VII.
AI RAPPRESENTANTI DEL
POPOLO IN ROMA178.
Qual è la prima opera a cui
crediamo chiamata la
Costituente? Secondo noi, a riconoscere e dire una verità:
«il Papa è decaduto dal suo potere temporale.» Questo è già un fatto compiuto.
Dove risiede l'assoluta autorità legislativa ed esecutiva, ivi è la sovranità.
Dal momento che esiste una Costituente, la sovranità si è trasferita dal
principe nel popolo: da quel momento il diritto del principe non entra piú
nella discussione; è una questione definita dal fatto.
Il Papa è decaduto dal suo
potere temporale: il popolo ha già compiuto questo fatto, votando la Costituente: la Costituente l'ha
riconosciuto, radunandosi: resta che ella si levi e dica all'Italia,
all'Europa: «S'è fatto questo.»
Il principato papale è piaga
troppo vecchia e mortale in Italia, perché possiamo accontentarci di medicarla
provvisoriamente. Scorrete la storia d'Italia. Qual fu il perpetuo alleato
dello straniero? Il principato papale. Quale il perpetuo ostacolo alla unità
nazionale? Il principato papale. Quale vergogna italiana non è segnata di
questo marchio, o si riguardi a Pipino, che ci regala a San Pietro, o a Giulio
II, che chiama l'Europa contro Venezia, o a Gregorio XVI, che chiama gli
Austriaci, e, lo diremo pure, a Pio IX, che benedice l'Italia, e stringe la
mano al Tedesco, e congiura col Borbone?
L'Italia, in questo momento,
concentra le sue forze al conseguimento di due grandi risultati: la nazionalità
e l'indipendenza. Insormontabile ostacolo per l'una cosa e per l'altra è il
principato papale, come quello che, non solo stabilisce, ma cerca consacrare il
frazionamento, e che, per la sua doppia natura, ha effetti spesso contrarii,
sempre divisi da quelli della nazione. Ragione generalmente invocata a suo
favore è la necessità dell'indipendenza del potere spirituale. Come egli
ottenga questa indipendenza con un principato assoluto, si può facilmente
giudicare, ove si consideri che la
Chiesa, divenuta governo temporale, resta necessariamente
sottomessa a quella gerarchia che la maggiore o minor forza stabilisce fra le
varie potenze. E di ciò fa fede il Papa parteggiante pel Turco contro la
cristiana Grecia, collegato collo scismatico Russo contro la cattolica Polonia.
Che piú? La Chiesa
è sottoposta alla tirannia diplomatica nell'esercizio della sua piú importante
facoltà, nella elezione del supremo Pontefice. La diplomazia osservò che nella
scelta del Papa non si sceglie solamente un capo religioso, ma un principe: quindi
si crede in diritto di occuparsi di tale influenza politica: e con tali
argomenti che non si saprebbero combattere, essa domandò di far parte di tale
elezione; come la fa di fatto, col suo diritto di veto. Tanta ipocrisia vi è
nell'invocare il poter temporale come condizione d'indipendenza religiosa! E
tale malafede si fa sempre piú manifesta in chi sostiene, non l'assolutismo, ma
il principato costituzionale del Papa. Cos'è la Costituzione? È un
patto fra principe e popolo, il quale pone successivamente l'uno sotto la
dipendenza dell'altro; cosicché il principato temporale, che all'estero
sottopone la Chiesa
alle influenze diplomatiche, all'interno la sottopone all'influenza del popolo,
ove si ammetta almeno la
Costituzione. Per esser logici, adunque, quelli che
combattono per l'indipendenza della Chiesa, non possono accettare la Costituzione, ma
sostenere apertamente l'assolutismo. Voi non avete via di mezzo: non avete a
scegliere che fra la tirannide e la completa emancipazione. Le memorie di
Gregorio sono cosí dolci per le provincie e per Roma, che voi vogliate
ritornare all'antico sistema? In tal caso, noi non abbiamo nulla da aggiungere.
Noi rispettiamo ogni opinione coscienziosa; ma noi parliamo lealmente, e
abbiamo diritto di esigere che gli altri ci rispondano colla stessa lealtà.
Ogni potere, per cattivo che
fosse, lasciò sempre dietro di sé un partito o per interesse o per abitudine
collegato a lui. È naturale che questo esista anche tra noi; e noi,
combattendolo, riconosceremo che può essere un errore piú che una colpa. Ma
chiediamo che egli dica tutto intero l'animo suo; che egli non parli di
religione, di libertà, d'indipendenza; ch'egli dica di volere il principato
papale, quale fu sempre, schiavo della diplomazia, collegato collo straniero all'estero,
assoluto all'interno.
