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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • SAGGI DRAMMATICI
    • PAOLO DA NOVI   TRAGEDIA
      • ATTO PRIMO.   Il sospetto.
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ATTO PRIMO.

 

Il sospetto.

 

La scena è sulla piazza di San Lorenzo, apprestata per la incoronazione di Paolo da Novi. Vi sarà gran folla, e varii gruppi.

 

SCENA I

 

Verrina e Pansa, in un angolo della piazza.

 

Verrina.

Ma su qual prova questo tuo sospetto

Dunque si posa?

Pansa.

Sovra certa prova.

O Verrina, ti è noto quel Francese,

Che dalla terra sua natal cacciato

Qui venne, e Paolo a se l'accolse?

Verrina.

Noto.

Pansa.

Ebben, l'unico è questi a cui sia aperta

L'alma del Doge: nella propria casa

Ad abitar seco gli diede, e, certo

D'averlo compro colle sue lusinghe,

A lui solo s'aperse. E a qual di noi

Si fora osato aprir, senza aspettarne

Per risposta un pugnal nel core?

Verrina.

Or dunque,

Questa certezza tua tutta si posa

Sulla parola d'un Francese, ignoto,

E di cui da lui sol sappiamo il nome?

Sulla parola di cotal che mangia,

Mangia il pane di Paolo, gli sorride

Come un amico, e poi dietro le spalle

Lo calunnia vilmente?

Pansa.

Odi l'istoria

Di lui. Giovine ancor, con un garzone

Di cospicuo casato attaccò briga.

Ei sfidollo, e l'uccise107

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Si appresentasse alcuno, e gli dicesse:

«Voi non siete che stolti, che ingannati,

Turpemente ingannati, Paolo, Paolo

È un traditor», credi tu forse ch'egli

Gli credería? che nella prima ardenza

Di sua speme e fiducia egli vorrebbe

Confessarsi non esser che una turba

D'ingannati e delusi? essere il toro,

Che carico di ciondoli e di fiori

All'altar corre altero, ove l'attende

La scure e il sacerdote? Ei non vorrebbe

Crederci, o Pansa; ei nol vorrebbe. E quando

Alcuno gli dicesse: «ecco la prova»,

Sai, sai tu che faría? Con una mano,

Per non vedere copririasi gli occhi;

Coll'altra mano. . . . . .

Per non dover veder ci strozzerebbe.

Ei temerebbe troppo un disinganno

Doloroso e crudele; egli farebbe

Come il fanciullo che di notte teme

Di vedere il fantasma, ed egli chiude

Gli occhi, ché il non conoscere e il non essere

Fan nell'alma un effetto stesso, e ancora

Egli non li discerne. Oh, quei che tenta

Il torrente rigonfio, annega; e quei

Che il ribasso sa attenderne, lo guada.

Cosí le turbe. Attender ci conviene

Che questo primo entusiasmo per Paolo

Venga meno, e presto. . . . . .

Lo verrà, perché è grande; e allora è il tempo

Di svelarlo, l'infame. Intanto abbiamo

Chi lo vegli da fianco, chi ci avverta

D'ogni suo passo, per poterne a tempo

Prevenire i disegni.

(La scena si va più e più assiepando).

Verrina.

Alcun s'appressa:

Separiamci per ora. Ad altro tempo,

O Pansa, il rischiarar questo mistero.

Se è un tradimento, v'è un pugnal per Paolo:

Se calunnia, un pugnal per lo straniero.

 

SCENA II.

 

Paolo, in vesta ducale, ecc. Vescovo.

 

Vescovo.

(ponendo la corona sulla testa di Paolo)

Te' la corona: Dio sopra il tuo capo

Splender la faccia della luce ond'ella

Già balenò, di gloria circonfusa,

Di tanti grandi sopra il crine; e tutta

La luce, che su lor mandò divisa,

Sulla tua testa accolga. Il sacro Giulo,

Dal Vatican, l'ira di Dio prepara

Sopra i tiranni e gli stranieri, e i sacri

Folgori già ne scote. In tuo cammino,

Ai drachi e ai serpi le superbe creste

Calpesterai co' piedi. Te' la croce.

Usa è da lungo a sventolarsi all'aura

Della vittoria : e tu rammenta, o Doge,

Che i tuoi padri fur usi a imporporarne

Nel barbarico sangue il bel vermiglio,

O nel lor proprio; ché altra tinta sdegna

Questa bandiera.

Paolo.

(incoronato, togliendo la croce)

In questa ora solenne,

In cui la patria il suo vessil mi affida,

La sua gloria e sé stessa, io giuro innanzi

Alla faccia di Dio, sulla sua croce,

(pone la mano sulla bandiera)

Per questo brando che mi freme al fianco,

Terror dei Franchi, spargere per essa

Tutto il mio sangue, né riporre il brando

Fin che gloriosa e libera ritorni

Ai giorni di Meloria e d'Almería.

