina ad desertum deducens. Infirmatus», etc.

Nahum, C. I, v, 3, 4.

 

«Vae qui potum dat amico suo mittens fel suum, et inebrians ut aspiciat nuditatem ejus».

Habacuc, C. II, v, 15.

——

Della mia nera penna a fregi d'oro

Molti mi sono a domandar molesti

L'arcano senso, ed io nol vo' dir loro.

Ariosto, Capitoli.

——

«Dilectus Deo et hominibus Moyses, cujus memoria in benedictione est».

Ecclesiastico, C. XLV, v. 1.

 

«Et circumcinxit eum zona gloriae, et induit eum stolam gloriae et coronavit eum in vasis virtutis».

Id. Ibid. v. 9

 

«Sic pulchra ante ipsum non fuerunt talia usque ad originem».

Id. Ibid. v. 15

 

«Impetum fecit contra gentem hostilem, et in descensu perdidit contrarios».

Id. C. XLVI, v. 7.

 

«Ut sit memoria eorum in benedictione, et ossa eorum pullulent de loco suo»

Id. Ibid. v. 14

 

«Et surrexit Elias propheta, quasi ignis, et verbum ipsius quasi facula ardebat»130.

Id. C. XLVIII, v. 1.

 

«Nam nos vita vivimus tantum; post mortem autem non erit tale nomen nostrum».

Id. Ibid. v. 12

 

«Quasi stella matutina in medio nebulae131, et quasi luna piena in diebus suis, lucet.

»Quasi arcus refulgens inter nebulas gloriae, et quasi flos rosarum in diebus vernis, et quasi lilia quae sunt in transitu aquae, et quasi thus redolens in diebus aestatis.

»Quasi ignis effulgens, et thus ardens in igne».

Id. C. L, v. 6, 8, 9.

 

«Duas gentes odit anima mea; tertia autem non est gens, quam oderim.

»Qui sedant in monte Seir, et Philistiim, et stultus populus qui habitat in Sichimis».

Id. Ibid. v. 27, 28.

 

«Quid habet amplius homo de universo labore suo; quo laborat sub Sole?

»Generatio praeterit, et generatio advenit; terra autem in aeternum stat».

Ecclesiaste, C. I, v. 3, 4.

 

«Quid est quod fuit? Ipsum quod futurum est. Quid est quod factum est? Ipsum quod faciendum est.

»Nihil sub Sole novum; nec valet quisquam dicere: ecce hoc recens est; jam enim praecessit in seculis quae fuerunt ante nos».

Id. Ibid. v. 9, 10.

 

«Non est priorum memoria: sed nec eorum quidem quae postea futura sunt, erit recordatio apud eos, qui futuri sunt in novissimo».

Id. Ibid. v. 11.

 

«Perversi difficile corriguntur, et stultorum infinitus est numerus».

Id. Ibid. v. 15.

 

«Eo quod in multa sapientia multa sit indignatio, et qui addit scientiam, addit et laborem»

Id. Ibid. v. 18.

 

«Risum reputavi errorem, et gaudio dixi: quid frustra deciperis?132

Id. C. II, v. 2.

 

«Sapientis oculi in capite ejus; stultus in tenebris ambulat. Et didici quod unus utriusque esset interitus».

Id. Ibid. v. 14.

 

«Et idcircum taeduit me vitae meae, videntem mala universa esse sub Sole, et cuncta vanitatem et afflictionem spiritus».

Id. Ibid. v. 17.

 

«Vidi afflictionem, quam dedit Deus filiis hominum, ut distendantur in ea».

Id. C. III, v. 10.

 

«Quod factum est, ipsum permanet; quae futura sunt jam fuerunt, et Deus instaurat quod abiit».

Id. Ibid. v. 15.

 

«Et laudavi magis mortuos quam viventes;

«Et feliciorem utroque existimavi, qui necdum natus est, nec vidit mala quae sub Sole fiunt».

