Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

IntraText CT - Lettura del testo

  • PROSE VARIE
    • PER LA COSTITUENTE ROMANA
      • IV. DALLA PALLADE DI ROMA, N.° 454 (24-25 GENNAIO 1849).
Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

IV.

DALLA PALLADE DI ROMA, N.° 454 (24-25 GENNAIO 1849).

 

Nel '93, a' tempi della prima rivoluzione di Francia, fu vista un'opera di rovina. Era una rabbia di distruggere quanto esisteva. Pareva che il popolo, appena si sentí le mani libere, non avesse altro in animo che di cancellare dalla superficie della terra quanto gli ricordava il passato, perché ogni cosa lo richiamava a memorie di vergogna e di dolore. La tirannide e la superstizione avevano contaminato siffattamente ogni cosa, che anche quanto v'è di piú santo appariva coperto, per cosí dire, da un lurido velo, e il popolo non sapeva penetrare tant'oltre, da dividere la verità dalla ipocrisia degli uomini.

La rivoluzione del '93 aveva per missione di rovinar tutto, perché l'avvenire, su quel terreno sgombro, potesse fabbricare il nuovo edificio. Dicemmo rovinar tutto, e dicemmo male. La verità resta, e le grandi tradizioni del passato rimasero retaggio dell'umanità.

La rivoluzione del '48 è invece opera di vita e di creazione. È una nuova éra, che, accrescendole delle rivelazioni del presente, rispetta e conserva tutte le verità del passato. Nel '93 fu pubblicamente manomessa l'immagine del Cristo: nel '48 la Repubblica s'iniziò in Francia sotto l'immagine del Crocifisso.

Questo non è solo carattere del movimento Francese, ma di tutto l'attuale movimento Europeo. Ed ogni giorno ne è una nuova prova fra noi. Il nostro popolo è religioso, non è superstizioso: sa che il Cristo è il primo apostolo della democrazia; ed egli rispetta e venera, come profeta, chi lo invoca in favore della libertà; caccia dal tempio i nuovi Farisei, che lo profanano, cercando farne strumento di guadagno e di tirannide.

Veramente, questa volta Dio chiama alla vita il popolo, perché gli ha aperto gli occhi, acciocché veda la verità.

E vi fu un giorno, che il nome di Pio IX fu benedetto, come quello dei santi a' bei tempi di san Pietro. I Romani ricordano quando il Papa diceva dal Quirinale: «benedite, o gran Dio, l'Italia.» E l'Italia l'ha circondato di quanto amore può circondare la fronte di un uomo, perché in quel momento il Papa era veramente cristiano. I Milanesi gridavano: «viva Pio IX» dalle barricate sparse del loro sangue; e quegli evviva erano tanto solenni, che dovea essere spinto al precipizio dalla mano di Dio chi è riuscito a cancellarli dal proprio cuore.

Il papato s'era maritato alla tirannide, e, come a questa, l'angelo della giustizia gli aveva scritto sulla fronte il tremendo: «domani morrai.» Pio IX fu travolto dalla propria posizione; e il dí della prova, egli che aveva giurato di essere cogli oppressi, fu cogli oppressori. Da quel momento il popolo comprese che lo spirito di Dio, se era colla Chiesa, non era col principato. E fu rispettata la Chiesa, e fu rovesciato il principato.

È straordinario (e la storia lo ripeterà) è ammirando il contegno del popolo Romano. Egli, tradito, insultato, provocato dal principe, si è levato nella sua dignità al disopra del principe. Ma nello stesso tempo ha rispettato il pontefice. Radicale nello spirito, fu reverente e moderato nei modi; e il pontefice, profugo volontario presso il Nerone dei dí nostri, non fu meno rispettato di quando sedeva in Vaticano, in tutta la sua potenza. Fu detto che il potere temporale e lo spirituale si confondevano, e non potrebbero disgiungersi. A noi decisiva prova del contrario par questa, che, cioè, si seppe combattere l'uno senza offendere l'altro; e i numerosi sacerdoti, che consacrarono colla loro presenza la votazione della Costituente, fanno fede che questa verità è compresa anche dal Clero, il quale in tal modo si mostra veramente depositario della tradizione evangelica.

Noi siamo cristiani e repubblicani; ed è anzi anche come repubblicani che veneriamo quanto rappresenta lo spirito del Crocifisso dei potenti. Non è a noi, i cui fratelli di fede furono dati per tanti anni al martirio, che occorre insegnare la religione della Croce. La nostra rivoluzione lo prova solennemente. La croce era profanamente collegata col triregno; e noi senza toccar quella, abbiamo saputo spezzar questo. E anche a spezzar questo esitammo. Pio IX vedeva scorrere il sangue Italiano, e porgeva la mano all'Austriaco. I Romani gemevano e pregavano Dio che gli toccasse il cuore. Pio IX finalmente proclamava non poter far guerra all'Austria, non poter essere cogli uomini della libertà. Da quel momento egli non poteva piú governare; e il principato temporale cadde per intrinseca necessità, senza bisogno di sforzi estrinseci, come la foglia inaridita cade dal ramo. I principati son cose terrene, e però passano; la religione è cosa divina, e però resta. Chi dice che la religione vien meno colla decadenza del poter temporale dei Papi, dice un'empia bestemmia, perchè è scritto: «Il cielo e la terra passeranno, ma la mia parola non passerà.»

E noi crediamo che la religione si farà piú sublime e pura fra noi, liberandosi dai pensieri mondani che si sono infusi in lei come un germe di corruzione. Noi crediamo che il cristianesimo si rinvigorirà dello sviluppo democratico, il quale non ne è che un'applicazione. Il cristianesimo fu santo, quando fu la religione del popolo; e lo ritornerà, quando ridiverrà religione del popolo.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License