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Degli
Scritti di Goffredo Mameli (versi e prose) si fece una prima edizione fin dal
1850 (Genova, tip. Dagnino); ma versi e prose vi ebbero luogo in numero troppo
ristretto, a paragone di quanto era conservato nelle carte autografe del Poeta.
Dei soli versi, e col titolo: Poesie di Goffredo Mameli, vennero fuori
in processo di tempo altre edizioni, tutte ripetendo nel numero, se non nella
disposizione, i componimenti raccolti nella anzidetta di Genova; e furono (cito
almeno quelle che vennero a mia cognizione) la Tortonese (tip.
Franchini) del 1859; la
Milanese (Carlo Brigola) del 1878; la Romana (Unione Cooperativa
Editrice) del 1891. La
Tortonese corregge in taluni luoghi errori tipografici e
supplisce a lacune della prima, recando ancora qualche buona variante; e a
questa, come alla Milanese che l'ha fedelmente seguíta, si conforma la Romana, ornandosi inoltre
di una incisione, che rappresenta il piccolo monumento eretto alla salma del
Poeta nel Campo Verano, in Roma.
La Genovese, come è detto
altrove, e come appare dall'«avviso ai lettori» fu iniziata, promossa e
corredata d'una affettuosa biografia del Mameli17 dal vecchio amico di
lui Michel Giuseppe Canale: ma questi, come sarà dimostrato ai luoghi
opportuni, non vigilò altrimenti la stampa; onde avvenne che questa riuscisse
scorrettissima. Le resta sulle altre edizioni il merito di aver raccolto un bel
numero di prose politiche di Goffredo, a testimonianza della operosità di lui
su giornali di Genova e di Roma. Altre tuttavia non ne accolse, pur numerose
negli autografi; tra i quali non mancavano odi ed inni compiuti, e i frammenti
poetici abbondavano; larga mèsse lasciata giacere, o trascurata, o non vista.
Aggiungo che quella edizione non ha del dramma in versi Paolo da Novi se
non due scene, recate a saggio d'opera interrotta, mentre nei due abbozzi che
ne rimangono, e piú nel primo di essi, il dramma si vede, se non condotto a
finimento, certamente compiuto nella ossatura, e tale da lasciarne scorgere
intiero il disegno.
La Tortonese, come ho
detto, reca opportune correzioni e varianti, suggerite da superstiti amici del
Poeta18, i quali potevano e sapevano, pur non avendo sotto la mano i
manoscritti di lui, supplire con la memoria di autografi e di apografi veduti.
Quanto a numero di componimenti, essa non aggiunge nulla alla edizione
Genovese, parendo piuttosto condotta sopra un esemplare di quella, in alcuni
luoghi corretto e variato. Della Milanese ho pur detto; della Romana
soggiungerò che essa provvedeva al bisogno di rimettere i canti del Tirteo
Italiano tra le mani della nuova generazione, inaugurandosi a Campo Verano il
monumento che ne accoglieva le ceneri; ed all'intento nobilmente corrispose,
mentre le antecedenti edizioni erano tutte esaurite.
Venendo ora ai manoscritti,
donde son tratte molte varianti e il piú che qui si pubblica di versi e di
prose al confronto della prima edizione, debbo dire che essi furono da gran
tempo affidati alla mia custodia e col desiderio che io ne procurassi una
edizione quanto piú si potesse compiuta. Molte vicende, e tali da opporsi ai piú
fermi propositi, alle migliori intenzioni, mi disviarono da questa cara fatica;
ma piú d'ogni altra cosa la difficoltà di trovar l'editore che di tanti scritti
editi ed inediti facesse un volume, per la sua stessa mole, come per
l'indirizzo e il metodo della pubblicazione, destinato a riuscire costoso;
mentre (mi si diceva) ci sarebbe sempre stato chi ristampasse in un volumetto i
versi, lasciando il resto ad aggravio commerciale dell'edizione ponderosa. Il
modo della pubblicazione, com'io la intendevo, è finalmente trovato, e trovato
soltanto alla vigilia di appagare il voto di Nicola Mameli, che, dopo la morte
sua, gli autografi del suo grande fratello, a me confidati, andassero in dono
alla Città, che al Tirteo italiano si gloria, d'aver dati i natali. Degna di
tanto deposito la patria; non ragionevole indugiarne la consegna; e questa e
l'edizione nostra vengono fortunatamente compagne.