Id. C. IV, v. 2, 3.

——

Parla il santo Dottore della penitenza per somiglianza di coloro che rompono in mare.

Passavanti, Spec. Prologo, I.

 

Je croyais te donner du coeur et de la haine... mais qui n'a pas l'un.., n'a pas 1'autre, lâche!

Sue, Mystères.

——

Oh, vorrei

Ardermi come Scevola la mano,

Che qual la mano d'un fratello strinse

La mano d'un Francese.

 

Chi non aborre

Tirannide in altrui, meno l'aborre

In sé stesso. . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ebben, dacchè mi pose

Iddio tra i vili, sarò vile anch'io.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Ma al dolor credea

Colpa la gioia..........133

M

——

Ciò che è già nato, e ciò che nascer deve

L'Erebo ingordo avidamente in breve

Divora e beve, ed ogni cosa a Pluto

Rende tributo.

Marini.

——

......dunque, è un cattivo spirto

.......che sempre mi ripete

Questo nome all'orecchio, questo nome

Che mi echeggia nell'anima, siccome

Un funesto ricordo?134

M

——

 

Nulla lux unquam mihi

Secura fulsit. Finis alterius mali

Gradus est futuri.

Seneca, Hercules furens, Act. II.

 

Meg. Quod nimis miseri volunt

Hoc facile credunt. Amph. Immo quod metuunt nimis

Nunquam amoveri posse, nec tolli putant.

Prona est timori semper in peius fides.

Id. id. ibid.

 

rapta sed trepida manu

Sceptra obtinentur: omnis in ferro est salus.

Quod civibus tenere te invitis scias,

Strictus tuetur ensis: alieno in loco

Haud stabile regnum est. . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Si aeterna semper odia mortales agant,

Nec coeptus unquam cedat ex animis furor,

Sed arma felix teneat, infelix paret;

Nihil relinquent bella: tum vastis ager

Squallebit arvis, subdita tectis face

Altus sepultas obruet gentes cinis.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Pacem reduci velle, victori expedit,

Victo necesse est. . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Sequitur superbus ultor a tergo Deus.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Non est ad astra mollis e terris via.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quemcumque miserum videris, hominem scias.

Quemcumque fortem videris, miserum neges.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Post multa virtus opera laxari solet.

Id. id. ibid.

 

L'uomo è la quercia

Che sosta immota al flagellar de' venti;

Noi siam la rosa che ad ogni aura piega

Sul debil stelo, e i molli effluvii affida135.

M

——

 

Lento... lento, perché ho i piè legati.

——

Si j'ai reconnu que le merveilleux est souvent analogue aux ouvrages qui ne sont que gais, c'est parce qu'ils ne peignent jamais complètement la nature. Jamais une passion, une destinée, une vérité, ne peuvent être gaies, et c'est seulement de quelques nuances passagères de toutes ces idées positives, que peuvent sortir des contrastes risibles.

Staël

——

Proprio elemento

L'Eterno ai figli della luce il cielo

Diede, ed ai figli della terra il fango.

Nati dal fango, noi dobbiam nel fango

Vivere, strascinarci, ed affogarvi:

E quei che il cor lo sforza a infranger questa

Lurida legge, oh, quei ne paga il fio

Crudelmente136.

M.

Ma respingere

Coll'insidia l'insidia, e col pugnale

Respingere il pugnal; questa è una pugna

Ch'io non conosco, conoscer voglio.

M.

 

Voi siete vermi

Brulicanti al mio piede. . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . .Salirò sul patibolo, più grande

E più sicuro che sul trono un re.

M.

Omai Teresa

Per me non è più che un dei mille vermi

Brulicanti a' miei piedi137.

Ed in quel giorno

Troppi vi furo di spergiuri, troppi,

Senza ch'io mi v'aggiunga138.

M.

——

— La sua voce nell'anima mi scende

Siccome l'inno d'una Peri....

