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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • VERSI ALLA POESIA   INNO.
    • ALLA POESIA   INNO.
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VERSI

ALLA POESIA

 

INNO24.

 

At sacri vates.

Ovidio.

 

A te, del core indocile,

Sola fidai li ardori,

Ed i sospiri e l'ansie

De' giovanili amori;

E sul sentier del misero,

Cui sin da' suoi verd'anni

Sparse il Signor d'affanni,

Al tuo sorriso etereo

Spuntò talvolta un fior;

E l'anima rapita,

Di maledir la vita

Per te cessò talor.

 

Vieni, e coll'aura armonica

Che da' tuoi labbri evola

Sul cor l'obblío, la requie

Spargi; lo puoi tu sola.

Vinto m'ha il fato; l'anima

Piú non resiste; affranta,

Ella non basta in tanta

Piena d'affanno all'empia

Battaglia del dolor.

Vieni, o divina, o pia,

Inebria d'armonia

Il giovine cantor.

 

Oh, quei che ha un cor che palpita,

Alla tua voce, in seno,

Liba talvolta il giubilo,

Non è infelice appieno

Dagli occhi suoi rimuovesi

Dei figli d'Eva il velo;

Vaga coll'alma in cielo.

Egli sprezzar può gli uomini;

Non è fratello a lor.

Solo nel sen di Dio

Appunta il suo, desio,

Solo in lui sbrama il cor.

 

I figli della polvere

Lo dicono demente,

Perché levar non possono

Infino a lui la mente,

Perché il fulgor degli angeli

È muto alla pupilla

Della terrena argilla,

Quale del gufo stridulo

È muto al guardo il Sol;

Perchè l'Eterno, il vile

Al bruto fe' simile,

Gli avvinse il guardo al suol.

 

Se aver m'è dato un'anima

Che t'ama e ti comprende,

Non io lamento l'arida

Vita che mi si stende

Innanzi. A questo esiglio,

Siccome un astro ignoto

Ch'erra ai confin del vuoto,

Non conosciuto e splendido

Straniero io viverò,

Insino a che, da morte

Sciolte le mie ritorte,

Al ciel rivolerò.

 

E confuso all'aüra

Gentil di primavera,

Del Sol confuso al raggio,

Della cadente sera

Confuso all'ombre tacite,

Ai zeffiri leggieri,

Quale un'aerea Peri

Per le notturne tenebre

Vagante, inneggierò;

Pei ceruli cristalli

Del cielo, il canto ai balli

Degli astri accorderò.

 

Ma se è menzogna, l'anima

Oltre la tomba viva,

E ai roghi avari involisi

Di mortal salma priva;

Ma se il pensier che m'agita,

Che fervemi nel seno,

È simile al baleno,

Che un solo istante tremulo

Sfavilla, e piú non è;

Se nell'estrema sorte

Nulla alla man di morte

Isfuggirà di me;

 

Talvolta a piè del salice

Discesa, all'urna accanto,

Consola il freddo cenere

Coll'armonia del canto.

E alla tua voce angelica,

Memore della vita

La salma inaridita

Fremerà ancora un cantico,

Agiterassi ancor;

E lieve fia la terra

All'urna che rinserra

Il giovine cantor.

 




24 Da un quaderno del 1845; ma porta scritta in margine, a fianco del titolo, la data del 1842. E certo al '45 è anteriore: lo dice lo stile, non ancora improntato dei caratteri particolari della poesia di Goffredo; lo dice la forma istessa dello scritto, che non ha pentimenti e apparisce ricopiato da un altro foglio; e assai frettolosamente, tanto da aver lasciato fuori nella quarta strofa l'ottavo e il nono verso, dovuti accattare, insieme con una buona variante, dalla edizione del 1850, che si giovò, come sembra, di un altro esemplare.






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