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INNO
Correndo il secondo
anniversario della morte dei fratelli Bandiera e dei loro compagni di martirio
in Cosenza il 25 Luglio 184450.
Et sit memoria eorum in
benedictione:
et ossa eorum pullulent in loco suo.
Ecclesiastico, XLVI, 14.
Tentai piú volte un cantico
Come un sospir d'amore
A voi sacrar; ma un fremito
D'ira stringeami il core;
Ma soffocava il pianto
Sulle mie labbra il canto;
E non ardí il mio Genio
Sui venerandi avelli
Dei martiri fratelli
Voce di schiavo alzar.
L'inno dei
forti, ai forti!
Quando sarem
risorti
Sol vi potrem
nomar.
Come, raccolta
e trepida
Presso l'altar fatale
Alla Città dei secoli,
La vergine Vestale
Sul sacro fuoco intesa,
Noi pur la fiamma accesa
Dal vostro sangue vigili
Quando dicean
che solo
In sorte
l'onta, il duolo,
A noi l'Eterno
dié.
Che dei credenti in petto
Nuove speranze suscita,
Or che ogni grande affetto
Parla potente al core,
L'Italico cantore
Di nuova luce splendida
Sente nel sen presago
La vostra santa imago,
E del suo carme il vol
Spiega vêr voi
le piume,
Qual di cometa
il lume
Torna al
paterno Sol.
Vidi destarsi un riso,
E dei tiranni a un'empia
Gioia atteggiarsi il viso,
Mentre una grande Idea
La fronte lor cingea
Della sua gloria, e màrtiri
Della sua fede, in cielo,
Sgombre del mortal velo,
Dal suo cruento altar,
Di degno incenso
fumo,
Di degno fior
profumo,
L'anime a lei
mandâr.
In fra l'Ausonie genti
Errar parea, commuovere
I popoli dormenti;
Pareva giunta l'ora
Della promessa Aurora...
Ma chi fia qui che scendere
Osi nel grande agone?
Della fatal tenzone
Primo il vessillo alzar?
Ringagliardir
gl'ignavi?
Un popolo di
schiavi
Nell'avvenir
lanciar?
Teme, e voler non osa
Altri al materno gemito,
Alla plorante sposa
Pietà codarda ostenta:
Tal, cui l'oprar sgomenta,
Vilmente pio la patria
Al cieco caso affida53;
Nel proprio fango grida
Sola virtù dormir;
E con superbe
fole
Della Romulea
prole
Tenta ingannar
l'ardir.
Stolti, o
venduti! Vogliono
Guidar tremando i fati;
Che il suo terrore adorino
I popoli prostrati.
Della viltà profeti,
Sui fremiti secreti
Che l'avvenir racchiudono
Spargon blandizie e oblío
Dicon, mentendo Iddio,
Empio chi tenta oprar.
Come se in ciel
l'Eterno
Avesse sol
governo
Di chi sa sol
tremar!
Bisbiglio almen quest'ora
Tema turbar, che un angelo
D'amore e speme infiora.
Noi d'un fecondo pianto,
D'un generoso canto
Sacriam l'avel dei martiri
Raccolti all'urne a lato,
Noi vi cerchiamo il fato,
La fede ed il valor.
La pianta che,
o fratelli,
Nutre fra
questi avelli
Le radiche, non
muor54.
Che all'avvenir vivete,
La sanguinosa pagina
Qui del dover leggete.
O gelidi vegliardi,
Si fa per voi già tardi:
Fra pochi giorni in braccio
Al fatal nulla andrete:
Ah, piú per poco avrete
La vita da offerir.
Qui tutti! a
questa scola
Chiediam la
gran parola,
La scienza del
morir.
Pregar la madre accanto,
L'ultima volta, i figli,
E una gentil, che il pianto
Per non scorarli tenne,
E il mesto addio sostenne
Senza arrestarli. Martire
In pochi dí la pia
Vinta dal duol moría
Di libertà e d'amor56.
Voi che sui cor
regnate
Sovra
quest'urna un fior.
Qual la diffusa tenebra
Rompe solingo un lampo.
Ma anche in quel giorno amaro
Credettero, sperâro,
Morir gridando Italia,
Piangendo sui perduti,
Pregando pei caduti,
Pensando all'avvenir57.
Col sangue del
Divino
Trafitto, un
Cherubino
Raccolse quel
sospir.
Col gemito dei forti,
Col sangue delle vittime,
Dei santi che son morti
Pel Vero, pei fratelli
Ai preti, ai re, ribelli:
Nel giorno del giudicio,
Saetta pei potenti,
Rugiada pei credenti
Sul mondo il verserà.
Nel nome dei
Bandiera,
Lo giuro, la
grand'Era
Promessa
arriverà.
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