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DAL DIARIO DEL POPOLO, N.° 72; OTTOBRE
1848
Due sono i problemi che in
questi momenti agli Italiani si presentano principali: trovare il modo piú
pronto ed efficace di cacciar Radetzky oltre l'Alpi: trovare il modo di
compiere la rivoluzione interna, evitando la guerra civile. Queste due
questioni sono piú congiunte che a prima vista non appare. Dopo l'insurrezione
del Marzo, fu tentato dalla Associazione Nazionale, capitanata da Giuseppe
Mazzini, di disgiungere totalmente la guerra d'indipendenza dalla questione
politica, di riunire il partito monarchico e il democratico nel comun grido di
guerra all'Austria. Si aveva una armata regolare, e un paese insorto: era
egualmente stolto rifiutar l'opera dell'armata regolare, e spegnere
l'insurrezione. Sollevando la bandiera repubblicana si correa rischio di
perdere l'armata regolare: sollevando la bandiera monarchica si spegneva
l'insurrezione: e poi, decidendo definitivamente delle sorti del paese, si
provocava lo sviluppo dei varii partiti, le diffidenze dei governi e dei popoli
Italiani, le gare di capitale. Il tentativo della Associazione mancò; il
governo di Torino ruppe la neutralità, e usando dell'influenza che gli dava
un'armata propria in Lombardia, e d'altri mezzi, non tutti nobili, s'impose
alla Lombardia. Le conseguenze della «fusione» sono compendiate nella
capitolazione di Milano, e nell'armistizio volgarmente detto Salasco.
L'insurrezione accenna a voler
chiamare un'altra volta in campo gl'Italiani. Con quale bandiera v'andranno?
Comincieranno la guerra gridando viva la monarchia, o viva la repubblica? Noi
non vorremmo né l'una cosa né l'altra. Dare senz'altro l'Italia un'altra volta al
principio che l'ha tradita, ci parrebbe oramai qualche cosa di peggio che una
stoltezza. Intimar la guerra ai governi Italiani, mentre pende la guerra
d'indipendenza, ci parrebbe non solo un indebolire l'Italia, rendendone piú
sensibili le divisioni, ma un precipitarla in una guerra civile, che peserebbe
lungamente sulla coscienza dell'uomo, o del partito, che l'avesse provocata. E
alzar nella Lombardia la bandiera monarchica, o la repubblicana, è egualmente
decretare la guerra civile; il partito che facesse l'una cosa o l'altra, ne
avrebbe la responsabilità. Sulla coscienza dei monarchici di buona fede pesano
già troppe, sventure della patria, perch'essi vogliano aggiungervi anche questa
colpa: e i repubblicani debbono sentir troppo la santità della loro bandiera,
per volerla sollevare come insegna di guerra fraterna.
Ma d'altra parte i partiti si
sono troppo sviluppati in questi ultimi tempi, per poterli arrestare con
un'idea negativa, come è quella di «aspettare a guerra finita». Sicché convien
dare alla insurrezione Lombarda una bandiera, e una bandiera che possa essere
accettata da tutti i partiti. Tale ci pare quella della sovranità popolare, la
quale si traduce, nella pratica, nelle parole: «Assemblea Costituente
Italiana». Noi diciamo che il principio della sovranità popolare è generalmente
accettato da tutti i partiti, giacché oramai il diritto divino ha perduto
totalmente il credito, e gli scrittori monarchici non si difendono dal partito
contrario, che sostenendo la monarchia essere il governo voluto dalla
maggiorità del popolo. Noi non discutiamo sulla verità dell'ipotesi; ma notiamo
solo ch'essi, invocando un tacito mandato popolare, ammettono implicitamente il
principio della sovranità popolare, principio che hanno comune coi
repubblicani, giacché questi ne fanno primo, anzi unico dogma delle loro
credenze politiche.
Cosicché la parola «Assemblea
Costituente» ci par l'unico grido politico che possa sollevarsi nella guerra
Lombarda, senza tradire la causa Italiana, senza offendere nessun partito d'opinioni
coscienziosamente sentite. Frattanto il paese dovrebbe esser governato da
giunte d'insurrezione, le quali si occupassero di combattere il piú
efficacemente possibile l'armata Austriaca. Tale maniera di governo ha inoltre
il vantaggio dl essere la meglio acconcia a promuovere e condurre la guerra
d'insurrezione, guerra che, assalendo il nemico, non in un punto solo, ma su
molti, esige molti centri d'azione. Il popolo divori coll'insurrezione i suoi
nemici, e decida delle sue sorti colla Costituente.
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