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Goffredo Mameli
Scritti editi e inediti

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  • VERSI ALLA POESIA   INNO.
    • AI FRATELLI BANDIERA   INNO
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AI FRATELLI BANDIERA

 

INNO

 

Correndo il secondo anniversario della morte dei fratelli Bandiera e dei loro compagni di martirio in Cosenza il 25 Luglio 184450.

 

Et sit memoria eorum in benedictione:

et ossa eorum pullulent in loco suo.

Ecclesiastico, XLVI, 14.

 

Tentai piú volte un cantico

Come un sospir d'amore

A voi sacrar; ma un fremito

D'ira stringeami il core;

Ma soffocava il pianto

Sulle mie labbra il canto;

E non ardí il mio Genio

Sui venerandi avelli

Dei martiri fratelli

Voce di schiavo alzar.

L'inno dei forti, ai forti!

Quando sarem risorti

Sol vi potrem nomar.

 

Come, raccolta e trepida

Presso l'altar fatale

Alla Città dei secoli,

La vergine Vestale

Sul sacro fuoco intesa,

Noi pur la fiamma accesa

Dal vostro sangue vigili

Nel nostro duol spiammo;

Pensando a voi sperammo,

Trovammo in voi la fé,

Quando dicean che solo

In sorte l'onta, il duolo,

A noi l'Eterno dié.

 

Or fra il desío, fra l'ansia51

Che dei credenti in petto

Nuove speranze suscita,

Or che ogni grande affetto

Parla potente al core,

L'Italico cantore

Di nuova luce splendida

Sente nel sen presago

La vostra santa imago,

E del suo carme il vol

Spiega vêr voi le piume,

Qual di cometa il lume

Torna al paterno Sol.

 

Ché fra i codardi lurido

Vidi destarsi un riso,

E dei tiranni a un'empia

Gioia atteggiarsi il viso,

Mentre una grande Idea

La fronte lor cingea

Della sua gloria, e màrtiri

Della sua fede, in cielo,

Sgombre del mortal velo,

Dal suo cruento altar,

Di degno incenso fumo,

Di degno fior profumo,

L'anime a lei mandâr.

 

Un indistinto fremito52

In fra l'Ausonie genti

Errar parea, commuovere

I popoli dormenti;

Pareva giunta l'ora

Della promessa Aurora...

Ma chi fia qui che scendere

Osi nel grande agone?

Della fatal tenzone

Primo il vessillo alzar?

Ringagliardir gl'ignavi?

Un popolo di schiavi

Nell'avvenir lanciar?

 

Altri desía, ma debole

Teme, e voler non osa

Altri al materno gemito,

Alla plorante sposa

Pietà codarda ostenta:

Tal, cui l'oprar sgomenta,

Vilmente pio la patria

Al cieco caso affida53;

Nel proprio fango grida

Sola virtù dormir;

E con superbe fole

Della Romulea prole

Tenta ingannar l'ardir.

 

Stolti, o venduti! Vogliono

Guidar tremando i fati;

Che il suo terrore adorino

I popoli prostrati.

Della viltà profeti,

Sui fremiti secreti

Che l'avvenir racchiudono

Spargon blandizie e oblío

Dicon, mentendo Iddio,

Empio chi tenta oprar.

Come se in ciel l'Eterno

Avesse sol governo

Di chi sa sol tremar!

 

Silenzio, eunuchi! Il garrulo

Bisbiglio almen quest'ora

Tema turbar, che un angelo

D'amore e speme infiora.

Noi d'un fecondo pianto,

D'un generoso canto

Sacriam l'avel dei martiri

Raccolti all'urne a lato,

Noi vi cerchiamo il fato,

La fede ed il valor.

La pianta che, o fratelli,

Nutre fra questi avelli

Le radiche, non muor54.

 

Presso a quest'ossa, o giovani

Che all'avvenir vivete,

La sanguinosa pagina

Qui del dover leggete.

O gelidi vegliardi,

Si fa per voi già tardi:

Fra pochi giorni in braccio

Al fatal nulla andrete:

Ah, piú per poco avrete

La vita da offerir.

Qui tutti! a questa scola

Chiediam la gran parola,

La scienza del morir.

 

Oggi ha due anni, videro55

Pregar la madre accanto,

L'ultima volta, i figli,

E una gentil, che il pianto

Per non scorarli tenne,

E il mesto addio sostenne

Senza arrestarli. Martire

In pochi dí la pia

Vinta dal duol moría

Di libertà e d'amor56.

Voi che sui cor regnate

— S'ama cosí! — gittate

Sovra quest'urna un fior.

 

Soli quei prodi scesero

— Onta ai fratelli! — in campo,

Qual la diffusa tenebra

Rompe solingo un lampo.

Ma anche in quel giorno amaro

Credettero, sperâro,

Morir gridando Italia,

Piangendo sui perduti,

Pregando pei caduti,

Pensando all'avvenir57.

Col sangue del Divino

Trafitto, un Cherubino

Raccolse quel sospir.

