V.
UNA EDIZIONE NON
FATTA.
Che Goffredo Mameli, tornato sul
finir dell'agosto del 1848 dalla ripresa d'armi del Varesotto, disegnasse di
pubblicare una scelta de' suoi versi in volume, e possibilmente a Firenze, è
cosa certa per ricordi costanti di famiglia. Di questo disegno ho trovata
ancora fra i manoscritti del Poeta la traccia indubitabile in una lista di
carta; ove per una sequela di ventisei numeri sono indicati i componimenti che
Goffredo pensava di accogliere nella stampa ideata, alcuni già pronti, altri da
ritoccare, come la Battaglia
di Marengo, o da finire, come lo sciolto R. R. di F.
L'elenco, per altro, non è
scritto di sua mano, bensí d'altra notissima, quella di Michel Giuseppe Canale,
primo educatore e costante amico a Goffredo. Che questo elenco risponda al
disegno di quella edizione, e che esso non vada piú in giú della prima
quindicina del settembre 1848, è manifesto dall'ordine cronologico, o quasi, in
cui sono segnati i componimenti, dando la preminenza ai piú antichi, e dal
mancare in esso l'ode «Milano e Venezia,» che sappiamo essere stata scritta per
la serata a beneficio di Venezia, tenuta al Teatro Carlo Felice il 16 di quel
mese. Cosí ancora, mentre nell'elenco figurano gli inni popolari «Fratelli
d'Italia» — «Viva Italia, era in sette partita,» e col titolo provvisorio «Per
le feste del 10 Dicembre in Genova» anche quello che s'intitolò poi «Dio e
popolo,» mancano gli altri inni «Suonò l'ora» e «All'armi, all'armi» che
apparve poscia. nella edizione del 1850 col titolo «Suona la tromba;» e manca
infine quello che rimase inedito finora «Ella infranse le sette ritorte;» e
questo, e gli altri due, tutti appartenenti a quei giorni, e non tali nella
mente del Poeta (se pure già erano finiti) da entrar nella edizione fiorentina,
che voleva esser tutta di cose passate, mentre quegli inni nuovi preludiavano a
cose future.
Riferirò qui l'elenco del
Canale, la cui assistenza in tale occasione risulta ancora dalla parola «duplicato»
scritta sempre di suo pugno qua e là nei quaderni di Goffredo, per indicare che
di molti componimenti si era già messo un esemplare da parte. L'elenco non era
definitivo, per altro: se fosse stato, non ci vedremmo ripetuto al n. 1 e al 23
il titolo di uno stesso componimento. A farlo a posta, quel componimento fu poi
ripetuto, a pag. 19 e a pag. 139 nella edizione del 1850.
Ecco ora il documento in
discorso: «1.° Ad N. N. L'ultimo Canto: frammento. 2.° Ballata. 3.° Ad N. N. Il
sogno della Vergine. 4.° Ad un Angelo, Epitalamio. 5.° Un'idea. 6.° Alla
Poesia. 7.° In morte d'una Donzella. 8.° L' amore: Romanza orientale. 9.° Ad N.
N. che partiva per Toscana: ode. 10.° R. R. di F. Sciolto. 11.° L'Alba. 12.° I
Fratelli Bandiera. 13.° Roma: ode. 14.° A Torquato Tasso: sciolto. 15.° La
buona novella. 16.° Inno (Fratelli d'Italia). 17.° Inno (Viva Italia, era in
sette partita). 18.° Dante e l'Italia. 19.° Per la festa del 10 Dicembre in
Genova. 20.° Sonetto. 21.° Sciolti. 22.° La battaglia di Marengo. 23.° Ad N. N.
L'ultimo Canto. 24.° Sonetto Bernesco. 25.° L'Amore, ad N. N. Frammento. 26.°
Il giovine Crociato: cantica.»
L'edizione non fu poi fatta,
avendone il Poeta deposta l'idea all'incalzar degli eventi, che diedero altro indirizzo
alla sua operosità politica e militare. Lui spento, l'amico suo Michel Giuseppe
Canale consigliò l'edizione del 1850 (Scritti di Goffredo Mameli, Genova, tip.
