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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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    • ASSOCIAZIONE PER LA LIBERA INDIPENDENZA ITALIANA
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ASSOCIAZIONE

PER LA LIBERA INDIPENDENZA ITALIANA170

 

Italia, come desta da un sogno di quattro mesi, si è trovata sull'orlo di un precipizio. A due giornate da Genova scopertamente campeggia l'Austriaco ed insulta la milizia dal suo ferro non vinta, ma da proditorii artificii e dalla fame. La pianura Veneziana e la Lombarda sono bagnate di sangue e deserte de' migliori cittadini, che vanno esuli per l'Europa, mendicando pane e vendetta. I nemici interni ruppero in mano al soldato la spada, e gli ferirono la mano. Quanto v'ha d'impuro, d'antinazionale, di tristo, di gesuitico fra di noi, or si rimesce ed opera. La reazione, accovacciatasi a Roma o a Torino nelle tenebre, suona ora il tamburo, sorride all'esito de' meditati suoi tradimenti: poc'anzi congiurava in arcano silenzio; or muove ad incontrare i suoi generali, e accenna a levare, scopertamente, dichiaratamente, la testa.

La nazione era surta dal suo sepolcro: adesso torna impossibile non s'agiti, combattuta da terribili fatti, e appena nata discenda rassegnatamente, a occhi veggenti, nell'antico sepolcro. Vuole e dee vivere, libera, unita, cancellando sulla sua fronte un obbrobrio non suo.

Ora, ciò che si ha maggiormente a temere è che per mancanza di consiglio, d'armonia d'azione, di scopo comune, gli elementi della vita nazionale, o divampino in vani e scomposti conati, o isteriliscano nella pubblica angoscia, nel disonore, nello scetticismo della delusione, nella inattività. In ambi i casi si verrebbe a consumare inutilmente quel tesoro di forze che gli avvenimenti sinistri e la iniquità degli uomini non valsero a spegnere. Ed è piú che mai necessario, urgentissimo, tentare ogni mezzo che possa avvicinare, contemprare e confondere in una efficace unità di volere le sparse opinioni individuali.

Uno fra questi mezzi, il piú fecondo, forse, e piú consentaneo alla libera vita che aneliamo stabilire durevolmente in Italia, ci sembra quello di fissare un centro dove possano i buoni convenire, discutere, conoscersi, per vigilare concordi alla salvezza della patria, e colle disputazioni fraterne e coll'opera comune migliore educando sé stessi ed il popolo, meditare, suggerire e trar dalla teoria nella pratica que' divisamenti che paressero meglio utili in queste supreme necessità dell'Italia.

A tale scopo i sottoscritti propongono ai loro concittadini di fondare l'Associazione per la libera Indipendenza Italiana. Essi credettero non disutile stendere il seguente statuto, che servirà di regola nelle prime adunanze; giacché nol presentano all'Associazione che qual semplice proposizione da discutersi, modificarsi, cangiarsi, come parrà meglio alla maggioranza de' soci.

L'Italia salvi l'Italia!




170 Nuovo Circolo politico in Genova, di breve durata. Già dalla primavera del 1848 fioriva un Circolo Nazionale rinvigorito il 7 settembre da un nobil programma dettato da Cesare Cabella, e dal parteciparvi con lui uomini eminenti per patriottismo, come Lorenzo Pareto, Vincenzo Ricci, Agostino Ruffini. Un altro Circolo politico era sorto nell'agosto, col nome di Circolo Italiano, chiuso dall'autorità il 13 di quell'istesso mese, riapertosi la sera del 2 settembre, dopo lo sfratto e il forzato richiamo di Filippo De-Boni. E appunto in quella sera, alla riunione che si tenne dai socii nel cosí detto Festone dei Giustiniani, in via San Bernardo, l'avvocato Lazotti ricordò che appunto dopo il 13 agosto, data della chiusura del Circolo Italiano; due società si costituissero, l'una conservando quel titolo, l'altra assumendo il nuovo di Associazione della libera Indipendenza Italiana. Ma saggiungeva che, per mandato avutone, il marchese Lorenzo Pareto aveva interposto i suoi buoni uffici, e le due società si erano ricomposte in una. Il manifesto del Mameli è dunque della prima quindicina di agosto, alla vigilia della nuova partenza di lui per Lombardia.

Aggiungiamo, a proposito del Circolo Italiano, che in quella sera del 2 settembre ne furono eletti, presidente il De-Boni, assente tuttavia, vice-presidente l'avv. Ottavio Lazotti, segretario l'avv. Didaco Pellegrini. Il governo di Torino avendo allora richiamato il governatore Ettore De Sonnaz, e mandato commissario straordinario a Genova il gen. Giacomo Durando, e questi avendo in un suo manifesto alla popolazione (7 settembre) minacciato di «gettar un momentaneo velo sulla statua della libertà per difenderla dagli eccessi de' suoi falsi amici» ebbe il giorno 11 fiera risposta in un manifesto del Circolo Italiano, firmato dal De-Boni presidente e dal Pellegrini segretario. Poco o nulla fece in Genova il Durando, buon soldato come il De Sonnaz, e non uomo da provvedimenti illiberali. A lui, continuando le agitazioni, fu sostituito il 16 dicembre, in veste di commissario straordinario, l'istesso ministro di Agricoltura e Commercio, Domenico Buffa. Fu questi che il 13 febbraio 1849 ordinò la chiusura del Circolo Italiano. Ma già dal novembre del '48 erano partiti per Roma il De-Boni suo presidente e il Mameli, suo difensore, come abbiamo veduto, nei giornali di Genova.






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