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| Goffredo Mameli Scritti editi e inediti IntraText CT - Lettura del testo |
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DOLORI E SPERANZE62
Leggeva un dí d'un Arabo, Che, mentre va smarrito Per le bollenti sabbie, Lunge travede un lito, E scuotersi una fronda Sul mareggiar d'un'onda; La trista via dimentica, Le redini abbandona, Ed il cavallo sprona Alla ridente imagine Con rabido desir.
Ma star gli sembra immobile; Chè il suo cammin si allunga, Quanto piú incalzi rapido, Quanto il corsier piú punga Fu un sogno del disío? O l'ha schernito Iddio? Tutto disparve!... Gelido Stillò un sudor l'anelo; Contemplò a lungo il cielo, E il piano senza limiti; Stette, e mandò un sospir.
Quella dolente istoria Io riscorrea piú tardo: Poi sulla muta pagina Dimenticai lo sguardo; E inavvedutamente Si disviò la mente, Come colui che, dèstosi A mezzo in sull'aurora, Pensa, e del sogno ancora, Come una tinta dubbia, L'orma il pensier serbò.
E ripensai la facile Speme dei primi inganni, Quando il disío, coll'ansia Accelerando gli anni, Mi dipingea la vita Un'òasi fiorita, E come un mago docili In lei mesceva a torme Mille soavi forme, Quali un poeta, o un angelo, Solo idear le può.
Aveano un vel, ma l'anima Quasi squarciò quel velo: Parlavan lingue incognite, Ma ch'io sentii del cielo63. Or le pensava, ed ora, Tenui, in balía dell'ôra, Mi consentían la traccia Del divinato viso; E dei grandi occhi il riso Si dischiudea nell'etere, E delle guance il fior.
Poi lusingava l'anima Anche un disío di gloria; E mi parea terribile Sull'ali alla vittoria Fra il rombo della guerra Tutta vagar la terra Poi di piú casti lauri Blandivami un disío; Esser poeta anch'io, Molto sentire, e vivere Di carmi e di dolor. |
62 In un foglio separato; ed anche, con qualche divario qua e là, nel quaderno del 1846 «Un po' di tutto», dove sta dopo l'ode Dante e l'Italia. Ma l'idea ne è anteriore, poichè l'abbozzo della prima strofa, e d'una parte della seconda, si ritrova piú su, due pagine dopo l'epitalamio Ad un Angelo, e subito innanzi all'ode Roma. 63 Da questo punto, in una prima ispirazione, poi rifiutata, la strofa proseguiva cosí:
Perocchè ad esse in core Tutto facessi amore, E ciò che lungo studio Al saggio va svelando Io comprendeva amando; Chè, come il fuoco è lucido, È intelligenza amor.
Seguiva poscia un'altra variante, che ho pur lasciata da banda, perchè tra l'altro andava nell'ultimo verso contro l'esigenza della rima tronca, non corrispondendo con altra in fine dell'ode. Ed anche quella riferisco in nota:
Or le pensava, ed ora Tenue in. balia dell'ôra Ne divinai la traccia, E anche talvolta il riso In un femmineo viso, Come nell'onda il raggio D'un fulmine passò. |
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