VII.
G. MAMELI E NINO
BIXIO A GENOVA
dal 7 al 10 Aprile 1849
Dal taccuino rosso che fin dal
marzo 1848 Goffredo Mameli aveva regalato all'amico suo Nino Bixio, e che
questi venne per due anni riempiendo di note intorno ai fatti onde gli parve
utile di tener ricordo per sé, Giuseppe Guerzoni ha estratto gli appunti che
seguono intorno alla partecipazione del Bixio e del Mameli al moto di Genova (Vita
di Nino Bixio, di G. Guerzoni. Firenze, Barbèra, 1874; pag. 73):
«Il moto è scoppiato il 10
aprile 1849.191
«Partito da Roma il 4 aprile.
«Arrivato il 5 aprile a
Civitavecchia, e partito per Livorno con la Città di Marsiglia.
« Arrivato il 6 aprile a
Livorno.
«Arrivato il 7 aprile a Genova.
«Il giorno 8 aprile si è
prorogato l'armistizio di 48 ore.
«Il 10 aprile la città fa parte
del Municipio e noi partiamo con Avezzana e Mameli sopra un vapore
americano da guerra, il Princetown, capitano Enyle; il 12 passiamo a
bordo dell'Allighenny, altro vapore americano da guerra, che ci conduce
a Civitavecchia. Partiti alle 3 pomeridiane, nella notte ci fermiamo nel Canale
di Piombino per la incertezza dei fanali. All'alba del 13 aprile si fa cammino,
ma il tempo è contrario; venti da S. E. mare assai gonfio, e pioggia con nebbia
fitta.»
A questi appunti il Guerzoni
premette: «.... arrivò che tutto era finito, e non gli restò che tornarsene
dond'era venuto. Il taccuino ce lo dice laconicamente, » Ma il Guerzoni
pubblicò nel 1874 la Vita
di Nino Bixio. E nel 1875 il gen. Alfonso La Marmora, a Firenze e dall'istesso editore
Barbèra, pubblicò il suo volume: «Un episodio del Risorgimento Italiano»
dove a pag. 120 riferisce una lettera del Bixio, dalla quale apparisce che,
appena sbarcato in Genova, questi avesse ancor modo di partecipare ai fatti
militari di quegli ultimi giorni di resistenza della città sollevata. Ecco la
lettera, che, diretta al comandante rivoluzionario d'un forte, era caduta in
mano dell'ufficiale regio cui si era dianzi arreso volontariamente quell'altro:
«Al Cittadino Comandante il
Forte di San Giuliano
»Il sottoscritto si reca a
dovere istruire cotesto presidio del vicino arrivo del Corpo d'armata lombardo.
È ora quistione di vita e d'onore il tener fermo cotesto forte che dovrà
proteggere lo sbarco dell'armata, che, secondo tutte le probabilità, dovrà
sbarcare alla Foce. Tanto basta per la intelligenza di chi comanda questo
presidio.
»Il sottoscritto è aiutante del
generale Avezzana, ed è spedito in qualità di Commissario straordinario a
quest'armata di fratelli. Egli adempirà il suo dovere — checché avvenga —
nessuno riproverà mai d'esser morto, ma d'esser morto vilmente. Cosi la legione
a cui appartiene avesse potuto divorare lo spazio che la sépara! — Garibaldi
non avrebbe tardato ad ascoltare il cuore. Ma intanto Iddio è, ed è sempre
stato, co' forti. — Addio.
»L'aiutante di campo
G. Nino Bixio
»Dalla casa Rebizzo, sera, 7
aprile, ore 9 p. m.»
Apparisce da questa lettera che
l'Avezzana, e con lui il Governo, aspettassero il soccorso della divisione
Lombarda, che, concentrata dal governo di Torino a Bobbio, era discesa a
Chiavari, col proposito palese di recarsi in Toscana, ma nell'intento
deliberato di muover su Genova. Questo speravasi in Genova, questo temeva il Lamarmora,
che infatti scrisse a pag. 122: «.... nel giorno 8, informazioni pressoché
positive mi avvertivano che 5 vapori avevano caricato buona parte della
Divisione Lombarda a Chiavari, ed erano in mare per entrare in porto.» Ma non
ne fu nulla, e a pag. 125 il Lamarmora poté dare al «noi partiamo» del
Bixio questo delicato riscontro: «L'Avezzana cedette al Municipio ogni sua
autorità sulla Guardia nazionale, e s'imbarcò a bordo d'una nave americana,
insieme con tutti quegli altri radicali e facinorosi (sic) nazionali e
stranieri, che avevano avuto la costanza di parteggiare per lui sino all'ultimo
momento. Erano da circa 450.»
Quanto a Goffredo Mameli,
anch'egli era stato nominato dall'Avezzana suo aiutante di campo, ed ecco
appunto il brevetto, conservatoci nel suo originale:
GUARDIA
NAZIONALE
DI
GENOVA
Genova,
il 7 Aprile 1849.
Gabinetto
del Generale
Il sottoscritto nomina Goffredo
Mameli suo aiutante di campo. Ordina per conseguenza a tutte le autorità civili
e militari di ricevere gli ordini, sí a voce che in iscritto, i quali venissero
trasmessi dal detto ufficiale.
Il Generale
Giuseppe Avezzana

Noto che il testo è di pugno del
Mameli. Il quale, stato quei tre' giorni al fianco del Generale, dettò per lui
la seguente lettera pubblica, la cui minuta, con cancellature, si ritrovò ne'
manoscritti del Poeta:
«Genovesi,
»La Città è riconsegnata
all'antico governo. Voi sapete che ciò non dipese da me.
»Genova insorse un momento, e
quel momento resta documento di ciò che possa il popolo quando vuole davvero.
L'insurrezione ridusse un numeroso presidio, forte di organizzazione e di
posizioni, a capitolare; tenne un'intera armata alle porte; e anche oggi ella
non entra che per trattato col vostro Municipio.
»Forse Genova poteva piú; forse
la sua perseveranza avrebbe potuto pesare decisivamente sui destini
dell'Italia.
»Ad ogni modo, la nazione vi è
riconoscente della solenne protesta contro le vergogne governative
dell'infausta guerra, di un'ora di eroismo fra le viltà di cui pur troppo il
vostro governo sparse la fronte dell'Italia in faccia all'Europa. Genovesi, la
storia ricorderà lungamente le vostre barricate.
»Dio renda efficace e fecondo
l'esempio.
»In quanto a me, ringrazio
quelli animosi che si son battuti al mio fianco, e spero verrà tempo in cui
tutti sappiano mostrarsi tali.
»Intanto, mi è sufficiente
ricompensa la memoria ch'io porto meco delle ore di gloria, la coscienza pura
del resto, e la speranza che molti fra voi mi ricorderanno con amore, certi di
trovar sempre in me un uomo pronto a morire sotto alla bandiera della libertà,
dell'Italia.
»Generale Giuseppe Avezzana.»
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