Ma se non pago Iddio d'opprimer questa

Misera terra, la vuol serva ancora,

Se il brando Iddio mi spezzerà tra mani,

Sino all'ultimo passo il mio cammino,

Il mio cammino seguir giuro; e guidi

Al patibolo pur, ch'anco sul palco,

Se Dio lo vuol, per la mia patria il sangue,

Per la mia patria il verserò, ché il sangue

Degli oppressi, dei prodi, è l'elemento

Onde s'informa il fulmine che a terra

Volge i tiranni. Ma fatal presagio

Non offuschi il seren di questo giorno.

O Genovesi, il dí solenne è giunto;

Morte ai Francesi, e Libertà! vi suoni

Or la mia voce in cor, come nell'ora

Che primamente a voi mi volsi, e dissi:

«Non è piú tempo d'aspettar; s'infranga

»Questa turpe catena». Voi portaste,

Per tôrne quindi gli oppressori e il giogo,

La vostra man sul vostro collo. Ed essi

Non v'erano; già s'eran dileguati;

Il ruggir del lione aveano udito,

Né le zanne volean provarne.

Povero.

Viva

La libertà ed il doge! Morte e guerra,

E sterminio ai Patrizi, ed ai Francesi!

Paolo

Morte e guerra per or solo ai Francesi!

Di già il barbaro re alla Senna in riva

Aduna i suoi satelliti; ma noi

Non li temiam. Noto è il valor de' Franchi ...

E poi? La spada degli schiavi piega

Nella lor man siccome un giunco, al cozzo

Delle spade dei liberi. Ma pria

Fa di mestier che dei liberi il brando

Contro gli schiavi, non fra lor si volga.

Se no, sapete che ne avvien? Si asside

Sul vicin colle il barbaro, e con ghigno

Lieto ed altero nel sopposto calle

Guarda i fratelli che pugnan tra loro;

Ed allor che si son ben scemi e stanchi,

Scende, calca i cadaveri, ed ha vinto.

E da lunga stagion questa è l'istoria

D'Italia... Ma, per Dio! s'avanza il Franco;

Le già infrante ritorte egli ci porta;

E noi fra noi ci ucciderem? Non parlo

Di chi segue le barbare bandiere.

Essi son Franchi, e i piú vili tra i Franchi,

Che una speme, un desío chiama alla pugna:

Ma quei che un muro ed una fossa serra,

Un solo istante almen siano fratelli.

Di popolani e di patrizii il nome

Per un istante almen si taccia. Solo

Or conosciam due nomi : Itali e Franchi.

Vescovo.

(a Verrina e ad altri capi)

Ognun di voi sino alla morte or giuri

Difendere la patria.

Verrina.

Il giuro.

Pansa.

Il giuro.

(Gli altri pongono la mano sull' Evangelio,

l'un dopo l'altro. Il Doge parte; molti lo seguono.

Si avanzeranno, partendo, verso la scena

Verrina e Pansa, come continuando un discorso

già cominciato),

Verrina

È impossibil, ti dico. E chi potría

Le parole piú sante, anzi il cospetto

D'un popol che lo grida padre e doge,

Mentir? mentir con volto imperturbato?

Oh! (con calore) ti ripeto, è una menzogna.

Pansa.

E quando

Vedrai... vedrai cogli occhi tuoi l'infame

Patto, dal Papa di sua man vergato,

Nol crederai neppur?

Verrina.

Allora... allora,

Forza mi fia : ne avrò dolor, dolore

Molto crudel, ma il crederò. Ma questo

Patto è una fola : non esiste.

(cercando di persuader anche sé stesso).

Pansa.

Or dianzi

Darmel promise.

Verrina.

(con furore). Ebben, da che Dio volle

Pormi tra i vili, sarò un vile anch'io.

La patria mia difendere col sangue

Giurai, ma non difender Paolo. S'oggi

Un'altra volta a Genova un tiranno

Il ciel destina... uno stranier fia meglio!

S'odia con men dolore uno straniero

Che un Italiano. E poi, su questa terra,

La straniera tirannide mai sempre

Presto nel proprio sangue si sommerse;

La dittatura nazionale in vece

Durò piú lungamente. Io son, che debbo

Il passaggio vietare a' Franchi.... Ebbene,

Quando de' miei propri occhi avrò l'infame

Lettera vista, aprirò a' Franchi il passo.

 




107 Qui è nei versi la lunga lacuna di cui alla nota antecedente. Vedasi ivi il passo in prosa, che sulla fine si collega appunto alla ripresa dei versi.






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