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CANTICA
(ad N. N.).
Parte Prima.
I.
. . . . O
giovinetta, innanzi
Al tuo sguardo divin tutto si
pinse,
Il ciel, la terra, l'universo, in
riso:
Pur di', te mai non lusingò la
mesta
Voluttà del dolore? Affaticata
Dal vagar lungo in bei sogni
ridenti,
Non amasti talvolta anco raccôrti
In una calma stanca, indefinita,
Che, abbenché dolce, pure al duol
somigli
Piú che alla gioia? Oh, s'hai
gentile il core
Come il sembiante, tu il provasti.
Or dunque,
Porgi pietoso
orecchio
Alla dolente
istoria,
O cara, e d'una
lacrima
Consola la
memoria
Del giovine
crociato,
Cui d'Emma
tolse al vergine
Affetto avverso
fato.
Altri con sogni
rosei
A te d'amor
felice
Pinga le gioie trepide:
A me levar non lice
Lieta armonia dal core;
Ed il mio canto è lugubre,
È l'inno del dolore.
II.
Di Piero alla
voce ispirata
Tutta Europa raccolsesi armata:
Ha giurato nel nome di Cristo
Di sfidare le barbare spade,
Di atterrar nelle sante contrade
L'empia Luna che il Turco v'alzò.
Né a
rispondere al grido di guerra
Fu l'estrema la patria mia terra;
Ma signora dei mari v'accorse,
E dinanzi la Ligure croce
L'Infedele, del Nil sulla foce,
Chinò il brando ritorto, e tremò.
III.
Da un verone
che guarda sull'onde
Emma figge dell'occhio l'acume
Là 've rotte biancheggian le spume
Dalle prore volanti sul mar.
Tutta l'alma le stringe un
pensiero;
Un presagio nel cor le ragiona:
«Ogni speme, infelice, abbandona;
»Nel vedrai, nel vedrai piú
tornar».
IV.
Passâr piú
lune, e invan la vergin chiese
Del sospirato cavalier novella,
Da cui, sul fiore dell'età
novella26,
Amore apprese.
Lei al verone,
per lunga stagione,
Da cui mirò la nave in mar
fuggente,
Vide il mattin; lei vide il sol
morente
A quel verone.
V.
Tinto ha di
morte il pallido
Viso; il pié trepidante
Di già vacilla al giovine ferito;
E invano appoggia stanco
Sovra il brando stillante
Di barbarico sangue l'egro fianco.
E invan cerca
coll'ultimo
Guardo i suoi piú diletti;
Solo la morte intorno a lui
ragiona;
Nell'ucciso inimico
La vede, e in mille aspetti
Nel compagno che muor, nel morto
amico.
Ei sulle
labbra livide
Dal bacio della morte
Ha un nome, un nome che alla vita
il lega,
Che sul languido viso,
Pur nell'estrema sorte,
D'amor ridesta l'ultimo sorriso.
Ei muor,
povero giovine,
Di sua vita nel fiore!
Il cammin della speme e della
gloria
La morte gli precise;
Le rose dell'amore
Nel primo olezzo mattutin recise.
Porgi pietoso
orecchio
Alla dolente istoria,
O cara, e d'una lacrima
Consola la memoria
Del giovine crociato,
Cui d'Emma tolse al vergine
Amore avverso fato.
Altri con sogni rosei
A te d'amor felice
Pinga le gioie trepide:
A me levar non lice
Lieta armonia dal core;
Ed il mio canto è lugubre,
È l'inno del dolore.
Parte Seconda.
I.
S'innalzi il
cantico
Della vittoria!
I nostri tornano
Cinti di gloria.
A vele gonfie,
Aure seconde
Le navi reduci
Portan sull'onde.
Già all'aure
patrie,
Presso la Foce,
Gloriosa sventola
La nostra croce,
Qual già
sull'ampio
Mar d'Orïente
Mirolla orribile
L'Odrisia gente.
Recate, o
vergini,
Serti di fiori;
Ai cari giovani
Recate allori.
Piú degni
tornano
Del vostro amore;
Lo meritarono
Col lor valore.
S'innalzi il
cantico
Della vittoria
I nostri tornano
Cinti di gloria.
II.
Perché Emma al
gioir del suo popolo
Non partecipe, sola risté?
Tutti i prodi
sul lido già scesero
Cercò invano il suo caro; non v'è.
Domandonne, e
risposero: all'anima
Di quel forte sia pace, ei
morì!...
III.
Non un sospir
mandò dal core affranto
Emma, ché a dolor tanto
Non giova il pianto.
Pesar sul cor
sentí un'angoscia ignota;
E, qual di spirto vuota,
Rimase immota.
Consolarla
tentàro..... Invan! d'amore
Troppo addentro nel core
Scende il dolore.
È tal dolor.
che non v'è cosa, forte
Da sciôr le sue ritorte,
Se non la morte;
Quando la vita
è sol di duolo stanza,
Quando piú non avanza
Una speranza,
Una speranza
che con dolci inganni
Sparga di miel gli affanni
De' tuoi verd'anni.
IV.
Sulla cresta
d'un nudo dirupo,
Che il pié cupo ha battuto
dall'onda,
Che alla sponda si sente mugghiar,
Al chiaror della
pallida luna,
Bruna bruna, qual l'alma, la
gonna,
Una donna sta, e guarda sul mar.
Sparse al
vento le chiome, discinta,
E dipinta del duolo, nel volto,
Che raccolto le freme nel cor;
Parve, all'onda
che cerula brilla,
La pupilla volgendo, la mesta,
La tempesta lenir del dolor.
Tornar parve
sul languido viso
Il sorriso del tempo primiero;
Un pensiero la parve calmar.
E fu vista per
l'ultima volta,
Là rivolta, alla terra natía
Quella pia un sospiro mandar....
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