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Cecidit, cecidit Babylon magna. . . . . . . . . . .
quia mercatores erant principes terrae. . . Quia
veneficiis tuis erraverunt omnes gentes. . . . . .
Et in ea sanguis
prophetarum et sanctorum inventus
est, et omnium qui interfecti sunt in terra.
Apocal. XVIII.
Fra gli oppressi, i dispersi fratelli
Si diffuse una grande novella
Non è ver che sia morta la
bella69;
Solamente un gran sonno dormía;
La toccò di sua mano il Messia,
E la bella dal letto balzò.
Da
mill'anni coperta, calpesta,
Vivea
ancora la fiamma di Vesta,
E in
incendio repente s'alzò.
E la guida
di mistica luce
Dall' Egitto a Sionne conduce:
Ed Egitto è ogni suol di
servaggio;
Israello son tutte le genti;
E Sionne, pei nuovi credenti,
Unità, libertà, umanità.
Già
s'innalza sui vanni mutati
La
grand'aquila madre dei fati;
È da lei
che la luce verrà.
S'han divisa
i tiranni la terra,
E le genti gemevano schiave:
Ma gli schiavi levaronsi a
guerra;
E quai nauti che veggon la nave
Che è sdruscita, e non vale
ristoro,
E si guardan tacendo fra loro,
E crescente flagellali il mar,
S'agitâr
sovra i troni i tiranni,
Gli han
sentiti corrosi dagli anni,
E tremando
fra lor si guatâr.
Come belva piagata al coviglio;
Chi, a tradir, popolare s'
infinse,
E il leon si fe' serpe al
periglio
Ma la scure è sepolta fra i
morti;
L'han corrosa le teste dei
forti;
Ma son noti i spergiuri dei re.
Al
carnefice scivola il piede;
Chi
tradisce non trova piú fede;
Via di
scampo per loro non è.
La caterva
dei Siri era assisa
Sovra schiavi, e di sangue era
intrisa;
La caterva mangiava, mangiava.
A' suoi fianchi eran donne
vezzose;
Sulle fronti eran serti di
rose,
E il banchetto molt'anni durò.
Ora accadde
che udissi un bel giorno
Un ignoto
rumore d'intorno,
E l'un
d'essi un donzello chiamò;
E gli chiese
che fosser tai grida.
E il rumore è il suo pianto» —
«Si uccida».
E pensò, fra le donne e le
rose:
— «Oh che noia egli è un popol
che geme!» —
— «Alla porta v'è un popol che
freme». –
— Ed il Sire stupito s'alzò.
—
«All'istante quel popol sia morto!» —
— «Alla
porta v'è un popolo insorto» —
Ed il Sire:
«Si uccida» gridò.
Ed il mondo sembrò un cimitero.
Ed i Siri alle mense piú liete
Ritornâr col sorriso primiero:
E dicean: regna ovunque la
pace.
Sciagurati! quel dì fu fugace;
E il domani tremendo spuntò.
Ah, gli
uccisi non eran ben morti
Fra la
polve, fra il sangue dei forti,
Dio la vita
e la forza serbò.
Son migliaia di popoli armati.
Dalla morte côrrete la morte;
Questo è scritto nel libro dei
fati.
Sangue, sangue voi sempre
volete;
Ecco il vostro, bevete,
bevete.....
Benedetta la man del Signor,
Che ha
permessa la giusta vendetta,
Che ha
vibrata la santa saetta,
Che ascoltò
degli oppressi il dolor!
Ed il Vero n'è l'arma, n'è il
duce,
Come il Sol che combatte la
notte;
E il suo brando son mari di
luce.
Era in ceppi Sansone: le porte
Gli eran chiuse d'intorno: quel
forte,
Rotti i ceppi, le svelse dal
suol:
Sulle
spalle le tolse, e sul colle
Ai confini
del cielo piantolle;
Il suo
regno si chiude là sol.
Il suo regno
col cielo finisce,
E indïato al gran Tutto si
unisce
In quel segno d'un santo disío
Che gli splende raggiante alle
ciglia,
Si fa l'uomo una sola famiglia,
Perché giunta è l'età
dell'amor.
Incominciano
nuovi destini,
Son caduti
gli angusti confini,
Che han
divisi i fratelli fra lor70.
Oh, vedete
quel campo di prodi!
Altre volte avean tante
bandiere,
Quante sono dei regi le frodi.
Benedette le giovani schiere!
Fêr di mille vessilli un
vessillo,
E alla voce d'un unico squillo
Esser liberi o morti giurâr.
Perchè
unifica il Verbo d'amore;
E divide
chi, l'odio e il dolore
Seminando,
ne coglie il regnar.
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