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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • VERSI ALLA POESIA   INNO.
    • ROMA
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ROMA42

 

Anch'io fra i mesti ruderi

Seggo, pensando un canto.

Non che di scorse glorie,

Dissimulando il pianto,

Cerchi l'Italia illudere;

Far di bugiardi fiori

E di appassiti allori

Ai ceppi suoi ghirlande;

Mentre non ha fra i popoli

Un seggio, un nome, grande

Dirla.... crudel commedia!

Dirla regina ancor,

Qual vecchio che cadente

Vanta il suo april fiorente,

Il giovanil vigor.

 

Ad altri le memorie,

I secoli che furo;

A noi la speme, l'etere,

L'immenso del futuro.

Altri lo sguardo trepido

Nel Sol morente intenda,

Sul raggio estremo penda.

Rivolta ad orïente43

Al novo Sole, giovine

Dai liti Eoi sorgente,

La nostra musa il cantico

E l'anima sacrò.

Tristo chi piange un giorno

Che non farà ritorno,

Che nel passato andò.

 

Come di Piero il secolo

Franse l'altar di Vesta,

Novella un'Era appressasi

Che il Vatican calpesta:

Mena le cose un turbine,

Regge un destino il tutto,

Il flutto incalza il flutto;

Il verdeggiante stelo

Che all'arboscel fu vertice,

Poi che piú presso al cielo

Sovr'esso un altro germina,

Langue sul tronco e muor.

Noi spinge sul sentiero

Invio al redir del Vero

Un naturale amor.

 

 

Sorgi, in eterno còndita,

Sposa fedel del Fato

Un nuovo mondo chiudesi,

è il tuo cammin segnato.

Se il che chiama all'opera

Già l'universa gente,

Ti troverà dormente,

Guai sovra te, su noi

Se non sarai col secolo,

Sotto i gran passi suoi,

Come un corsier le foglie,

Ei ti calpesterà.

Incalzaci il torrente;

Travolge la corrente

Chi innanzi a lei non va.

 

Contro i tiranni i popoli

Scendono stretti in guerra:

Con nuove penne l'aquila

Percorrerà la terra,

Se dal giardin d'Italia

Discaccerà la lupa

Che il fatal nido occúpa,

Che pria nel duol nutrita

Del Grande ucciso al Golgota,

In braccio ai re mentita

Ha la sua casta origine,

Cinta di gemme e d'ôr.

E sparse sangue e pianto

Sovra l'altar del santo

Apostolo d'amor!...

 

Costei, che alzossi al soglio

Colla viltà e l'inganno,

Quando venduta a Francia,

E quando all'Alemanno,

Tenne divisa Italia;

Onde il comun servaggio.

Ed or, fatal retaggio

L'odio fraterno grida,

Or che una speme, un palpito,

All'unità ci guida,

Che il sacro patto strinsero

Tacitamente i cor!

Con questa vil menzogna

Il nostro sangue agogna

Mercanteggiare ancor44.

 

Ma qual d'un astro il raggio

Che da un vapor si scioglie,

Dall'avvenir sviluppasi

E affacciasi alle soglie

Già del presente, giovine

La nuova Italia. È nata,

Come Minerva, armata.

Cresce, si fa gigante,

Come il voler d'un popolo,

Come un'idea di Dante;45

Una, potente e libera

La sua bandiera alzò;

E un nuovo ciel diserra,

Perché la vecchia terra

E il vecchio ciel passò.

 

 

Perseguitata ed esule

Vagò pel mondo intero;

Bevve all'amaro calice

Di chi bandisce il vero;

Come il divin di Nazaret,46

Fu dai potenti oppressa,

Fu crocifissa anch'essa;

Ma è dal sepolcro uscita

Il terzo giorno, splendida,

Bella di nuova vita;

E sui corrosi cardini

Il Tempio vacillò;

Perchè si squarcia il velo,

E nel suo tempio, in cielo,

L'uomo il Signor guardò.

 

Ove del mondo i Cesari

Ebbero un l'impero,

E i sacerdoti tennero

Schiavo l'uman pensiero,

Ove è sepolto Spartaco,

E maledetto Dante,

Ondeggerà fiammante

L'insegna dell'amore;

Dimenticate i popoli

L'ire d'un che muore,

Sarà la terra agli uomini

Come una gran città:

Libera, grande, unita,

Vivrà una nuova vita

La stanca umanità.

 

Città delle memorie,

Città della speranza,47

Le cento suore Italiche

Chiama, e a pugnar ti avanza.

Sotto il tuo segno il Teutono48

Fia che combatta anch'esso;

Gravalo il giogo istesso.

Strinse fratelli insieme

Slavi, Alemanni ed Itali

Un duolo ed una speme:

Hanno un sol campo i popoli,

Ed un sol campo i re.

Osa, combatti, e spera,

Fida alla tua bandiera,

E sarà Dio con te.




42 L'edizione del 1850 appone a quest'Ode la data del 1847. Ma il quaderno «Un po' di tutto» che ne contiene il primo getto, con pentimenti, incertezze di correzioni e varianti, e piú con frammenti di strofe incominciate e subito cancellate, è segnato di mano del Poeta colla data del 1846. Ed è del settembre 1846 l'epitalamio Ad un Angelo che nello stesso quaderno precede di due pagine quel primo getto dell'ode Roma. Anche questa riferirei al settembre di quell'anno, osservando che in una delle pagine che la contengono si leggono scritti in margine e di traverso, a mo' di ricordo, i due versi: «Perché la prima terra — E il primo ciel svanì», dove è manifestamente il germe dei tre che si leggono nell'ode Roma: «E un nuovo ciel diserraPerchè la vecchia terra — E il vecchio ciel passò». È giusto per altro il ripetere che nel quaderno «Un po' di tutto» abbiamo il primo getto dell'ode, che sarà stata ritoccata piú tardi, ma solamente nella forma, e trascritta in una copia, che non si ritrova nei manoscritti serbati dalla famiglia del Poeta. Per questa ragione terrò conto delle varianti recate dalla stampa del 1850.



43 Nella stampa del 1850:

Sul raggio estremo penda

Che moribondo splende;

Al novo sol, che giovine

Sull'orizzonte ascende,

La nostra musa, ecc.



44 Nella stampa del 1850:

Questa è una vil menzogna

Onde tradicci, e agogna

Poter tradirci ancor.



45 Nella stampa accennata:

Come il pensier di Dante.



46 Nella stampa:

Siccome il Cristo mistico.

E veramente, nel manoscritto, in margine, è segnata una variante; ma dice:

Siccome il Cristo mitico.

È del resto, un po' fuori, non per correzione voluta, ma per accenno ad una correzione possibile.



47 Nella stampa:

Terra dell'armonia,

Terra della speranza.

Ma dell'armonia è di certo un errore di stampa.



48 Nella stampa:

Tutti son teco — Il Teutono

Pugnerà teco anch'esso.






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