Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

IntraText CT - Lettura del testo

  • SAGGI DRAMMATICI
    • PAOLO DA NOVI   TRAGEDIA
      • ATTO SECONDO.   L'amore.
Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

ATTO SECONDO.

 

L'amore.

 

La scena è in casa di Paolo. È la notte. Vi saranno due finestre opposte, di cui l'una metterà sul mare. Cielo sereno stellato.

 

Teresa canta; Paolo. le è presso.

 

Teresa.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . .108

Paolo.

Dolce e divino sul tuo labbro il canto;

Bello è il sereno della notte, e il riso

Delle tremole stelle. Eppur quel riso,

Oh, non è il riso della gioia! In core

Come un presagio di dolor mi scende.

Quando ne miro il verecondo raggio

Che l'angelico volto t'inargenta

Coll'onda di sua luce, e ti sorride,

Siccome a una sorella, oh, il cor mi dice

Che fallace lusingami la speme

Che tutto tutto in me s'accentri il santo

Raggio d'amor che in te trasfuse il cielo.

Cosa sí bella, e sí divina, in terra

Figger non puote la pupilla.

(Teresa lo guarda imbarazzata. Paolo continua)

Oh! Dio,

Com'astro che nel ciel segna la via

Al soggiorno degli Angeli, ti pose

Genio d'amor sul mio cammino, e quanto

Di sua luce immortal nell'universo

Rivela, e di sé stesso, in te vagheggio.

Guardami in viso. Oh, ch'io, ch'io figga il guardo

Nel tuo guardo, com'aquila che ardente

Punta l'occhio nel Sole, e si sublima!

Oh, ch'io m'innebrii nel tuo guardo e beva

L'aura di cielo che ne sgorga!

Teresa.

Ah, taci,

Taci, Paolo, per Dio! Non sai qual piaga

La tua parola in cor mi cerchi. Oh, pria,

Quando d'amor mi ragionavi, in terra

Fruir credea degli Angeli la gioia.

Ma quel tempo passò; più non ne avanza

Che memoria... e (fra sé) rimorso.

 

SCENA II.

 

Gastone e detti. (È il mattino).

 

Gastone.

Salve, o Doge.

Il Senato s'aduna, e in quest'istante

Mandava un messo a ricercarti in fretta.

Grave novella la città commove:

Luigi s'avanza e già le prime squadre

Calcan la terra di Liguria. Or urge

S'avverta il Papa, pria che giunga il Franco:

E può giungere in breve.

Paolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ah, dunque è vero?

I cadaveri, e il sangue suo, che impingua

La nostra terra, non gli basta? Ei vuole

Del leon, che si desta e tutto avvampa

Del reduce vigor, sfidar le zanne?

Il vuol davvero? E sia. Ah, forse ei fida,

Per ogni evento, in aver bene appresa,

Facilmente, per propria indole, l'arte

Di tradire e fuggir. Ma tremi. Un giorno,

Forse, o ch'io spero... Ah, sí, verrà quel giorno.

Ah, per esso darei... darei il sangue,

Darei la vita, l'anima, te stessa

Darei, Teresa, per quel giorno in cui

Quanti stranier osâr dell'Alpe i gioghi,

Quanti stranieri osâr del mar le vie

Varcar, discesi a profanar le nostre

Itale valli, tutti io gli potessi

Sterminar col mio braccio ! Ad uno ad uno

Vorrei stringerli al sen, stringerli tanto

Che vomitasser dalla bocca il core.

E qual sul seno di Teresa, il capo

Mollemente adagiar vorrei sull'alte

Di lor corpi cataste; inebbriarmi

Nel lor sangue io vorrei, beverlo a rivi.

Oh, dolce al cor mi scenderebbe, come

Il nèttare di Dio!... Ma dormi ancora,

Dormi un istante, o mio furor, nel petto:

Sol si matura la vendetta e l'odio

Nell'occulto del core e nel silenzio:

Non occhio d'uomo, e solo Iddio discerne

Il folgor che s'ingenera nel nembo

In un istante si rivela ed arde.

(Un momento di silenzio)

Gastone, ascolta; tu nasci d'infido

Ed odïoso popolo; ma godi,

Che il lungo carcer tollerato, e il lungo

Odio de' tuoi, ripudïar ti fênno

La tua barbara patria. Ah, nel lavacro

Del dolor ogni colpa si cancella;

Ed ei solo potea dalla tua fronte

La natia macchia cancellar. Fratello,

Se non di patria, a me sei d'odio: e forti

Son dell'odio i legami: e mi son sacri

Come i legami dell'amor. Ti affido

Grave cura, o Gastone. Tu di Giulo

Alla corte n'andrai. Un'altra volta

Ei scuoterà colle man sacre l'urna

Delle sorti del mondo. In fondo, e molto,

Della grand'urna sta la nostra; e vuolsi

Molto agitarla perché venga al colmo.

Dàgli il suo foglio, e digli che si tenga

Le sue promesse, e che se ogni altro ch'egli,

Cui mi legan d'Italia le speranze,

Fatta m'avesse tal parola, tolta

L'avrei siccome grave ingiuria.... E soglio

Vendicarle, le ingiurie. A ciò ti scelsi,

Perché, straniero, puoi veder le cose

Con occhio piú tranquillo. Ma se alcuno

Di noi col Papa me trattar sapesse,

Tosto facilmente sospetterebbe109.