Constano i manoscritti Mameliani
di otto grandi quaderni e di un gran numero di fogli sciolti di varia misura;
autografi i primi, autografi ed apografi i secondi. Dei quaderni, uno e il piú
smilzo è tutto versioni dal greco di Senofonte; un altro tutto appunti di
Diritto Civile, Romano e Canonico: due contengono il primo e il secondo abbozzo
del dramma in versi Paolo da Novi; due portano, rispettivamente, sulla
prima pagina le date del 1845 e del 1846, colle iniziali G. R. M.
corrispondenti ai nomi del Poeta, che in quelli anni per l'appunto pensava di
associare nella sua firma i due nomi di Goffredo e di Raimondo, per passar poi
alla nuova forma di «R. Goffredo», quale si vede a piè d'un suo scritto del
'47; forma anch'essa abbandonata di poi. Degli altri due quaderni, uno senza
data è certamente anteriore al '45, recando esso, insieme colla lirica
giovanile Dal libro di Giobbe molti pensieri in versi sciolti destinati
al Paolo da Novi; l'altro, che è il piú breve, è da attribuirsi al '47,
contenendo esso, dopo qualche anteriore esercizio di versione dall'italiano al
greco, la Buona
Novella e il primo getto dell'inno Fratelli
d'Italia. In tutti questi quaderni, a componimenti poetici anteriori di
data e trascritti dal Poeta quasi in forma definitiva, si aggiungono abbozzi di
cose nuove, frammenti di varia importanza, spogli ed appunti di letture, che io
fedelmente riferisco; e non parranno inutili, se mostreranno come tra tante
letture ed esercitazioni si venisse formando e preparando a gran voli quel
giovine ingegno. Avverto che quando in essi quaderni io trovi un frammento
poetico di maggior mole, ispirazione originale o versione che sia, ne segnerò
il luogo nel capitolo di Letture ed appunti, trasportandone il testo nel
capitolo dei Frammenti, come in sede piú adatta.
Quanto alla numerosa serie dei
fogli sciolti, noto che essi sono la piú parte autografi; alcuni apografi, ma
di conosciuta mano domestica. Dove l'autografo era, a questo mi sono attenuto;
dove non era, ho seguito l'apografo. Cosí da un autografo mi si è dimostrata
l'autenticità dell'inno Gli Apostoli, che l'edizione Tortonese non
poteva accertare, non avendo i suoi benevoli aiutatori quell'autografo
sott'occhio. Con un apografo, poi, ho potuto integrare una strofa dell'inno
frammentario Al Campidoglio, altrimenti intitolato La fuga di Pio IX
nella edizione Genovese del 1850. Dagli autografi, infine, son tratti i
discorsi letterarii e politici fatti dal Poeta, in Genova, negli anni '47 e
'48.
I manoscritti, di versi e di
prose, onde ho potuto giovarmi per questa edizione, son molti, ma non tutti i
lasciati da Goffredo. E questo s'intenderà facilmente, chi pensi che una parte
di essi, adoperata per la edizione Genovese del 1850, non ritornò piú alla
famiglia; e gran mercè se di taluni componimenti erano nei quaderni i duplicati.
Altri, segnatamente in fogli sciolti, vennero a mancare per cortesi richieste,
non sempre potute eludere, finché i manoscritti rimasero presso la famiglia del
Poeta. Venuti questi nelle mie mani, cominciò la difesa: passavano a me le
richieste cortesi, e molte e per qualche anno frequenti: ad una sola cedetti,
con l'approvazione della famiglia, trattandosi di appagare l'onesto desiderio
di un egregio concittadino, che al Mameli era stato compagno d'università e di
agitazione politica, poi commilitone in Lombardia e nella difesa di Roma. Diedi
infatti una variante all'inno «Viva Italia! Era in setta partita», ma
dopo averne preso copia, che tra i manoscritti è conservata, e di cui si tien
conto nella stampa dell'inno anzidetto.
Nella pubblicazione dei versi e
delle prose, cosí riferendo dai manoscritti come da stampe anteriori, curai
quanto mi venne fatto la interpunzione, seguendo anzi tutto le norme
grammaticali, ed anche conformandomi alle indicazioni stesse del Poeta, col
prender lume dai passi ov'egli pure a quelle norme aveva badato. È noto infatti
a quanti hanno veduto autografi di lui, che nelle cose sue, gittate in carta
sotto l'impeto della ispirazione, i segni ortografici sono quasi sempre
insufficienti, e talvolta mancano affatto. Non era questa una buona ragione
perché li trascurassi io, a mente riposata e per deliberato proposito. I segni
ortografici sempre dànno rilievo, spesso restituiscono il senso smarrito al
periodo. Sono come le giunture e le articolazioni nel corpo umano, che al ceder
di quelle si accascia facilmente e si sforma.
Altre cose che occorra sapere
intorno a questa pubblicazione, si leggeranno nelle note apposte via via ad
ogni componimento.
A. G. B.
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