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Tempus enim prope est.
Apocal.
L'alba!... Là, sull' estremo orizzonte,
Vedi un astro novello? Fiammeggia
La sua luce sul piano, sul
monte;
Già biancheggia, risplende,
dardeggia...
Salve, oh salve, bell'astro di
speme!
L'armonia, che nel petto mi
freme,
A te voli sull'ali d'amor.
I miei dí,
le mie notti vegliai,
Attendendo
il parer de' tuoi rai,
Fra lo sdegno,
fra l'ansia, e il dolor.
I codardi
diceanmi demente;
Esultavan nel sangue i tiranni;
Sull'Italia, calpesta,
dormente,
Dalle infamie contavansi gli
anni.
Parea giunta al novissimo
giorno...
Ah, diceano, che senza ritorno
La sua gloria al tramonto chinò
Dio
confonda colui che dispera,
Che diserta
una vinta bandiera,
Che nel
fango si assise, e posò.
Nelle vene
agli schiavi si dèsta
Un ardire, una vita novella.
Oh, sorgete, levate la testa,
Che la gloria, la patria
v'appella,
E frementi dai Teutoni avelli
L'ombre inulte dei nostri
fratelli...
Vile quei che secondo verrà
Trovò il
brando, la Donna
latina;
Oltre
l'Alpe gittò la guaina;
Il suo
passo là sol fermerà.
Fuor del
feretro armata s'affaccia;
Ritrovò la sua lucida traccia
Della gloria nel noto
sentiero...
Non ne sperser mill'anni le
impronte
L'elmo antico s'adatta alla
fronte;
Roma è sorta, davanti ci sta.
Fremean
vita le case dei morti,
Esultavano
l'ossa dei forti,
Pur nel
grembo all'eterna Città.
Dalla croce nefanda si scosse;
Meretricio ornamento del crine
La tïara per sempre rimosse.
Via, l'antica baldracca, che
ardío
Dirsi al mondo la sposa di Dio,
Prostituta al Tedesco, ed ai
re!
Ove venda
un osceno vegliardo
Sangue e
Cristi con labbro bugiardo,
Roma eterno
mercato non è.
Invocato su altari non suoi,
Per tanti anni, lo spirto del
grande
Crocifisso è disceso su noi:
Benedisse le sante bandiere,
Dei redenti le impavide schiere
Strette insieme in un patto d'
amor.
Ha l'Italia
gli antichi peccati,
Col
servaggio e nel sangue lavati,
Espiati con
lungo dolor.
Benedetta la mano di Dio!
Benedetta la nostra
sciagura!...
Solo il pianto cosparse l'oblio
Sulle macchie di sangue fraterno;
Cancellò gli odî antichi in
eterno,
Che diviser le nostre città.
Un'idea ci
risplende nei volti:
Come un
uomo, in un giuro raccolti,
Al
conflitto fatal si verrà.
Sul suo trono tremante curvato,
Il signor dei bargelli
scettrati
Presentí l'appressarsi del
fato,
La tempesta che sorge
lontana...
E prepara dall'algida tana
Sgherri e forche, palladio dei
re.
Delle
schiere primiere sull'orme
Nuova
schiera di barbare torme
Sui
Lombardi dall'Alpe scendé.
Giorni sacri a tremende
vendette
Compie il secolo, e furon
ferali
Ai vostri avi le Liguri vette.
Noi giurammo; quest'anno di
gloria,
Consecrato di un'altra
vittoria,
Alle etadi future mandar.
Noi
giurammo, a quest'anno di gloria,
Nell'ebbrezza
di un'altra vittoria,
Non piú
udita ecatombe sacrar.
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