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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • VERSI ALLA POESIA   INNO.
    • DAL LIBRO DI GIOBBE
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DAL LIBRO DI GIOBBE33

 

Perisca il in cui nacqui, e maledetto

Sia il giorno in cui fu detto:

Ei fu concetto.

 

L'ombra di morte su quell'anno pesi,

Ed i suoi nei mesi

Non sian compresi.

 

Brami la luce, e del Sol l'aureo corno

Non faccia a lui ritorno,

Non vegga il giorno.

 

E quella gente che è del Sol nemica,

E quella che gli è amica,

Lo maledica.

 

Perché la madre non m'uccise appieno?

Non soffocommi almeno

Nel proprio seno?

 

Non avrei vuoto il calice penoso,

E, nel sepolcro ascoso,

Avrei riposo.

 

Ignaro almeno di cruda guerra,

Coi grandi della terra

Sarei sotterra.

 

E giunto, pria d'avere il Sole scorto,

Sarei al comun porto

Come un aborto.

 

dei potenti il dominar vien manco,

il travagliato e stanco

Riposa il fianco.

 

Ritorna coll'oppressor l'oppresso,

Ed in un loco istesso

Dormono appresso.

 

Perché alla luce il misero fu dato,

E ad un vivere ingrato

Fu condannato?

 

Oh, perché a lui la morte fu interdetta?

Oh, perché fugge in fretta

Da chi l'aspetta,

 

Da chi ricerca in lei tregua e ristoro,

Coll'ansia di coloro

Che cercan l'oro?

 

Perché pietosa non discende a quello

Che qual beato ostello

Cerca l'avello?

 

Perché sua vita, non richiesta, Iddío

Di tenebre coprío,

Di duolo ordío?

 

 

E la parola, a Giobbe allor rivolto,

Disse l'Eterno, il volto

Tra i nembi involto:

 

Chi è quei che, sacra alla mia bocca sola,

Manda da mortal gola

La mia parola?

 

Cingi, o mortal, cingi di forza il petto,

E rispondi al mio detto,

Nanti il mio aspetto.

 

Quando posi del mondo agli emisferi

I càrdini primieri,

Dimmi, dov'eri?

 

Sai tu chi sia, che con certa misura

Dei monti alzò l'altura

Sulla pianura?

 

E allor che prima, al suon di mie parole,

Sopra la terrea mole

Splendette il Sole?34




33 Da un quaderno senza data, ma che per la mano di scritto, l'inchiostro, e gli appunti di letture fatte, si mostra del 1845. Il metro, usato anche nel Giovine Crociato (III della Parte II) mi par derivato per fresca imitazione dalla Nostalgia (se bene rammento il titolo), ode allora famosa del conte Jacopo Sanvitale, parmense, esule in quel tempo a Genova, e legato di molta amicizia ai Mameli. Ricordo che di quell'ode si citava spesso la strofa:

 

Per la beatitudine di Dio!

Io non ebbi desío

Di nascer, io!

 



34 Metto il punto interrogativo, come fa l'edizione del 1850. Ma il senso non finisce; né questa è l'ultima strofa del componimento, lasciato interrotto dall'autore.






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