Dagnino), giovandosi manifestamente degli autografi di Goffredo, che già due
anni prima egli aveva messi da parte. Ma nella stampa tenne ordine diverso da
quello che nell'indice del '48 era stato segnato, parendogli che dovessero
avere la precedenza i canti politici e i piú recenti, e andar dopo i versi
d'amore, segnatamente i piú antichi. A mezza stampa, e già essendo passato il
tipografo alle prose, vennero alle mani dell'editore altri versi, e furono per
conseguenza collocati fuori del posto loro, insieme con due frammenti di scene
del Paolo da Novi, del quale solamente il secondo abbozzo fu noto, come
sembra, al Canale. Ecco, del resto, poiché l'edizione del 1850, esaurita da
lunga mano, è anche diventata rarissima dagli antiquarii, l'ordine tenuto
dall'egregio Canale in questa occasione: Avviso ai lettori (L'Editore). Ai
giovani (Giuseppe Mazzini). L'Alba. — I Fratelli Bandiera. — Roma: ode. —
Gli Apostoli. — A Torquato Tasso. — Buona Novella. — Inno (Fratelli d'Italia).
— Inno (Viva Italia, era in sette partita). — Dante e l'Italia. — Dio e il
Popolo. — Ad N. N. L'ultimo canto. — Ballata. — Ad N. N Il sogno della Vergine.
— Ad un Angelo, Epitalamio. — Un'Idea. — Alla Poesia. — In morte di una
Donzella. — L'amore: Romanza orientale. — Ad N. N. che partiva per
Toscana: ode. — R. R. di F. — Milano e Venezia: inno. — Ad N. N. Il
giovane Crociato: cantica. — A N. N. L'ultimo Canto. — La Notte: sonetto. — Sonetto
Bernesco. — Il Sogno della Vergine: cantica. — L'Amore: frammento. —
La fuga di Pio IX da Roma. — Inno (Suonò l'ora). — Dal Libro
di Giobbe. — Inscrizioni. — Prose: Discorso per una supplica al re di
Napoli. — Sopra una lettera di Giuseppe Mazzini. — Discorso letto al Comitato
di casa Doria. — Associazione per la Libera Indipendenza
Italiana. — Articoli estratti dal Diario del Popolo di Genova. —
Articoli estratti dal giornale Pallade di Roma. — Circolare sulla
Costituente Nazionale Italiana. — Ai rappresentanti del Popolo in Roma. — Ai
popoli dello Stato Romano. — Ai Genovesi. (Lettera firmata dal gen.
Avezzana). — A Nino Bixio. — Paolo da Novi: frammenti di un
dramma. — Inno militare (Suona la tromba). Biografia di Goffredo Mameli.
— Appendice: Sonetti di E. G.
La difficoltà di trovare la
edizione del 1850 mi
consiglia ancora a riferire da essa l'Avviso ai Lettori, opera del Canale, che
accenna alle condizioni in cui fu fatta la stampa. Quanto alla Biografia, pur
dettata da lui, la riferisco in altra Appendice.
«AVVISO AI LETTORI
«Dopo molti ostacoli ed impacci
d'ogni ragione vedono luce gli Scritti del Giovane Goffredo Mameli morto nell'età d'anni 21 per la piú pura e
valorosa difesa d'Italia in Roma. Quegli Scritti che poteronsi raccogliere e
dalla famiglia e dagli amici l'Editore li ha pubblicati; e di ciò rende grazie
a quella ed a questi; se altre cose volanti pur sono, e non l'ebbe, non a colpa
gli sia imputato, ché maggior zelo e studio non poté da parecchi mesi impiegare
in siffatta opera. Il principio di questa era di consecrare un duraturo
monumento ad un nome fatto chiaro per tante prove d'intelletto e di mano, lo
scopo di mostrare al mondo come si ama, si giova, si difende la patria, e la
gioventù italiana si avvalori con sí nobile esempio. I versi provano nel
giovane Goffredo larga vena di poesia, congiunta ad altezza di sentire, e
proprietà di dizione; le prose senno, dottrina, potenza di mente educata alla
gravità de' piú nobili studi: gli uni e le altre amore ardentissimo d'Italia,
desiderio di vederla, e di farla una, libera, indipendente. Questi pregi fanno
del Mameli non solo un leggiadro, ma un profondo intelletto, non solo un lodato
scrittore, ma un valoroso Italiano. Ai di lui scritti si fecero precedere
alcune commoventi e generose parole di Giuseppe Mazzini, il quale ad un tempo
volea cosí onorare l'edizione presente e la memoria gloriosa di un giovane da
lui tanto amato e stimato, e da cui pure era amato e stimato siccome colui che
solo può fare Italia una, libera, indipendente. Si aggiunse infine una
necrologia di lui, composta da chi gli fu da' primi anni educatore ed amico
sincero, e tenerissimo; quindi alcuni sonetti di chi pure gli si strinse negli
ultimi anni con nodi di santa e fraterna amicizia. Voglia ora l'Italia, per cui
tanto il Mameli scrisse, pugnò e soffrí, accogliere amorevolmente il presente
suo libro; chi lo pubblica non ha altro desiderio che questo.
«L'Editore».
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