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| Goffredo Mameli Scritti editi e inediti IntraText CT - Lettura del testo |
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LETTEREI.
È vero, non ti ho scritto molto: passò qualche tempo senza che tu avessi mie lettere. Ma due o tre alla fin fine te le scrissi. Poi, da tanto tempo che mi conosci, devi ben avere inteso che io, l'amore (non so se lo sento come gli altri giacché nell'anima altrui mai non vidi), pure ad un qualche modo lo sento, e lo debbo sentire. Ma né in parole, né in iscritto son capace di esprimerlo, di protestarlo, di rammentarlo, quando, e con piú parole che non è d'uopo, in me sarebbe finzione; ché credo sia finzione ciò che si dice quasi per forza, e che non viene dall'anima. Ma il non avere l'anima adatta a fare proteste ed espansioni, non è sinonimo di avere un'anima fredda ed insensibile. Olindo sentiva cosí l'affetto, che era pronto a sacrificargli la vita; eppure non aveva mai detto a Sofronia: io ti voglio bene. Ma bando a siffatti discorsi: ci son cosí poco adatto, che temo esser caduto nel sentimentale, nel platonico, miei eternamente acerrimi nemici. Parliamo d'altro: a Torino come vanno le feste? Se avessi un po' piú di scintilla Febea, avrei da fare i piú bei versi satirici. La X. si veste da Francesca da Rimini; la Y. da Callisto. Un tempo le Muse erano vergini; ed ora? son Y. La Mamma se la passa né bene né male: io bene; gli altri ancora. Sta bene ed ama il tuo Goffredo.
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