|
Divenuti che siate Italiani,
dovrete stendere la mano al fratello agricoltore, e all'uomo che si acquista un
pane a forza di costante fatica. Gli insegnerete:
1°) che Dio ci ha creati tutti
uguali, e che niuno ha per conseguenza diritto di soprastare agli altri;
2°) che si hanno doveri verso
l'Ente supremo, verso sé stessi, verso gli altri, verso la patria, che ci dà
protezione e aiuto;
3°) che dobbiamo fare ciò che è
buono, pel sentimento di giustizia, che portiamo nel nostro cuore scolpito,
sino da che veniamo alla luce del mondo, e non già per tema di pene, che
minaccino le leggi umane o divine;
4°) che l'uomo deve procacciarsi
col lavoro il modo di vivere indipendente, e di dare onesta educazione ai suoi
figli: la indipendenza individuale è il principio della libertà;
5°) che la dignità,
l'onoratezza, il fare ciò che è giusto costituiscono l'uomo dabbene; che
l'ozio e il vizio fanno invece il malvagio;
6°) che l'ozio e i vizî
partoriscono la miseria; questa dà origine all'ignoranza; e l'ignoranza produce
i delitti, e costituisce il più valido fondamento alla tirannide;
7°) che la virtù vera non
consiste già solo in una bella azione operata in un momento dato, ma
nell'incessante soddisfacimento dei proprî doveri, delle piccole e giornaliere
virtù, come avviene dell'uomo, che sotto modeste vesti lavora da mattina a
sera, e stassi contento di poter procacciare alla sua famigliuola un modico
pane e saggi principî di educazione;
8°) che per esser liberi nelle
nostre azioni è necessario che la patria sia pure indipendente e libera; che
questa è l'Italia; che sino a che avremo Papa, e Francesi, e Austriaci, o
qualunque altro straniero in casa nostra, noi siamo schiavi, ed eglino i
padroni;
9°) che il primo, primissimo
dovere degl'Italiani è quello di farsi indipendenti, di cacciare gli stranieri;
10°) che tra Dio e la creatura
umana sonvi dei rapporti, nei quali non ha diritto d'intromettersi né la
società, né il governo, né un individuo qualunque; che l'uomo è libero
nell'adorare Iddio; che tra sé e lui havvi la propria coscienza, il cuore e
l'intelletto, i quali direttamente corrispondono con lui;
11°) che la istituzione dei
preti non è necessaria per adorare Iddio, né al benessere della società;
12°) che il governo di una
nazione deve ridursi ad una suprema magistratura amministrativa, ad oggetto:
a) che la sicurezza personale
sia in pieno vigore;
b) che i diritti di ognuno
abbiano libero e compiuto sviluppo;
c) che a norma degli interessi
particolari presieda costantemente l'equa legge del tornaconto generale;
d) che il commercio, e le
scienze, e le istituzioni civili siano in continua attività e progresso;
13°) che il diritto divino, su
cui stanno poggiati i troni, è una invenzione del dispotismo;
14°) che vi è dispotismo ove
havvi servitù; che siamo servi, quando non siamo liberi di noi stessi;
15°) che le armate stanziali
sono i più validi appoggi del dispotismo;
16°) che ogni cittadino
dev'essere all'uopo un soldato, pronto a difendere la patria e la famiglia;
17°) che le nazioni debbono
considerarsi come tante famiglie, e che nessuna ha diritto di comandare o
soprastare alle altre;
18°) che la vera libertà
italiana non potrà conquistarsi, sino a che le altre nazioni non siano nella
medesima via; né avere solida guarentigia, sino a che l'Europa sia del tutto
libera.
|