 

Lo serba nel gran calice

Col gemito dei forti,

Col sangue delle vittime,

Dei santi che son morti

Pel Vero, pei fratelli

Ai preti, ai re, ribelli:

Nel giorno del giudicio,

Saetta pei potenti,

Rugiada pei credenti

Sul mondo il verserà.

Nel nome dei Bandiera,

Lo giuro, la grand'Era

Promessa arriverà.




50 In due autografi; l'uno nelle ultime pagine d'un quaderno a cui il Poeta appose la data del 1845, l'altro in un foglio separato, recante anche le note in fondo, come destinato alla stampa. Nel primo il titolo è: «Ai fratelli Bandiera, Inno»; nel secondo: «Correndo il secondo anniversario ecc.»



51 Questi Versi furono scritti in tempo che la recente, mal cogli assassinii compressa, insurrezione di Gallizia e l'imminente movimento Svizzero davano luogo a speranze, in parte non totalmente deluse (dura il fermento in Polonia), in parte confermate. N. dell'Autore.



52 «Il fermento insurrezionale in Italia — mi scriveva Attilio Bandiera — dura, se debbo credere alle voci che corrono, tuttavia; e pensando che potrebbe ben esser l'aurora del gran giorno di nostra liberazione, mi pare che ad ogni buon patriota corra l'obbligo di cooperarvi per quanto gli è possibile» [Metto tra virgole questo breve passo, come gli altri alle note seguenti, poichè appartiene com'essi allo Scritto di G. Mazzini «Ricordi dei Fratelli Bandiera», pubblicato a Londra nell'ottobre del 1844, e poi ristampato nel 1863 nel Vol. V degli Scritti editi ed inediti di Giuseppe Mazzini. Quanto al resto che nella nota 52 segue alla citazione, è tutto del Mameli,, Crivente nel 1846. Le «Speranze disperate» alludono manifestamente al libro di Cesare Balbo: «Le Speranze d'Italia»]. Vi hanno invece tali che agognano al monopolio dell'Italico avvenire, autori di Speranze disperate, che dicono che miglior mezzo di liberar l'Italia, è di far delle corse pei monti della Savoia; e davvero che le persone di giudizio troveranno la loro tattica migliore di quella dei Bandiera. Alla fin fine, coprendosi bene, non vi è neanche il rischio di un'infreddatura. N. dell'Autore.



53  Si allude ai Provvidenzialisti. N. dell'Autore.



54 L' edizione Tortonese del 1859 reca qui in nota: «Un manoscritto posteriore ha questa variante:

Muore il profeta, dura

L'Idea, nel duol matura,

Si fa piú sacra ancor.



55 «Il governo Austriaco, impaurito del fermento che la partenza dei due Bandiera avea desto nella sua flotta, temendo la virtú dell'esempio, e piú d'ogni altra cosa la fiducia che la rivelazione d'un elemento nazionale, fin allora non sospettato in mezzo alle forze nemiche, darebbe ai rivoluzionari Italiani, cercava modo perché il fatto apparisse piuttosto avventatezza di giovani traviati che proposito d'anime deliberate, e tentava le vie pacifiche. «L'arciduca Ranieri — mi scriveva Emilio il 22 aprile da Corfú — viceré del Lombardo-Veneto, mandò uno de' suoi a mia madre, a dirle che ov'essa potesse da Corfù ricondurmi a Venezia ecc. ecc. Mia madre crede, spera... e giunge qui, dove vi lascio considerare quali assalti, quali scene io debba sostenere. Invano, io le dico che il dovere mi comanda di restar qui... che nessuna affezione mi potrà staccare dall'insegna che ho abbracciata, e che l'insegne d'un re si debbono abbandonare, quelle della patria non mai». Mazzini, Ricordo sui Fratelli Bandiera.



56 «Come sosterranno questa rovina mia madre e mia moglie, creature delicate, incapaci forse di resistere a grandi dolori?» Quand'egli (Attilio Bandiera) mi scriveva queste parole, sua moglie era morta. Avvertita da Emilio del progetto di fuga, avea, finché l'esito rimanevasi dubbio, mantenuto il segreto, e la forza d'animo necessaria a non tradire le inquietudini mortali che l'opprimevano; poi, saputo in salvo il marito, avea ceduto al dolore: donna rara, al dir di chi la conobbe, per core, per intelletto, e per bellezza di forme». Mazzini, Ibid.



57 «La mattina del giorno fatale furono trovati dormendo.... ecc. «Un prete venne per confessarli; ma essi lo respinsero dolcemente, dicendogli: ch'essi, avendo praticato il Vangelo, e cercato di propagarlo anche a prezzo del loro sangue fra i redenti da Cristo, speravano d'esser raccomandati a Dio meglio dalle loro opere che dalle sue parole, e lo esortavano a serbarle per predicare ai loro oppressi fratelli in Gesù la religione della Libertà e dell'Eguaglianza..... Gridarono: Viva l'Italia! e caddero morti». Mazzini, Op. cit.






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