Vi è invece qualche cosa
d'impudentemente sfacciato nella condotta dei retrogradi. Da una parte gridano
il papato temporale istituzione essenzialmente nazionale in Italia, dall'altra
domandano un intervento Europeo contro di noi; perché dicono: il Papa non
appartiene all'Italia, ma al cattolicismo. Cosicché Roma, secondo tale
ragionamento, avrebbe il vantaggio di essere oppressa da un genere di schiavitú
novissimo; mentre si videro già paesi dominati da uno straniero, ma non si vide
mai una città dominata insieme da tutti i popoli della terra.
In quanto a noi, liberandoci dal
principato papale, crediamo far opera essenziale alla indipendenza dell'Italia
e dello stesso cattolicismo. Distinguere due poteri esercitati simultaneamente
da un solo individuo, è impossibile; e ciò è confessato dallo stesso Pio IX, il
quale per ragioni religiose niega combattere contro l'Austria, chiama
sacrilegio un'insurrezione politica, e trova ragioni di scomunica contro la Costituente. I due
poteri confusi si tiranneggiano reciprocamente: un principe elettivo, e non
eletto dal popolo, ma da' cardinali, non solo, ma da ambasciatori stranieri e
dalla stessa Austria, non può regnare in nessuna parte d'Italia, e tanto meno a
Roma, additata da tutti i partiti, o unitarii o federalisti, come centro della
vita Italiana.
Il cattolicismo non potrà mai
dirsi indipendente, finché il duplice carattere del suo capo ne assoggetterà
alle influenze diplomatiche sin l'elezione, finché gli interessi materiali, che
egli come principe non può disconoscere, si troveranno a cozzo coi doveri
spirituali; e quegli stessi, i quali nei nostri fatti piansero compromessa la
libertà spirituale del Papato, confessano che il potere temporale è tutt'altro
che condizione di libertà pel pontefice, mentre questa stessa libertà è
compromessa da una dimostrazione, da un tumulto.
Perché il regno sia temporale
colla libertà del capo della Religione, è necessario: 1.° che tal regno non
abbia mai interessi materiali, i quali si trovino in urto cogli interessi
religiosi; 2.° che egli non si trovi mai complicato colla diplomazia
all'estero; 3.° che egli non risenta dei commovimenti politici all'interno. Ma
queste sono condizioni impossibili. Dunque il Papa non può esser sovrano
temporale.
D'altra parte il governo
temporale non può essere un governo di preti; e ognuno concede ch'egli vuol
essere indipendente da ogni influenza ecclesiastica. Che questo pure non sia
possibile, si scorge a prima vista; ed oltre ciò ne abbiamo una prova
incontrastabile nell'intero regno di Pio IX. Dal momento che egli fu obbligato
a dare la Costituzione,
ogni suo atto è una nuova prova dell'impossibilità della posizione che gli si
voleva fare. L'incompatibilità dei due poteri torna continuamente a contrasto.
Egli come principe temporale fu spinto in una via, mentre come papa era
trascinato in un'altra: il primo carattere gli poneva intorno un potere laico e
responsabile, intanto che il secondo lo circondava di monsignori e cardinali.
Tra queste due influenze contrarie egli è obbligato a mancare al suo carattere,
o come papa o come principe: però, prima maledetto dai Gesuiti come liberale,
ora respinto dai liberali come fedifrago, egli sente la necessità di prendere
una via determinata; e dovendosi pronunciare tra la mitra di san Pietro e il
triregno di Gregorio, egli sceglie il secondo.
Il popolo, votando per la Costituente, ha
emancipato sé stesso, l'Italia, la
Religione, e lo stesso Papa dal poter temporale. E voi
continuerete quest'opera, perché voi siete il popolo stesso, ed egli non vuole
infrangere al domani l'opera dell'ieri, non vuole abdicare una parte di sua
sovranità per deporla ai piedi di un pontefice che non la vuole dividere. Non
c'è forse quistione piú chiaramente definita di questa: o la completa emancipazione,
o la tirannide assoluta. Non si tenti una conciliazione impossibile, quando il
tentarla racchiude due rivoluzioni, l'una per cancellar ciò che si è già fatto,
l'altra per rifarlo.
Dite la gran parola: il Papa è
decaduto dal principato temporale. Liberate la Chiesa dal giogo del
temporale, il temporale dal giogo ecclesiastico. Liberate queste provincie da
questa pessima delle schiavitú, da questa bastarda tirannide; rendete alla
religione il Papa, allo Stato la libertà, all'Italia Roma.
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