Da Byron.139

 

Il est plusieurs poètes qui n'ont jamais écrit leurs inspirations, et ce sont peut-être les meilleurs: ils sentirent, aimèrent, et moururent; mais ils refusèrent de prêter leurs pensée aux âmes vulgaires; comprimant le dieu au-dedans de leurs cœurs, ils allèrent rejoindre les astres sans avoir cueilli de laurier....

Byron.

 

La douleur c'est la science.

Id.

 

Je suis sillonné de rides, non par les années, mais par des heures, et des moments plus longs que des siècles.

Id.

 

La plus terrible vengeance est la file du silence.

Id.

 

Après cette sublimité de vertu, qui fait trouver dans sa propre conscience le motif et le but de sa conduite, le plus beau des principes qui puisse mouvoir notre âme est l'amour de la gloire.

——

In un istante si rivela ed arde.

——

Iddio porria

Dopo il bacio di Giuda il tuo peccato.

M.

——

La douleur est notre élément, et le plaisir un Eden placé loin de notre vue, quoique mêlé quelquefois à nos songes.

Byron.

——

Oh Dio, io m'abbandono

Alla corrente che mi porta: un giorno

Conto men chiederai, qual d'una colpa.

Ma che colpa n'ebb'io, se la corrente

Fu più forte di me?140

M.

Il savio vede il suo cammin, lo stolto

Non lo vede141; ma ciò che importa, s'ambo

Strascina il fato per cammin non scelto?

Il sol guadagno del primiero è solo

L'essere più infelice.

M.

Dobbiam lasciarci rodere dai vermi,

Perché son vermi, e li sprezziam?

M.

——

Pansa.

.........Per Dio, le vie son piene

Di drappelli francesi.

Verrina.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .Opera nostra.

Pansa.

A implorar grazia al vincitor, tremante

Corre il popolo in folla.

Verrina.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .Opera nostra.

Pansa.

Sulla torre Ducal sventola all'aura

Il vessillo francese.

Verrina.

. . . . . . . . . . . . . . . . . .Opera nostra.

Maledizion, maledizion tre volte

Sul nostro capo, e sul capo dei figli

Nostri, e su quei che nasceran da loro

Maledizione eternamente; inferno

All'alma, onta ed obbrobrio alla memoria

Di quel Paolo, che a scegliere ci diede

Tra due cammini, che mettevan ambo

A servitú e ad infamia.

Pansa.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .Oh Dio! Gastone

In un drappel franco...

Verrina.

. . . . . . . . . . . . . . . . .Lo han preso142?

M.

——

Tutto finí; siccome un sogno sparve.

Sino alla notte errai, come deliro,

. . . . . . . . . . . . . . . . .Io mi credea

Un cherubino reclinar la fronte....

Hugo, Ruy Blas143.

——

Ed il dolore anch'esso

Ha una secreta voluttà, che forse

Non pareggia la gioia.

M.

Come talvolta in cielo

Miri vagante un nugolo, che finge

D'un gigante le forme, e poi dal soffio

Agitato del vento, a poco a poco

Vedi scomposte le confuse forme

Dileguar lentamente....

M.

——

Ancor conserva la sua vita il tuo;

Pur sanguinante il mio palpita ancora....

Byron144.

 




121 Dal quaderno del 1845, che contiene nelle prime sei pagine le liriche seguenti: La Vergine e l'Amante, alla Poesia, Ad N. N. che partiva per Firenze.



122 La lettera M. indica il nome del Mameli. Goffredo ha cura di metterla quasi sempre sotto i versi e i pensieri frammentarii che è venuto gittando sulla carta. La piú parte di questi si vedono collocati in altre cose sue, liriche e drammatiche.



