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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • VERSI ALLA POESIA   INNO.
    • L'ALBA
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L'ALBA64

 

Tempus enim prope est.

Apocal.

 

L'alba!... , sull' estremo orizzonte,

Vedi un astro novello? Fiammeggia

La sua luce sul piano, sul monte;

Già biancheggia, risplende, dardeggia...

Salve, oh salve, bell'astro di speme!

L'armonia, che nel petto mi freme,

A te voli sull'ali d'amor.

I miei , le mie notti vegliai,

Attendendo il parer de' tuoi rai,

Fra lo sdegno, fra l'ansia, e il dolor.

 

I codardi diceanmi demente;

Esultavan nel sangue i tiranni;

Sull'Italia, calpesta, dormente,

Dalle infamie contavansi gli anni.

Parea giunta al novissimo giorno...

Ah, diceano, che senza ritorno

La sua gloria al tramonto chinò

Dio confonda colui che dispera,

Che diserta una vinta bandiera,

Che nel fango si assise, e posò.

 

Nelle vene agli schiavi si dèsta

Un ardire, una vita novella.

Oh, sorgete, levate la testa,

Che la gloria, la patria v'appella,

E frementi dai Teutoni avelli

L'ombre inulte dei nostri fratelli...

Vile quei che secondo verrà

Trovò il brando, la Donna latina;

Oltre l'Alpe gittò la guaina;

Il suo passo sol fermerà.

 

Fuor del feretro armata s'affaccia;

Ha trovato il valore primiero;

Ritrovò la sua lucida traccia

Della gloria nel noto sentiero...

Non ne sperser mill'anni le impronte

L'elmo antico s'adatta alla fronte;

Roma è sorta, davanti ci sta.

Fremean vita le case dei morti,

Esultavano l'ossa dei forti,

Pur nel grembo all'eterna Città.

 

Si levò dal suo letto di spine;

Dalla croce nefanda si scosse;

Meretricio ornamento del crine

La tïara per sempre rimosse.

Via, l'antica baldracca, che ardío

Dirsi al mondo la sposa di Dio,

Prostituta al Tedesco, ed ai re!

Ove venda un osceno vegliardo

Sangue e Cristi con labbro bugiardo,

Roma eterno mercato non è.

 

Oltraggiato con preci esecrande,

Invocato su altari non suoi,

Per tanti anni, lo spirto del grande

Crocifisso è disceso su noi:

Benedisse le sante bandiere,

Dei redenti le impavide schiere

Strette insieme in un patto d' amor.

Ha l'Italia gli antichi peccati,

Col servaggio e nel sangue lavati,

Espiati con lungo dolor.

 

Se versò su di noi la sventura,

Benedetta la mano di Dio!

Benedetta la nostra sciagura!...

Solo il pianto cosparse l'oblio

Sulle macchie di sangue fraterno;

Cancellò gli odî antichi in eterno,

Che diviser le nostre città.

Un'idea ci risplende nei volti:

Come un uomo, in un giuro raccolti,

Al conflitto fatal si verrà.

 

Sotto il peso de' proprii peccati,

Sul suo trono tremante curvato,

Il signor dei bargelli scettrati

Presentí l'appressarsi del fato,

La tempesta che sorge lontana...

E prepara dall'algida tana

Sgherri e forche, palladio dei re.

Delle schiere primiere sull'orme

Nuova schiera di barbare torme

Sui Lombardi dall'Alpe scendé.

 

Guai a voi! Vi son anni fatali,

Giorni sacri a tremende vendette

Compie il secolo, e furon ferali

Ai vostri avi le Liguri vette.

Noi giurammo; quest'anno di gloria,

Consecrato di un'altra vittoria,

Alle etadi future mandar.

Noi giurammo, a quest'anno di gloria,

Nell'ebbrezza di un'altra vittoria,

Non piú udita ecatombe sacrar.

 




64 Porta la data del 10 maggio 1846.






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