Amor di libertade è amor geloso,

Siccome amor di donna.

(Toglie da uno scrigno varie carte. Prima

gliene dà, un plico: e poi un altro glielo dà

con disprezzo).

Gliel rimando.

Sino al Senato accompagnar mi vuoi?

Ti parlerò tra via.

 

Gastone.

Vengo.

Paolo.

Teresa,

Addio! Tu intanto per la patria prega

In questi istanti perigliosi. E quando

Non esaudí l'Eterno la preghiera

Degli angioli?

Teresa.

(con voce bassa, in modo che non sarà intesa

da Paolo, già escito)

Quand'essi eran caduti

Già nella colpa.

Gastone.

(che sarà rimasto indietro) O mia diletta! Addio;

Amami intanto. Io tornerò fra breve.

(le stringe la mano, ch'ella gli abbandona

macchinalmente).

 

SCENA III.

 

Teresa sola.

 

Teresa

 

 

 

Ah, Paolo è grande; Paolo è grande tanto,

Che non lo arriva il mio concetto; ed io...

Io lo tradisco. Nella sua presenza

Sento un rimorso, una vergogna... oh, quante

Donne mai uomo già tradîr, e molti

Già ne tradir, non ne provâr l'eguale.

Oh, tradir Paolo è cosa infame; io 'l veggo,

Io lo sento nell' alma. Ma che giova

Il baratro veder in cui sprofondi,

Se vi sei spinta? Oh Dio, io m' abbandono

Alla corrente che mi porta. Un giorno

Conto men chiederai qual d'una colpa:

Ma che colpa n'ebbi io, se la corrente

Fu piú forte di me?

(si appoggia, assorta nei suoi pensieri, al balcone).

 

SCENA IV.

 

Pansa, Verrina e detta,

 

Verrina.

(entrando, a Pansa, come continuando un discorso)

Fu una menzogna.

Pansa.

E forse vero; forse anch' io fui tratto

Nell'inganno. Ma... pria... ponderar giova.

Verrina.

 

 

 

 

 

 

 

 

E ancora certo non ne sei! Promise

Darti quel foglio.... e dartel nol potea,

Ché quel foglio non era... A Paolo io vegno

La discolpa dal suo labbro ne udrai.

O Paolo, o Paolo, io gli dirò, perdona

Se dubitai di tua fede un istante.

Io stesso, io stesso ne farò vendetta

Sul vil che ci lusinga e ti tradisce;

Gli pianterò colla mia man nel core

Questo pugnal... Avrò ribrezzo ed onta

Di macchiarlo con sangue cosí vile.

Ma quei che il sangue risparmiar volesse

Dei vili Franchi, uccideriane pochi.

Dobbiam lasciarci rodere dai vermi

Perchè son vermi e li sdegniam?

Pansa.

(guarda Teresa, e trasalisce) Sempr'essa

(fra sé) Ah, tu il demone sei, tu, che mi guidi

Nel cammin dell'infamia. (forte) Ah, Paolo deve

Essere un traditor, lo deve.

Verrina.

Or ora

La discolpa ne udrai dalla sua bocca.

(a Teresa, che sarà rimasta immobile, assorta,

allo stesso luogo)

Paolo è in casa, madonna?

Teresa.

(si scuote) (fra sé) È dunque.... è dunque

L' angiol del mal che sempre mi ripete

Questo nome all'orecchio? questo nome,

Che mi echeggia nell'anima siccome

Un funesto ricordo?

Verrina.

Paolo è in casa?

Io vi chieggo, madonna.

Teresa.

E che v'importa

A voi, di Paolo? Sempre Paolo, Paolo

Ad ogni istante sempre ognun ripete.

Altra parola sulla terra dunque

Non si sa profferir? (parte)

(Verrina resta stupito)

Pansa.

Del lungo duol che l'anima divora

Non io mi lagno: la mia vita Iddio

Sparge talor anche di gioia.

 

 

SCENA V.

 

Gastone e Detti.

 

Gastone.

(entrando) Addio.

Volea venir di voi fra breve in traccia.

Verrina.

Ed io pur ti cercava.

Gastone.

E per l'istessa

Cagion, forse?

Verrina.

Non credo.

Gastone.

Gravi cose

Ho a dirti.

Verrina.

Ed io anche piú gravi.

Gastone.

E quali ?

Verrina.

Ti volea dir che te compresi, e i vili

Raggiri tuoi; che l'ultima fïata

Che menti è questa, e ch'io farò tra poco

Su te vendetta del dubbiar mio breve.

(trae il pugnale)

Muori, o Francese!

Gastone.

(si ritira, evita il colpo, e gli 'pone tra mani

un foglio)

Sia; ma prima, leggi!

 




108 I puntini sono nel manoscritto. Non è traccia, in altri quaderni, né in fogli volanti, dei versi lirici che il Poeta avrebbe fatti cantare dalla amata di Paolo.



109 Questo verso, nel manoscritto è accompagnato da una croce. Cosí altri, in seguito.






Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License