123 Hours of Idleness. Vedi l'intiera composizione a pag. 185. [si tratta del n. V di Abbozzi e frammentiNota per l'edizione elettronica Manuzio]



124 Non è indicata la fonte di questi pensieri. Nella forma appaiono traduzione dal francese.



125 A questi sei piccoli frammenti non è apposta la M. Sono tuttavia di Goffredo: alcuni, infatti, si vedono collocati qua e ne' suoi Versi: altri hanno rispondenza con versetti da lui spigolati nella Bibbia, come il Florete flores sicut lilium, e l'Omnia quae de terra sunt, dell'Ecclesiastico. Vedi nella parte II.



126 Questo saggio di versione è stato collocato in Abbozzi e Frammenti; pag. 190.



127 Vedi il carme «R. R. di F.» a pag. 167; e la nota a pag. 168. [Nota 78 di questa edizione elettronica]



128 All'idea di questo sonetto mi pare che corrisponda un altro conservato tra le carte Mameliane, ma scritto d'altra mano, che parecchi frammenti poetici del Mameli ha ricopiati. E noto che la stessa mano non v'ha apposto il «firmato G. Mameli» che suol mettere ad ogni piú piccola cosa che trascriva del Nostro. Soggiungo che del Mameli non mi pare davvero, specie per le imagini onde si colorisce il concetto, che nei versi di Goffredo, anche dov'egli è piú irruente, sogliono essere di maggiore elevazione. È dunque d'altri, a mio credere, e forse scritto a rime obbligate. Solo per iscrupolo, e riferendomi a quanto ho detto nel Proemio (v. pag. 57) lo accolgo qui in nota:

«In occasione / d'una medaglia fatta coniare / da re Carlo Alberto / che avea da una parte il Lione di Savoia / che tiene tra le sue zanne l'Aquila d'Austria».

Sotto l'artiglio del Lïon gagliardo

L'Aquila altera si dibatte e spira,

Fio giusto e inevitabil benché tardo,

Di sua rapacità pagar si mira.

Sognare gli stolti in quel Lïone il Sardo

Contro l'Austro infiammato a nobil ira...

O del ventuno traditor codardo,

Per te piú d' una madre ancor sospira.

Tu lïone non sei, sei volpe vile,

Che dalla tana della tua montagna

Guati l'agnello che smarrí l'ovile.

Pel lion che farà tremar Lamagna

Tu pure caderai pavido umile,

Che pei re terminata è la cuccagna.



129 Da un altro quaderno, senza data, ma anch'esso manifestamente del 1845. Reca nelle prime due pagine la lirica «Dal Libro di Giobbe».



130 Anche questo tradotto da Goffredo. Vedi nella parte I, pag. 282. [riferimento nella nota 125 di questo testo elettroniconota per l'edizione Manuzio]



131 Questa imagine si vede ricordata nella Romanza Araba a pag. 94.



132 Vedi anche questo pensiero tradotto nella parte I, pag. 282.



133 Questi ed altri versi, posti qui a ricordo, dovevano servire alla tragedia Paolo da Novi. I primi quattro si leggono appunto nell'atto V del secondo abbozzo di quella.



134 V. Paolo da Novi, atto III, sc. IV.



135 V. Paolo da Novi, atto IV. sc. I



136 V. Paolo da Novi, atto V, sc. III.



137 Vedi Paolo da Novi, atto V, sc. V.



138 Vedi Paolo da Novi, atto V, sc. IV.



139 L'intiero passo di questa traduzione si legge a pag. 185. [n. VI di ABBOZZI e FRAMMENTI; nota per l'edizione elettronica Manuzio]



140 V. Paolo da Novi, atto II, sc. III.



141 Ecclesiaste, C. II, v. 14.



142 V. Paolo da Novi, atto III, sc. III.



143 Dall'atto V del Ruy Blas. Vedi il passo intiero a pag. 188. [n. VIII di ABBOZZI e FRAMMENTI; nota per l'edizione elettronica Manuzio]



144 Dal Fare thee well di Giorgio Byron. Vedi il passo intiero a pag. 187. [n. VII di ABBOZZI e FRAMMENTI; nota per l'edizione elettronica Manuzio]






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