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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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DIMOSTRAZIONI POPOLARI

 

Ieri sera168, al cominciar della notte, vi era gran folla d'innanzi al teatro. Tosto cominciavano i canti. Il governo avea veduto che la sortita delle truppe nella sera precedente non era riescita ad altro che a mostrar sempre piú la simpatía che regna fra la truppa e il popolo; mentre i soldati, disposti nelle principali piazze per cercare d'impaurire i cittadini, si ricambiavano invece con essi fraterni saluti ed abbracciamenti, e la cavalleria avea per tutta la sera girata la città fra un'immensa folla, che la salutava speranza d'Italia e terrore d'Austria; però era in forse su ciò che dovesse fare, e terminò col non far nulla.

Dopo poco finivano gli attruppamenti nelle vie, e si apriva il teatro; la platea e i palchi stipati di gente, con coccarde tricolori. Gli attori compariscono fregiati delle stesse coccarde: e qui applausi generali. Tosto si solleva sul palcoscenico la bandiera tricolore: gli applausi raddoppiano, le signore agitano i fazzoletti, e s'intuonano gli inni nazionali.

Oggi continuano per le vie le coccarde tricolori. Tricolori erano pure le bandiere che precedevano l'assembramento d'avant'ier sera; il quale scorreva la città gridando: viva la vittoria del Popolo, la Costituzione, i Siciliani, i Fratelli Bandiera, Ruggero Settimo, ecc. Non volendo l'assembramento sciogliersi nelle piazze innanzi alla truppa, si sciolse sotto alle finestre del Console Austriaco; dove fu gridato.

Si cercano da certuni tutti i mezzi per seminar l'odio fra l'armata e noi: ma l'armata sa che i nemici che deve combattere sono gli Austriaci, non noi.




168 Siamo nel gennaio del 1848, e certo nella seconda quindicina di quel mese, come appare dalle acclamazioni alla vittoria dei Siciliani. Il teatro a cui si accenna nello scritto è il Carlo Felice. Lo scritto, che occupa le due facce d'un mezzo foglio di carta da lettere, azzurrognolo e sottile, non par destinato a giornali, raccogliendo, come fa, notizie cittadine di tre giorni consecutivi. Penso che, come un altro da me collocato tra le lettere del Poeta, fosse la minuta di una lettera per Giuseppe Mazzini, col quale, fin dal principio del '47, se non forse dallo scorcio del '46, il Mameli si era «affratellato per lettere e unità di lavoro». Adopero qui la stessa frase del Mazzini.

Un'altra solenne dimostrazione di gioia nel teatro Carlo Felice fu fatta la sera del 9 febbraio, essendo giunto da Torino l'annunzio dello Statuto concesso dal re Carlo Alberto. Immenso il concorso; trofei sul palcoscenico, uno dei quali recava il motto: «La Costituzione è la più salda base del trono»; grida di viva il Re; canto dell'inno «Sorgete Italiani» intuonato da tutti gli astanti; annodamento di veli e di fazzoletti in catena per tutti gli ordini dei palchi; ecc. ecc.






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